Il G-20 era iniziato con l’apparente spaccatura tra Europa e Usa, o meglio, tra Francia, Germania (e in parte Italia), da una parte, e Usa dall’altra. Gli europei chiedevano che si riscrivessero le regole del mercato globale per proteggere il futuro da crisi come quella attuale, gli americani insistevano per altre alrgizioni di denaro verso il Fondo monetario internazionale, l’ente che ufficialmente distribuisce sovvenzioni e prestiti ai paesi che ne hanno necessità e che in pratica è gestito dagli Usa stesso per diffondere il modello economico americano nel mondo. Tutti si aspetttavano un vertice combattuto, invece alla fine tutti sembravano felici e contenti: “abbiamo trovato una linea comune”. I soldi sono stati stanziati ma soprattutto, hanno gridato con entusiasmo i giornali, è stata stilata una lista nera di paesi definiti come “paradisi fiscali” e di una lista grigia di paesi che non sono proprio “a norma”, un modo come un altro per dare in pasto ai media un capro espiatorio della crisi. L’Ocse aveva dimenticato molti paesi e aveva inserito nella lista stati come Uruguay, Costa Rica, Filippine e Malaysia. Ad oggi anche questi paesi non sono più nella lista nera…il G-20 ha già risolto i problemi dei conti nascosti o la tesi del capro espiatorio trova conferma?!

PARIGI - Non c’è più nessun Paese nella «lista nera» dei paradisi fiscali diffusa dall’Ocse dopo il G20 di Londra. Lo ha annunciato il segretario generale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Angel Gurria, sottolineando che Uruguay, Costa Rica, Filippine e Malaysia hanno preso l’impegno di rispettare le norme fiscali internazionali e precisando però che saranno mantenute le altre due liste (bianca e grigia).

DALLA LISTA NERA A QUELLA GRIGIA - «Giovedì scorso - ha detto Gurria in una conferenza stampa - abbiamo comunicato al G20 il fatto che c’erano quattro giurisdizioni che non applicano ancora in modo ampio la norma internazionale» in materia di scambio di informazioni fiscali. «Oggi - ha continuato il segretario generale dell’Ocse - queste quattro giurisdizioni si sono tutte impegnate pienamente a procedere a scambi di informazioni fiscali in funzione delle norme Ocse». L’Uruguay, il Costa Rica, le Filippine e la Malaysia si uniranno quindi ai 38 paesi iscritti nella «lista grigia» pubblicata dall’Ocse e che comprende i paesi che si sono impegnati a scambiare informazioni fiscali ma che non hanno ancora firmato gli accordi bilaterali con stati membri del’Ocse. «Fra le 84 giurisdizioni che l’Ocse segue regolarmente - ha quindi aggiunto Gurria - non ce n’è più nessuna che faccia parte» della «lista nera». Il segretario generale si è rallegrato per «un progresso assolutamente significativo» che è stato reso possibile dalla mobilitazione dei leader riuniti a Londra il 2 aprile per il vertice del G20.

fonte: www.corriere.it

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