“Un antico motto latino diceva che l’amico si riconosce nell’incerta fortuna. Deve averlo capito anche il fondatore di Microsoft, la cui fortuna sembra, al momento, più certa che mai. E dunque è fatale che non riconosca più i veri dai falsi “amici”, tra i diecimila utenti di Facebook che gli si propongono come tali. “Non riesco più a gestire il mio profilo…Se non stiamo attenti le tecnologie possono trasformarsi in una perdita di tempo”, ha detto Bill Gates. Se solo si ritornasse all’etimologia delle parole, risulterebbe tutto un ridicolo non-sense. Pensate: “Non riesco a gestire il mio profilo”. Gestire? Profilo? E poi: amici uguale perdita di tempo? Questa imprevista – come chiamarla? – impasse emotiva del principe del foro (del forum) digitale (con annessa fuga all’inglese) potrebbe almeno indurci a riflettere sul valore delle parole: spacciate per vere quando invece sono palesemente false (le parole stesse, prima ancora di quel che indicano).
C’era un tempo (senza perdite) in cui “amicizia” era una parola nobile: “Chi trova un amico trova un tesoro”, sta scritto nell’Ecclesiaste. E chi trova un amico in Facebook, che cosa trova? Perdita di tempo? Un amico, figurarsi diecimila. Diecimila tesori? Ma per carità! Diecimila amici uguale zero, solitudine abissale più che perdita di tempo.
Anche solo sentendoci parlare, gli antichi ci prenderebbero per pazzi. Nel vero senso della parola.”
Di Paolo Di Stefano, Corriere della Sera
Martedì 28 Luglio 2009