Strano: le pluricriticate intromissioni papali nelle questioni interne allo stato italiano diventano improvvisamente di alto gradimento dei famosi sacerdoti del laicismo. Senza esitare di cadere in contraddizione, basta la parola “lavoratori” pronunciata all’Angelus della domenica in Piazza San Pietro, per vedere alcuni compagni doc battere le mani al Pontefice.

La crisi. Il Vaticano

Il Papa: difendere i lavoratori e le famiglie

L’ appello a «imprenditori e autorità». All’ Angelus il saluto agli operai Fiat di Pomigliano Per il segretario della Cgil Guglielmo Epifani si è trattato di un «richiamo importante al mondo politico e alle imprese» Con il concorso di tutti si faccia fronte a questo delicato momento

CITTÀ DEL VATICANO - Invita a «invocare spesso» gli angeli, chiede un «impegno comune» che consideri come «priorità» i lavoratori in difficoltà come le loro famiglie, e con i tempi che corrono i due temi non sono poi così distanti. Benedetto XVI torna a parlare di crisi, nella prima domenica di Quaresima in piazza San Pietro c’ è pioggia e una delegazione di operai Fiat di Pomigliano d’ Arco accompagnati dal parroco, lo sguardo rivolto al Palazzo Apostolico. E il Papa non li delude: «Desidero esprimere il mio incoraggiamento alle autorità sia politiche sia civili, come anche agli imprenditori, affinché con il concorso di tutti si possa far fronte a questo delicato momento», sillaba. Prima di chiarire: «C’ è bisogno infatti di un impegno comune e forte, ricordando che la priorità va data ai lavoratori e alle loro famiglie». Il pontefice, dopo l’ Angelus, si rivolge ai lavoratori di Pomigliano «venuti a manifestare preoccupazione per il futuro di quella fabbrica e delle migliaia di persone che, direttamente o indirettamente, dipendono da essa per il proprio lavoro». Ma il discorso vale per tutti, «penso anche ad altre situazioni ugualmente difficili, come quelle che stanno affliggendo i territori del Sulcis-Iglesiente, in Sardegna, di Prato in Toscana e di altri centri in Italia e altrove», dice Benedetto XVI. «Mi associo ai vescovi e alle rispettive Chiese locali nell’ esprimere vicinanza alle famiglie interessate dal problema, e le affido nella preghiera alla protezione di Maria Santissima e di San Giuseppe, patrono dei lavoratori». L’ «incoraggiamento» ad «autorità» e «imprenditori», come pure l’ invito all’ «impegno comune», richiamano quanto il Papa ha detto tre giorni fa ai sacerdoti romani a proposito della crisi economica, accennando quell’ enciclica sociale «che come sapete prepariamo da tempo» ed è annunciata entro l’ estate: «Ci vuole la competenza che aiuta a fare le cose concretamente. Ed è necessaria una denuncia ragionevole e ragionata che non si fonda su grandi moralismi ma su ragioni concrete». Di certo l’ attenzione di Benedetto XVI sulla crisi è diventata centrale, a partire dal messaggio per la giornata della pace della pace di inizio anno, con il suo invito alla sobrietà e alla solidarietà. Un impegno apprezzato anzitutto dai sindacati: «È un richiamo importante al mondo politico e alle imprese a mettere al centro della loro attenzione il lavoro», commenta Guglielmo Epifani, segretario della Cgil. «Quella del Papa è una esortazione di grande rilievo a chi rischia di sottovalutare la drammaticità della crisi, non facendo tutto il possibile per dare le risposte necessarie a chi sta perdendo il lavoro». Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ringrazia «per il sostegno nel ricordare la scala delle priorità», mentre il leader della Uil Luigi Angeletti vede «un grande incoraggiamento per l’ azione di tutela del sindacato». Il parroco di Pomigliano, don Peppino Gambardella, riassume a Radio Vaticana: «La nostra Caritas si sta affollando di poveri: chi chiede di pagare le bollette, chi viveri, chi lavoro… sono situazioni di disperazione». Gian Guido Vecchi

Vecchi Gian Guido

Data: 2 marzo 2009

Fonte: Corriere della Sera

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