Léon Degrelle, la milizia senza tempo [In Memoriam]
31 Marzo 2009 da Redazione
La vita e l’opera di Léon Degrelle sono una tenace sfida alla decadenza del mondo moderno, a quel mondo profano e ateo che calpesta ogni concezione normale dell’esistenza. Da difensore della spiritualità europea è l’esempio di chi si batte per riconquistare il senso di onore e di fedeltà, di chi rifiuta ogni compromesso dinanzi alle falsità liberali e marxiste. Egli è il capo di una gioventù anticonformista che si è sacrificata sui campi di battaglia per l’ideale dell’Europa e per riaffermare quella dignità umana che la logica del profitto e della lotta di classe hanno sradicato. Léon Degrelle è per tutti noi colui che ha tracciato una strada, dando la speranza e la voglia di credere e lottare. Una strada per chi ancora crede nell’uomo, nella sua dignità di essere al tempo stesso corpo, anima e spirito, di chi ritiene che la verità e la giustizia stiano oltre le moderne manipolazioni e falsificazioni della realtà. E’ la strada di chi crede nella Tradizione, di chi ha deciso di militare in nome di una Idea che si fonda su valori quali la giustizia, la verità, la lealtà, la fedeltà, il sacrificio, l’onore. E’ la strada di chi avverte la necessità di andare oltre il piano orizzontale dell’io e dell’interesse egoistico, di chi all’anonimato del mondo moderno vi oppone l’impersonalità attiva della Tradizione[1]. E’ la strada di chi vuole rimanere in piedi tra le rovine e di chi sa che si prospetta una dura battaglia da condurre quotidianamente: sacrifici, sfide, rinunce, sconfitte, vittorie. Léon Degrelle è come il guerriero senza sonno che combatte al fianco del Dio ario della luce, l’eroe che travalica i propri limiti, che conserva intatta la capacità di lottare contro il nemico interiore ed esteriore: “La vita – come un arco; l’anima – come una freccia; lo spirito assoluto – come un bersaglio da trapassare. Unirsi con questo spirito, come la freccia scoccata si conficca nel suo bersaglio”, è scritto nel Markandeya-purana (XLII,7,8), importante testo della dottrina indù[2].
La vita di Léon Degrelle è costantemente pervasa da una intensa educazione all’eroismo, in cui il dono e il sacrificio diventano disciplina ascetica e ordine che si realizzano nell’azione impersonale. Sacrificarsi offrendo se stessi in fondo significa conoscere se stessi, è trovare la propria unità, il proprio centro, il proprio punto di riferimento. L’azione per Degrelle è concepita come azione eroica, e appropriato risulta quanto contenuto nell’insegnamento della Bhagavad-gita: “Mettendo al pari piacere o dolore, profitto e perdita, vittoria o sconfitta, àrmati per la battaglia” (III,38) o quanto è altrettanto presente nella regola templare di San Bernardo: “Quale gloria migliore per voi, uscire coronati di alloro dalla battaglia. Ma quanto più grande la gloria di conquistare sul campo di battaglia una corona immortale”.


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Combattere è un destino
Zhou Xiaochuan, il governatore della banca centrale cinese, ha pubblicato un saggio in questi giorni in cui spiega che il dollaro a causa della sua instabilità non è più una valuta adatta a ricoprire il ruolo di moneta di riferimento mondiale. A tal proposito prospetta la creazione di una moneta internazionale emessa dal Fondo Monetario Internazionale che sostituisca la valuta a stelle e strsce.
La provocazione cinese non ha limiti. Nell’anniversario dei cinquant’anni di oppressione, il partito comunista inscena una manifestazione con la quale si autoproclama liberatore di una terra dove vigeva la schiavitù. L’emancipazione dei servi, così era stata definita, ha reso schiava una popolazione intera di uno stato canaglia oppressore e torturatore.
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