La piccola morale
Di fronte all’onda di moralismo e sudiciume che attraversa il paese pattumiera, non possiamo astenerci dallo spendere poche parole, che hanno almeno la pretesa di criticare, con lucidità e al di fuori di tristi lotte partitiche, non tanto la vicenda attuale che sta sconvolgendo le noiose giornate di Silvio Berlusconi e animando pietosamente tutti i quotidiani nazionali, ma piuttosto le reazioni che i politici, e con essi la società italiana, stanno avendo nei confronti di tali episodi.
Con difficoltà, e un po’ di vergogna, dobbiamo toccare argomenti che avremmo preferito non trattare per il rispetto dei lettori. Scusandoci anticipatamente in caso di qualche piccola distrazione, promettiamo di essere il meno gossippettari possibile.
Negli ultimi mesi, di troppi nomi i giornali e le televisioni hanno rintronato la testa di milioni di telespettatori: Papi, Noemi, Patrizia, Flaminio e Letizia sono ormai nomi più popolari di quello del vincitore del Grande Fratello. Qui non vogliamo assolutamente, come già accennato, nominare neanche un’altra volta i nomi dei protagonisti di questa che sembra una commedia di Plauto.
Servi e cortigiane sono stati infatti i personaggi al centro della critica moralista apportata dalla sinistra italiana al Premier farfallone, dopo le vicende del Noemigate e quelle delle “scosse” baresi.
Proprio quel sovversivismo rosso che ha sempre osteggiato il “moralismo da preti”, usa come strumento politico la piccola morale per abbattere il populismo del signor B.
Non solo processi da Santa Inquisizione sembrano essere i piani editoriali di direttori di testate giornalistiche come La Repubblica e L’Espresso, ma addirittura esponenti di partiti non al Governo invocano l’intervento della Santa Sede affinché ammonisca i presunti comportamenti scandalosi che infangano la prestigiosa carica di Presidente del Consiglio.
Proprio quella sinistra, figlia del ’68 e di Marcuse, anticlericale e atea, che da sempre ha osteggiato l’intransigenza e dogmaticità della Chiesa Cattolica in tema di morale sessuale, procreazione assistita, biotecnologie, libertà di vivere o morire, precauzioni contro il virus della gravidanza e altro ancora, oggi prega le istituzioni ecclesiastiche di adoperarsi al fine di porre un limite alla bassezza morale del puttaniere più temuto di Italia.
Per non parlare di “Fanghiglia cristiana”, la rivista sedicente cattolica, che ha attaccato il Premier con una rabbia degna dei più intransigenti reverendi protestanti.
I nuovi accaniti difensori della piccola morale, che hanno da sempre minimizzato, uccidono la grande morale, da sempre ignorata, per dirla alla Mirabeau.
La Nietzschiana “moralina”, che il Barone Evola in alcuni scritti, apparsi su Meridiano d’Italia nel ’52 e oggi inseriti nella raccolta edita dal Cinabro sotto il nome di Critica del costume – Scritti su sesso e donna nel mondo moderno, biasimò, recuperando una definizione del nostro Pareto, governa invitta tra i “virtuisti” italiani da decenni.
Questi strani personaggi si preoccupano molto più delle faccende sessuali che dello sfacelo etico nazionale, basato su un criterio di valori nettamente differenti.
La Virtus, romanamente intesa, “significa ben altro che moralismo sessuale e parrocchiano”: la Lealtà, l’Onore, la Fedeltà e il Sacrificio sono stati dimenticati, tralasciati, rimpiazzati da altre virtù, tanto che ci si inquieta di più per gli scandali sessuali che per la corruzione dei politici. Tanto che uno scandalo rosso sulla sanità in Puglia, dinanzi all’opinione pubblica si può trasformare, come è accaduto, nello scandalo a luci rosse delle escort e di Berlusca.
Le virtù morali e la moralità sono altre e poco hanno a che fare con il moralismo moderno. Le Virtù che un uomo politico dovrebbe avere sono differenti e meno banali; non solo: tali virtù non sono affatto in contraddizione con libertà sessuali, scandalose agli occhi dei “virtuisti”.
“La verità, la drittura, la lealtà, il coraggio interno, il sentimento (vero) di onore e di onta, il dominio di sé – tutto ciò ha significato di virtù. La sessualità non vi ha parte”.
Il fatto che un uomo politico sia sessualmente disinibito non significa che sia un cattivo governante. Esempi nella storia ce ne sono a bizzeffe: da Alessandro Magno a Cesare, da Alcibiade a Catilina, da Napoleone a Metternich. Sembra che una nazione debba andare necessariamente allo sfacelo se perde la bussola “virtuista”. Al massimo la sessualità incide solo quando possa dar “luogo ad una condotta che faccia deviare da tali valori”. Valori e virtù che i politici d’oggi e, in generale l’homo moderno, disconoscono, ma non a causa di eventuali libertà sessuali.
Fermiamo subito coloro i quali abbiano concluso che questo articolo non sia niente altro che un’arringa in difesa di Berlusconi: affatto, anzi.
Questo scritto vuole essere, e spera di esserlo stato, semplicemente una critica alla società moderna e alle sue tristi contraddizioni, ai suoi governanti neanche paragonabili ai nomi prima citati, al suo moralismo da quattro soldi e alla sua ossessione per il sesso.
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