Sfoglio dei libri fra gli scaffali di una grande libreria romana, uno di quei luoghi in cui non hai mai la percezione di trovare la lettura giusta ma, fra agendine, calendari e dvd, ti chiedi come si possa finanziare dei “progetti editoriali” di personaggi quanto mai ambigui.
Le novità e le ultime mode mai le ho guardate, fuggo dalle loro vetrine piene di luci: sarò forse rigido ma ho sempre pensato che le vere perle si nascondano, si rendano difficilmente reperibili. Forse una copia, impolverata, magari usata. In una libreria fuori dai perfidi intrighi commerciali, un po’ fumosa, con la moquette anni ‘70.
Così distrattamente e senza molta convinzione trovo un libro dal titolo poco originale: Aforismi, la casa editrice nemmeno la ricordo.
Una frase per pagina e una foto dell’autore. Ecco Freud, Epicuro, poi Gandhi e ancora Terzani. La raccolta non tradisce le attese.
Ma forse l’ultima frase mi colpisce e la rileggo con attenzione:
Le Foreste a precedere le Civiltà, i Deserti a seguire.
Forse proprio queste parole che cominciano con la lettera maiuscola mi colpiscono.
Prima di informarmi sull’autore, rifletto che è verità ciò che è detto lì, in breve, ma sufficiente. Secondo una visione ciclica, infatti, tutto è destinato alla Rovina, alla Morte, al Deserto, per poi tornare a risplendere in un nuovo Ciclo, una nuova Età di Sole e Vittoria. E in mezzo la Civiltà, l’Uomo, che da degno compagno degli dei nell’età dell’oro perde poi pian piano la sua dimensione superiore diventando “umano, troppo umano”,  rinnegando Dio e le sue origini. Ecco il deserto.
Se poi questo aforisma appartiene a Francois-Renè De Chateaubriand, esponente del romanticismo francese post-rivoluzione (quella maledetta, massonica, borghese e sanguinaria), tutto acquista un sapore particolare. Quando è un personaggio al di fuori di un certo ambiente nel quale ci sentiamo protetti, fra Evola e Cèline, Mishima o Massimo Aurelio, dove pescare massime di vita e giudizi più che autorevoli, dicevo, fuori da queste mura lo scetticismo è palpabile, per noi “di destra”, un po’ settari e poco inclini a reinventarci in nuove forme per veicolare meglio quei nostri valori sempiterni ed immutabili. E poi, anche se un concetto lo apprezziamo e lo condividiamo, chi lo ha pronunciato può essere un personaggio “poco raccomandabile”.
Non so se questo sia il caso di Chateaubriand, beata ignoranza. Di certo, se anche questo francese dall’aria un po’ triste e pessimista, che non rientra nella lista degli autori hot della nostra area, arriva ad una verità del genere e, magari senza coscienza, con delle sue parole, fossero anche solo queste, percorre un sentiero a noi vicino, se non proprio il nostro, su ciò dobbiamo riflettere: nel profondo, alla fine del cuore, nella sincerità più remota e scoperta raramente, qualsiasi essere umano ancora mantiene una percezione, per quanto sbiadita, di ciò che è Giusto, di ciò che è Vero e, di riflesso, della sovversione dell’Ordine in mondo moderno. Questo essere umano lo sa. Gli hanno detto che non è così, non è come lui sente, gli hanno messo in bocca slogan e in mano dei cartelli, ma in fondo lo sa.
Come Chateaubriand. E sempre lo saprà, perchè quando ogni uomo tornerà ad agire col Cuore, cordum, senza dare spazio ad una ragione che è limitata o a sentimentalismi bassi che lo indeboliscono, allora la Verità e la Giustizia spazzeranno via l’inganno e la perversione. Su ciò si fonda la nostra speranza.
Se anche nelle tenebre più fitte non ci fosse una piccola luce, allora non potremmo credere in una nuova età. Perchè, in fondo, nulla può impedire al Sole di risorgere!”

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