Williamson, richiesta di perdono insufficente
Reo di aver reso dichiarazioni riduzioniste sulla shoah (letteralmente “catastrofe”, non “olocausto” come si dice comunemente), l’ormai noto vescovo lefebvriano Richard Williamson si era dichiarato nelle ultime ore dispiaciuto per i danni e per le angoscie causate dalle sue parole. Ma sia il Vaticano, per mezzo del direttore della sala stampa padre Lombardi, che la comunità ebraica, tramite il rabbino David Rosen, presidente dell’International Jewish Committee on Interreligious Consultations, si sono dette contrariate a causa delle parole del vescovo. Le sue, infatti, non sarebbero parole abbastanza chiare, sembrerebbero non contenere alcuna esplicita ammissione di errore nei contenuti. E’ un processo inquisitorio insomma, in cui il risultato è scontato e ciò che si vuole non è la giustizia ma solo l’umiliazione della vittima. Strano poi che articoli, come questo tratto dal Corriere che proponiamo di seguito, uniscano quasi sempre l’argomento negazionismo insieme a questioni prettamente dottrinarie interne alla Chiesa. Se non fosse una malignità, ci sarebbe da pensare che l’associazione di idee tra negazionismo e tradizionalismo sia voluto nonchè parte di una strategia di attacco ben studiata per mettere in difficoltà la Chiesa, da una parte, e ricacciare nell’eresia i tradizionalisti, a causa del loro “colpevole” rifiuto di assimilare la Chiesa cristiana e cattolica a quella protestante, così come oggi sta accadendo, se non è già accaduto.
CITTÀ DEL VATICANO - Il Vaticano giudica «insufficienti» le scuse del vescovo negazionista Richard Williamson, che ora potrebbe essere anche raggiunto da un mandato di arresto della Germania per aver negato l’Olocausto, e tornano in alto mare le relazioni con i lefebvriani dopo che monsignor Bernard Fellay, superiore della Fraternità San Pio X e successore di monsignor Lefebvre, ha dichiarato che volere il riconoscimento preliminare del Concilio Vaticano II per la ripresa del dialogo «è mettere il carro davanti ai buoi».
SCUSE INSUFFICIENTI - L’ultima lettera di scuse diffusa giovedì di Williamson «non è indirizzata né al Santo padre né alla commissione Ecclesia Dei» e «non sembra rispettare le condizioni stabilite dalla segreteria di Stato» vaticana che sollecitava il vescovo a «prendere in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni riguardanti la Shoah». Lo ha affermato il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Nella lettera Williamson «chiede perdono alle vittime dell’Olocausto e alla Chiesa», titolava l’agenzia cattolica Zenit, che ne ha ha diffuso il testo integrale giovedì. A leggere bene tra le righe, non vi era in effetti una vera ritrattazione: il presule affermava che non avrebbe negato le camere a gas se avesse saputo in anticipo il «danno e il dolore» che le sue dichiarazioni avrebbero arrecato «soprattutto alla Chiesa» e anche «ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime che hanno subito ingiustizie sotto il Terzo Reich». In nessun passaggio della lettera il vescovo ha parlato di Olocausto, di sterminio o di ebrei. Anche il rabbino David Rosen, presidente dell’International Jewish Committee on Interreligious Consultations, ritiene «non sufficienti» le dichiarazioni di Williamson: «Non ha detto “ho sbagliato, le mie opinioni erano false, me ne pento non lo farò più”. Sono scuse ingenue».
GERMANIA - Williamson rischia inoltre l’arresto in Europa. Infatti il ministro della Giustizia tedesco, Brigitte Zypries, ha detto che la Germania potrebbe emanare un mandato di arresto nei suoi confronti. Williamson avrebbe infatti espresso le sue convinzioni negazioniste pubblicamente e sul suolo tedesco durante l’intervista alla televisione svedese che ha scatenato lo scandalo. E in Germania negare lOlocausto è un reato. Anche il commissario europeo alla Giustizia, Jacques Barrot, ha avvertito Williamson che negare la Shoah è un reato in diversi Stati membri.
VATICANO II - Il Vaticano ha richiesto in modo esplicito il riconoscimento del Concilio Vaticano II per riprendere il dialogo con i lefebvriani al fine di riportarli nella comunione con gli altri cattolici romani. Secondo monsignor Fellay, però, ciò significa «mettere il carro davanti ai buoi». Per il superiore della Fraternità San Pio X e successore di monsignor Lefebvre, in un’intervista giovedì al quotidiano svizzero Le Courrier, «il Vaticano ha riconosciuto la necessità di colloqui preliminari per trattare questioni di fondo che provengono giustamente dal Concilio Vaticano II». Per Fellay, però, «i frutti del Concilio sono stati di svuotare i seminari, i noviziati e le chiese. Migliaia di preti hanno abbandonato il sacerdozio e milioni di fedeli hanno smesso di frequentare la Messa o si sono rivolti alle sette. La fede stessa è stata snaturata».
DUE MESSE IN LATINO A S.GIOVANNI IN LATERANO - Intanto Benedetto XVI ha autorizzato due Messe in latino a Roma in S.Giovanni in Laterano. La prima giovedì 16 aprile alle 10, in occasione dell’ottavo centenario della regola francescana, la seconda martedì 21 aprile alle 10 celebrata dal cardinale Antonio Canizares Llovera, prefetto della Congregazione per il culto divino e i sacramenti. Il 25 marzo ci sarà un’altra Messa in latino a Tarquinia (Vt) nella chiesa di S.Francesco celebrata da monsignor William Burke, presidente del Supremo tribunale della segnatura apostolica.
fonte: www.corriere.it
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