Grattacieli che crollando, onde giganti che rovesciano portaerei sulle rive abitate, la cupola si San Pietro abbattersi su cardinali oranti, meteoriti e terremoti che stravolgono una tranquilla classica giornata americana: ecco l’ennesimo film catastrofista in uscita nelle sale cinematografiche a novembre. Stavolta lo stesso regista di “Indipendence Day” e “The day after Tomorrow” prende spunto dalla purtroppo nota storiella del 2012. Tanto amata e temuta dal mondo new age, è pronta a divenire, anche con questo film hollywodiano, la data più attesa nei prossimi tre anni. Il catastrofismo, la follia di massa, la gioia per la fine di un mondo di cui si ha paura, le inquietudini per le piccolezze racimolate nel corso di una misera vita prendono piede facilmente in una società isterica e paurosa che abbocca ad occhi chiusi ad interpretazioni non legittime di qualche santone idiota. La fine dei tempi è una realtà indiscutibile che costituisce un filone mitico presente in tutte le religioni, ma è facile cadere in errori e annebbiamenti degeneranti. Un’opera chiarificatrice al riguardo è senz’altro “Apocalissi – La fine dei tempi nelle religioni” [http://www.raido.it/index.php?page=shop.product_details&flypage=shop.flypage&product_id=1251&category_id=10&manufacturer_id=0&option=com_virtuemart&Itemid=1] dei professori Mario Polia e Gianluca Marletta, i quali con estrema lucidità rivisitano il mito percorrendo le tradizioni del mondo intero, mettendo in guardia da erronee paranoie e sterili fossilizzazioni su una data chiunque non faccia altro che avere  fobia per un numero, nient’altro che un numero.

http://www.tgcom.mediaset.it/spettacolo/videodallarete/video907.shtml

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