“Tutto per il popolo, ma niente attraverso il popolo” affermava uno dei padri più cinici della democrazia moderna. Difatti l’istituto giuridico del referendum – “da riferire” – è l’unico strumento concesso al popolo, democraticamente detto “corpo elettorale”, col quale può scegliere direttamente su una questione particolare di interesse nazionale. Ogni qual volta è chiamato a decidere, a perdere la dignità mettendo una croce su uno strano simbolo di partito, sceglie chi dovrà decidere per lui: è lo schema della cosiddetta democrazia rappresentativa, laddove si ritiene saccentemente che tra elettività e rappresentanza vi sia una necessaria coincidenza.
Così come si reputa presuntuosamente che una decisione su una questione di grande importanza nazionale in un regime democratico, come il sistema elettorale, possa essere presa dal popolo scegliendone di abrogare una parte, stravolgendola completamente.
Infatti basta che più di venticinque milioni di italiani vadano a votare oggi con l’intenzione di abrogare le due parti della legge sul sistema elettorale (quindi votando sì ai primi due quesiti), per trasformare il nostro ugualmente brutto bipolarismo, dove i partiti sono costretti ad aggregarsi in coalizioni e in sterili accordi clientelari, in un feroce bipartitismo: due grandi partiti dalle linee politiche tendenzialmente identiche, sull’esempio d’oltreoceano e anglosassone, si sfidano da soli sulla scena politica nazionale, prendendo in giro l’intero “corpo elettorale” pronto a spostarsi da una parte all’altra dei due indispensabili megapartiti, assicurando così la stabilità governativa dell’intero sistema e dei centri di potere.
Demagogicamente si sfrutta il malcontento popolare per un’italietta ingovernabile, per cercare di convincere gli Italiani ad andare a votare sì per l’abrogazione, o meglio per l’approvazione di una legge che trasforma completamente il nostro paese, spazzando via definitivamente dalla scena politica nazionale quei partitini che non permettono al Berlusconi o al Franceschini di turno di poter governare.
Coloro che da anni vogliono terminare questo lungo processo di rafforzamento del sistema, si appellano col referendum di oggi al popolo, sfruttando furbescamente quello strumento che viene definito demagogicamente da decenni lo “strumento del popolo contro il potere” e che diviene invece oggi uno “strumento del potere per rafforzare il potere stesso attraverso il popolo”.