“Goditi finché dura, tesoro, perché lo perderò il titolo, prima o poi… perderò lo scatto e la forza in questo destro, è inevitabile ma questo non importa, perché quello che ho vinto non possono togliermelo sul ring … Sono stato fortunato , lassù qualcuno mi ama!”

Rocky Graziano

di Emilio Del Bel Belluz
Ho visto il pugile italiano Giacobbe Fragomeni una sera al Palalido di Milano.

Era una  fredda giornata d’inverno. Un tifoso di boxe mi indicò il pugile, che da due mesi era diventato campione del mondo dei massimi leggeri. Mi avvicinai e gentilmente gli chiesi di  farmi una dedica sul mio librone della boxe: un grosso album dove raccolgo  gli autografi dei più prestigiosi pugili che mi capita di incontrare. Io ho nel cuore tutti i pugili, perché il pugilato è uno sport molto duro, dove chi sale sul ring è di sicuro un uomo di coraggio. Nel mio album  al primo posto ho la foto e una dedica di Benito Penna,  un peso massimo che anche se ha lasciato la boxe tanti anni fa, è sempre  ricordato e amato. Poi c’ è l’ autografo   di Paolo Vidoz , il campione europeo che nella categoria dei massimi onorò Carnera, conquistando il prestigioso alloro proprio nel centenario( 2006)della sua nascita.  Conversando brevemente con Giacobbe   mi resi conto  che  gli innamorati della boxe  affratellano e che avevo conosciuto   un uomo che nella vita aveva fatto del pugilato il mezzo per  riscattare le  tante sconfitte subite  che molte volte  mettono a terra l’uomo.  Sono più dolorose le botte che la vita ci stampa come un marchio nella nostra strada che i pugni che si ricevono sul ring. Il  dolore,  prodotto da un pugno arrivato a segno,  ci annienta,  passa presto  e  lo  dimentichiamo. Ma le sofferenze patite durante il percorso puramente  umano rimangono  indelebili.  Giacobbe è un guerriero, questa è la definizione che ho dato di lui dopo averlo visto combattere contro il Polacco Wlodarczyk  a Roma. Un incontro che ha emozionato tutti.  Sono state dodici riprese di lotta estrema, di  grande stile. Il nostro pugile alla nona ripresa sembrava avesse finito l’incontro perché per due volte era andato al tappeto. Mi era venuto un groppo alla gola, avrei voluto urlargli con tutto il fiato che avevo   di rialzarsi. Davanti alla televisione con gli occhi che mi si chiudevano dalla stanchezza,  tutto mi passò in un momento. Fino allora  il match era stato combattuto da due valorosi atleti, ed era alla pari. Nel mio cartellino avevo due punti per Giacobbe, e mi preparavo  a vederlo vittorioso ancora una volta.  Poi un terribile colpo     lo ha messo a terra. Il gladiatore del ring si è rialzato subito come per miracolo. Poi è caduto una seconda volta  sotto i colpi dell’avversario.  Quando tutto faceva  presagire il peggio, Giacobbe ha ripreso la lotta. Ha fatto gli ultimi round   con una forza e una determinazione davvero tenaci  e  soffrendo  ha dato il meglio di se stesso e ha pareggiato l’incontro mantenendo il titolo saldamente nelle sue mani. La forza e il coraggio che ha dimostrato in quei minuti hanno qualcosa di storico, non ho ricordo d’aver veduto un match così emozionante. Perché la pagina che Giacobbe ha scritto quella sera dovrebbe essere vista e compresa da quelli che non hanno forza nella vita. Il pugilato insegna a rialzarsi, a non arrendersi.  E come ha detto Giacobbe da  trionfatore: “ Lassù qualcuno mi ama ” , parafrasando il titolo di un film. Quella sera avrei voluto poterlo abbracciare e ringraziare di cuore. La scintilla che tutti hanno visto quella sera era un messaggio di grandezza. Alla fine dell’incontro mi sono coricato e ho iniziato a leggere  il libro  uscito da poco a lui dedicato “ C’era una volta il buio ” . Nel mondo della boxe sono usciti  alcuni libri sulla vita dei pugili che hanno calcato tutti i ring d’Europa, lasciando ricordi di  grandi imprese.   Subito  le pagine di quel libro mi hanno tolto il sonno affascinandomi per le vicende narrate.  Non conoscevo  tanti particolari della sua vita che ho trovato descritti in modo crudo.  Ogni angolo della vita di questo guerriero viene portata a  galla. La sua è una storia che passa attraverso un’infanzia difficile, dove c’è un padre violento,  che fa soffrire i figli. La morte di alcuni famigliari  lo addolora e lo attanaglia. La droga mette a terra Fragomeni, la droga lo raccoglie e gli offre una soluzione:  l’abbraccio mortale.  Ma lui ad un certo momento da quel tappeto fatto di polvere bianca si rialza. Si rialza e  cambia vita.  Volta pagina  e per farlo trova  una forza e un  coraggio davvero notevoli,  gli  stessi che ha dimostrato davanti a quel pubblico una volta caduto a terra. Si rialza e questo dovrebbe essere di esempio  per tanti giovani deboli   che  cadono e non sanno rialzarsi.  Entra in una palestra che pesa 120 chilogrammi,  ma sente che quello è il suo mondo, sente che sta trovando la strada giusta.  Lassù dal cielo ha le persone che ha amato, le stesse che stasera gli hanno dato forza. Da quella palestra è uscito vincitore, da quel tunnel è uscito e ha visto finalmente il sole. Un sole che non lo ha più abbandonato, perché lassù c’è il nostro capo, il nostro padrone Dio. Quando conquistò il titolo mondiale la Gazzetta dello Sport scrisse “ Lassù qualcuno ama Fragomeni”. Mi viene in mente una frase di Leon Degrelle che dice “ La felicità addormenta l’ideale. Niente lo risveglia meglio che la sferza della vita dura : essa ci permette di cogliere la profondità dei doveri da compiere, della missione di cui bisogna essere deni. Il resto non conta… Una sola cosa conta : avere una vita valida, affinare la propria anima, aver cura di essa in ogni momento , sorvegliare le debolezze ed esaltare le tensioni, servire gli altri, spargere attorno a sé felicità ed affetto, offrire  il braccio al prossimo per elevarsi tutti aiutandosi l’un l’altro”. Leon Degrelle con queste parole ha detto molto, Fragomeni con il suo esempio può essere d’aiuto a molti che sono in bilico, tra una vita dissoluta e una vita vera. Se fossi un direttore didattico mi piacerebbe adottare questo libro nella scuola, perché i ragazzi comprendessero il vero valore che si costruisce con il mantice della volontà.  Nel libro ho sottolineato una frase che dice : “Che lui non si piange addosso, che se esiste una via d’uscita ce la metterà tutta”.

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