La sfiducia nelle istituzioni
Caro Fini, la fiducia nelle istituzioni i cittadini italiani l’hanno persa da un pezzo: il teatrino della politica del Bel paese sembra essere addirittura più demenziale del bagaglino. Gossip, festini, orge e cocaina, affaristi e voltagabbana, puttane, nani e ballerine spopolano nella sedicente assemblea rappresentativa del popolo sin dall’inizio della storia della sacra Repubblica delle banane. Anche “uomini” come te, caro Fini, che hanno preso in giro, col sorriso sotto i baffi, milioni di appartenenti ad un partito, hanno fatto della democrazia italiana, marcia già dal suo concepimento, un sacco pieno di merda.
L’intervento durante un dibattito al cnel
ROMA - «Non credo che ci sia un rischio di instabilità per il governo. C’è un rischio di minore fiducia dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni, cioè del fondamento della democrazia». Risponde così il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a una domanda sui rischi per la stabilità del governo Berlusconi in seguito alle vicende degli ultimi giorni, legate anche all’inchiesta di Bari. Fini, che parla a una conferenza stampa seguita a un dibattito al Cnel su futuro del parlamentarismo in Italia e in Germania, aggiunge: «È questo un tema che non riguarda governo o opposizione, ma tutti gli attori della politica italiana».
RIFORME CONDIVISE - Per superare la sfiducia dei cittadini, aggiunge Fini, «non esiste una sola strada, ne esistono tante. Se si parte dal presupposto che le istituzioni sono di tutti - spiega - sarebbe opportuno, quando si parla di riforme, di non seguire la via dell’approvazione a maggioranza, ma quella di riforme condivise».
PROGETTI BONAPARTISTI - «Una democrazia impotente e inefficace - afferma più tardi Fini nel suo intervento - alla lunga genera disillusione, scontento, alimenta la critica e il ripudio e finisce per alimentare progetti bonapartisti o cesaristi, con una delegittimazione del Parlamento inteso come luogo che rallenta le decisioni». Il presidente della Camera ha sottolineato la necessità di una «democrazia più forte, più legittimata, più partecipata, più rappresentativa, più efficace». E ha detto che «se vogliamo battere le pulsioni che ci sono di un rinnovato anti-parlamentarismo, il nostro primo dovere è quello di rendere il Parlamento la casa di tutti e di favorire la partecipazione».
REFERENDUM - Fini poi lancia un appello: «Non perdete l’occasione di andare a votare domenica e lunedì a prescindere che si voti sì o no ai quesiti» referendari. Per il presidente della Camera, non andare a votare per il referendum sulla riforma elettorale significa per i cittadini rinunciare al potere assegnato dalla Costituzione di far sentire la propria voce ai palazzi della politica. «È rinunciare a una importante modalità per riavvicinare cittadini, istituzioni e politica».
Data: 19 Giugno 2009
Fonte: Corriere.it
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