Per vedere Carnera
di Emilio Del Bel Belluz
Tanti anni fa mi capitò di leggere un racconto su Primo Carnera. L’ho trovato in un libro di lettura delle elementari e, non conoscendo il personaggio, rimasi subito attratto da un’illustrazione. Si vedeva un uomo corposo e muscoloso con un’ascia in mano mentre abbatteva un albero. Ammirava questa figura un gruppo di bambini e tutti avevano compreso che questi si stava allenando. Nel mondo del pugilato è normale che i pugili si allenino nel bosco abbattendo degli alberi per sviluppare la forza fisica e la muscolatura delle braccia. Un efficace mezzo per irrobustire il corpo e per temprare la mente. Un pugile nel bosco può trovare la concentrazione che in molti casi è necessaria ad alimentare il suo spirito. Ricordo tante foto in cui si vedevano personaggi come Alì, Bozzano, Carnera abbattere con estrema facilità degli alberi giganteschi. L’allenamento indispensabile per ogni pugile è la determinazione. Il racconto del libro delle elementari parlava del grande Carnera. Anch’egli era solito allenarsi nel bosco, abbattendo alberi mentre era circondato da uno stuolo di fanciulli, ebbri di gioia nel vedere il loro idolo prepararsi agli incontri in questo modo. Il giornalista Borghi, autore di questo racconto, dice che uno dei ragazzi aveva l’abitudine di accompagnare il campione, dopo l’allenamento ,fino a casa. E nel tratto di strada che separava il bosco dalla casa di Primo, gli portava la pesante scure. I due, seguiti pure dagli altri fanciulli, lungo il percorso parlavano di boxe. In quel periodo Carnera doveva affrontare un incontro a Milano. e, giunto il giorno stabilito per l’incontro, raggiunse la città accompagnato dal suo allenatore. Uno di quei fanciulli che avevano assistito agli allenamenti nel bosco,uno che forse non raggiungeva i dieci anni di età, nutriva un desiderio così grande che pensò di seguire il campione di nascosto.
La notte lasciò la sua camera e si avviò alla stazione di Pordenone. Non voleva perdere l’incontro del suo idolo. La passione è come una colla che ti fa vincere tante difficoltà. Senza il biglietto e privo di denaro, salì sul treno diretto a Milano. I suoi genitori la mattina seguente si accorsero dell’assenza del figlio e, preoccupati, avvertirono i carabinieri della locale stazione del loro problema. Nella denuncia dissero che il fanciullo era un grande ammiratore di Carnera e forse lo aveva raggiunto a Milano di nascosto per assistere all’incontro del suo idolo. Furono fatte molte ipotesi, e i carabinieri con la loro esperienza trovarono subito la soluzione del caso. Fu avvertito il comando di Milano e vennero controllati tutti i treni in arrivo da Pordenone e da Udine. E infatti da una carrozza scese tra i viaggiatori un giovinetto dall’espressione smarrita e preoccupata. Un carabiniere in divisa lo avvicinò e con fare bonario lo portò alla stazione più vicina. Il ragazzo piangendo confessò che era scappato da casa e che il suo sogno era quello di vedere il campione combattere. Il maresciallo si mise una mano sul cuore e, rassicurata la famiglia, condusse il ragazzino da Carnera, che riconosciutolo, lo abbracciò e assieme al maresciallo lo fece assistere al combattimento che vinse con estrema facilità. Alla fine dell’incontro accompagnò il suo giovane amico in una pasticceria e insieme al carabiniere passarono un momento di gioia. Carnera da buon padre di famiglia gli fece promettere che mai e poi mai si sarebbe allontanato da casa, neanche per tutto l’oro del mondo. Questo episodio di generosità e di sportività arricchì quella meravigliosa antologia degli anni cinquanta. Di questo racconto feci dono alla figlia di Carnera Maria Giovanna, e spero che lo abbia gradito. Spesso vado a Sequals e sempre mi fermo a prendere il caffè all’osteria “ Bottegon” dove ammiro le foto di Carnera e dove trovo la cortesia dell’oste e di sua moglie: persone molto cordiali che ti fanno respirare un aria serena. Da poco tempo ho scoperto che vendono un ottimo pane che vanno a prendere direttamente ad Altamura vicino a Bari. Nel locale sono ben visibili le foto del campione e l’ enorme scarpa.
