Ci ha provato anche al congresso del Pdl a piantare la bandiera del laicismo. Con una platea così eterogenea e confusa il giochetto gli è riuscito ed ha racimolato qualche applauso. Poi ha acclamato lo stato multi etnico ed ha bacchettato il premier che a parer suo non rispetta troppo il Parlamento. Verrebbe da dire che il rispetto si guadagna, non è gratuito. Comunque, tornando a Fini, l’ultima uscita è un entusiasta grido di trionfo per la bocciatura della legge 40 da parte della Corte costituzionale, almeno in alcune parti, per l’esattezza quella, ad es., che impone per gli embrioni “un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”. Ricordiamo che la legge 40 impedisce anche il congelamento degli embrioni in sovrannumero, che poi dovrebbero essere soppressi qualora non “tornassero utili” per la fecondazione. Ebbene, il paladino dei radicali, sogno (non troppo) segreto del centro-sinistra, incubo del suo “sdoganatore” Berlusconi, idolo delle comunità ebraiche italiane, non si è smentito. Qualche tempo fa aveva attaccato la Chiesa per le presunte “colpe” sotto il fascismo; oggi non fa che parlare di laicità. Ma, a ben vedere, non è tanto di laicità che sembra trattarsi, ma di etica, o almeno di morale, parole che l’istituzionalissimo presidente della Camera sembra aborrire. Si nasconde dietro la definizione di “stato etico” ma le sue parole tradiscono il desiderio inesprimibile di uno stato privo in realtà di morale, in cui lo stato non possa dire cosa è giusto e cosa no: uno stato che inevitabilmente col tempo è destinato a perdere ogni autorità e quindi ogni vera funzione e potere. E per questo esulta ad ogni colpo che mina alla base la morale che è e deve essere alla base di ogni comunità, di ogni popolo. Ogni sua esultanza è un plauso alla sovversione e alla distruzione, che sia di uno stato o di un partito. Finora del resto ci è riuscito con due partiti, vedremo che farà ora, se riuscirà a mettere ancora il suo zampino, col suo pensiero sempre stranamente convergente a quello delle lobby più forti…


ROMA - La sentenza della Consulta sulla legge 40 rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei. Gianfranco Fini, presidente della Camera, con queste parole apre un nuovo inevitabile fronte di discussione all’interno della maggioranza.

CASINI: «RISPETTI PARLAMENTO» - Non perde tempo Pier Ferdinando Casini, che replica chiedendo a Fini di rispettare il voto espresso dal Parlamento. «Il Parlamento nella 14esima legislatura, con un voto ampiamente trasversale che dovrebbe essere rispettato anche dall’attuale presidente della Camera, ha legiferato laicamente su un tema eticamente sensibile - ricorda il leader dell’Udc -. Il referendum che ne seguì, con un’astensione di circa il 75%, ha dimostrato come il popolo italiano si ritrovasse pienamente nell’operato del Parlamento. Rispetto la Corte Costituzionale, aspetto di leggere le motivazioni della sentenza. Respingo al mittente l’idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto l’unica pratica applicazione durante il fascismo».

ISTITUZIONI LAICHE - La laicità delle istituzioni è infatti al centro del nuovo intervento di Fini: «Mi sembra evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni». Fini ha già in passato appoggiato il referendum abrogativo della legge 40 e, più di recente, ha detto che alla Camera sarebbe opportuno rivedere la legge sul testamento biologico, approvata dalla maggioranza al Senato con il plauso della chiesa e fortemente criticata dal centrosinistra.

LA SENTENZA - Mercoledì la Consulta ha dichiarato incostituzionali due passaggi della legge 40 sulla fecondazione assistita, quello che dispone che gli embrioni prodotti in provetta, non superiori a tre, debbano essere tutti impiantati contemporaneamente nell’utero della donna e quello che dice che il trasferimento nel corpo della donna deve avvenire non appena possibile, perché non si menziona che ciò sia fatto «senza pregiudizio per la salute della donna».

fonte: www.corriere.it

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