Lo Sport e la Vita
Malato di tumore, continuava a giocare. Stupendo tutti per la sua tenacia. Un esempio di caparbietà e coraggio. Volontà e gioia di vivere.
Morto Muller, il portiere
che voleva battere un tumore
COLONIA (Germania), 22 maggio 2009 - Robert Muller non c’è l’ha fatta. Il portiere tedesco, che in novembre era sceso sul ghiaccio nonostante un tumore al cervello, si è spento ieri all’ospedale di Colonia all’età di 28 anni. “Era un grande essere umano con una forte personalità” lo ha ricordato Thomas Eichin, manager dei Koelner Haie, la squadra con cui Muller ha chiuso la carriera e che in suo onore ritirerà la maglia numero 80.
COMMOZIONE — In novembre la storia di questo sfortunato portiere, 127 presenze e due Olimpiadi con la Germania, aveva fatto il giro del mondo. Nel 2006 aveva scoperto il tumore ed era finito sotto i ferri, per poi tornare in campo due mesi dopo con la nazionale tedesca, prologo alla spedizione in Canada per giocare i mondiali 2008. Poi, in agosto, un’altra operazione prima di annunciare che il cancro cresceva troppo rapidamente per poterlo fermare. Ma in novembre Muller aveva deciso di tornare ugualmente sul ghiaccio. “Non ho dolori, devo solo convivere col tumore” diceva allora. I medici, già sorpresi dalla sua tenacia che lo aveva portato a resistere due anni, non gli davano più di sette settimane di vita. Lui li ha sorpresi ancora, per l’ultima volta.
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