All’avventore che arriva non resta che gioire di questo calore che trova di questo semplice ambiente. La seconda tappa del mio momento a Sequals è legata al ristorante accanto, dove la coppia Polegato allieta
il viandante con dell’ottimo cibo e cordiale ospitalità. Le pareti del locale sono tappezzate di foto di Carnera e di ricordi del mondo della boxe. A Sequals arrivano visitatori da tutto il mondo richiamati dalla fama di Carnera che qui è nato e vissuto. Sovente ho incontrato italiani emigrati provenienti dagli Stati Uniti, dall’Argentina, dalla Spagna e da altri stati e tutti si fermano al ristorante della coppia Polegato a consumare un buon boccone e a bere dell’ottimo vino. Il buon Ferdinando onora i clienti raccontando aneddoti ed è consapevole che ricordare il mito di Carnera rafforza anche il proprio cuore. Un giorno ero in compagnia del mio cugino Claudio con il quale divido la passione per la boxe e il ristoratore si è avvicinato e mi ha prestato alcuni preziosi giornali d’epoca. Penso che lui abbia molto materiale sulla vita di Carnera, che non ha ancora pubblicizzato. Tra quello che mi ha prestato ho trovato una fotografia di un ragazzo assieme a Carnera. Questo giovane scalzo e con i capelli cortissimi guarda ammirato il campione. Il titolo del breve racconto dice “ Per vedere Carnera”. Riporto fedelmente il testo : “ Fin dove può trascinare l’entusiasmo di uno sportivo per la squadra preferita o per il campione prediletto ? Lo sa il dodicenne Giacomo Marini, di Gemona ( Udine), che non ha potuto resistere all’imperioso desiderio di vedere l’Ercole friulano , è fuggito da Novara per venire a Milano.
Senza un soldo in tasca, camminando a piedi nudi sotto la pioggia, il fanciullo è arrivato alla capitale lombarda in condizioni pietose. E chi sa come sarebbe finita la sua peregrinazione, se un vigile urbano non lo avesse fermato e accompagnato in Questura. Ecco il gigante fotografato in compagnia del suo piccolo grande ammiratore, ancora in tenuta di marcia. Il piccolo “ tifoso”ora è felice, perché il generoso campione, oltre ad assicurargli un posto in prima fila alla riunione pugilistica di Milano, ha anche provveduto a farlo vestire da capo a piedi”. Questo articolo compariva nelle colonne del supplemento del Corriere della Sera del 22 maggio del 1932. Un mese prima sullo stesso giornale usciva un articolo, o meglio una confessione di Primo Carnera dal titolo “ Carnera si confida”. Un articolo che porta la sua firma, il boxeur non è ancora diventato campione del mondo, ma la sua fama leggendaria arriva come un vento, torna in Italia a combattere. Forse il piccolo Giacomo Marini aveva letto questo articolo, magari si era innamorato del personaggio. In detta confessione colpisce un episodio raccontato da Carnera che dice che giunto a Milano per la prima volta per un incontro, aveva le scarpe rotte e si vergognava: “ Fra pochi giorni sarò a Milano, nella città che mi ha veduto combattere quando ero ancora un novellino, in fatto di pugilato, quando tutto il mio bagaglio l’avevo indosso, quando era per me un problema insolubile rinnovare le scarpe enormi che hanno dato tanto lavoro ai caricaturisti di mezzo mondo e che hanno certamente contribuito ad accrescere la mia notorietà in un periodo in cui ne avevo bisogno. Sarò a Milano per dare la dimostrazione dei progressi realizzati e per sfatare la leggenda che io nulla abbia fatto per migliorarmi, pago dei doni fattimi da madre natura, che mi ha regalato più di 120 Kg fra ossa e muscoli , due metri di statura ( se lo volete, aggiungere alla misura 4 centimetri ) e delle estremità esagerate. Ho molto studiato, durante la mia assenza, e la mia vita , dal giorno nel quale ho incominciato la carriera del pugilatore, non è stata, al contrario di quel che molti possono pensare , tutta cosparsa di rose.
Un cruccio mi ha tormentato : quello di aver firmato, inconsciamente , una rinunzia alla mia nazionalità . Mi si è bistrattato, per questo, con grande dolore anche della mia buona mamma, anche successivamente , mentre io ero in buona fede credendo che i miei rappresentanti si interessassero alla questione, e correvo disperatamente da un centro all’altro delle lontane Americhe per disputare or qua, or là, dei combattimenti che sollevavano commenti più ostili che favorevoli , che mi procacciavano il benessere, ma non la ricchezza . Quanto chiasso si è fatto attorno al mio nome ! Si è stampato perfino che ero stato arrestato per aver travolto con la mia automobile, un passante , e che dovevo essere processato per mancato omicidio ! Per conto mio nulla ho fatto di speciale per mettermi in vista. Che colpa ne ho, se mi si nota ovunque io vada, se i cronisti sono dotati di facoltà invettive eccezionali? Sono contento di ritornare in Italia, senza che nessuno possa mettere in dubbio la mia italianità, quella italianità che avevo dimostrato in tutti i paesi salutando romanamente ogni quel volta mi presentavo sopra un “ ring” e modestamente giovando ai connazionali e a quei pugilatori italiani che venivano in America in cerca di fortuna; e spero mi si giudicherà con benevolenza ora che, combattendo contro campioni di buona ed eccelsa classe, come Paolino Uzcudum, Campolo e Sharkey , ho dato la prova che le mie vittorie su uomini così celebri, non erano dei vergognosissimi trucchi. Recentissimamente , a Parigi contro Pierre Charles, ritenuto uno dei pesi massimi più scientifici, non ho potuto dare l’esatta misura dei progressi realizzati, perché ero indisposto, ma sono stato lieto ugualmente per aver vinto ai punti…
La forza fisica c’è, mi è stato detto, e se continuo , in fatto di scienza pugilistica, di questo passo, potrò finalmente tradurre in atto il mio sogno, che una volta mi pareva irraggiungibile: quello di dare alla mia Patria un titolo, il titolo di campione del mondo assoluto”. Sempre in questa confessione firmata da Primo, e credo non ve ne siano molte, eccetto il suo diario rinvenuto dai suoi figlioli e pubblicato alcuni anni fa. Continua : “ Volete sapere, adesso, come è andata che ho abbandonato il mestiere del falegname per quello del pugilatore? Nel modo più semplice. Lavoravo come un negro o, se preferite, come un italiano all’estero, ma non guadagnavo abbastanza per soddisfare la mia fame, che non era poca ve lo assicuro. Così mi si è consigliato , dai miei compagni , di fare il lottatore o il pugilista. Mio padre era a lavorare in Egitto ( una volta, specialmente nel Friuli, tutti andavano a cercare il pane quotidiano, se non la fortuna, all’estero ) ed io gli scrissi facendogli nota la mia aspirazione di iscrivermi ad una società di pugilato e chiedendo il suo assenso. Allora la mia istruzione era molto limitata e la mia grafia peggiore di quella di adesso : scrissi a mio padre così : “ Vorrei andare in una società di Bosce ” “ Mio padre uomo molto religioso , pensò volessi entrare tra i figli di Don Bosco e mi rispose in quel senso, cosicché , per chiarirgli la mia intenzione, gli spedii addirittura una mia fotografia in posa da pugilatore. Il consenso venne ; la potenza dei miei muscoli fu notata ; ci fu chi volle e seppe sfruttarla, aiutandomi a farmi luce e a cambiare la mia posizione. Non sono ricco ancora , ma adesso si fa
a gara per offrirmi abiti, biancheria, cappelli , scarpe, e perfino motociclette, automobili, che, naturalmente, debbono essere fatte su misura, e che misura! Mentre detto al mio segretario ( come le persone celebri , ho anch’io il mio segretario ) questi appunti, rievoco il mio primo viaggio a Milano, il mio primo combattimento con Epifanio Islas, la mia preoccupazione di nascondere, ed era una cosa impossibile, le mie scarpe rotte, ed attendo con ansia di partire…” Questo scritto di Carnera mi fa pensare al suo diario, ritrovato dai figli, dove racconta che il suo primo paio di scarpe lo ebbe togliendolo a un soldato austriaco che vide impiccato a un albero. Aveva dodici anni, la stessa età di quel meraviglioso giovane tifoso che fece molta strada per vedere il suo campione. E Carnera per premiarlo e renderlo felice gli comperò dei vestiti e delle scarpe.
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