Quando la retorica è immorale

“L‘Italia è l’erede di una tradizione millenaria di retorica. La retorica è nata in Sicilia. C’è un aneddoto che ha per me un significato sapienziale, perchè riguarda la storia della retorica e del nostro rapporto con la retorica.  Corace in Sicilia insegna a Tisia a parlare in modo efficace, così da persuadere gli interlocutori di avere ragione: questa era l’essenza della retorica nella sua fase iniziale, che peraltro l’ha accompagnata in tutto il suo percorso. Alla fine delle lezioni, Tisia si rifiuta di pagare il maestro. Corace gliene chiede la ragione e Tisia risponde:

-Se tu mi hai insegnato bene la retorica io devo essere in grado di convincerti che non ti devo niente e non ti pago; se non riesco a convincerti, vuol dire che non mi hai insegnato bene la retorica e quindi non ti pago.-

Questa è la prima parte dell’aneddoto; nella seconda Corace risponde:

-Se tu riesci a convincermi che non mi devi niente vuol dire che ti ho insegnato bene la retorica, e mi paghi; se non riesci a convincermi, mi paghi. In tutti e due i casi mi paghi.-

Ora questa disputa nel suo significato ideale non ha termine: ha un carattere anulare, ciclico, perenne (…) I sofisti sono stati i primi ‘sapienti’ – non erano ‘sophòi’, erano sofisti – a insegnare una tecnica e come tali esigevano una ricompensa (…). Alla fine in questa accezione negativa la retorica serve ad eludere una responsabilità. Corace e Tisia non si accordano; non sappiamo come si concluda la disputa, ma in ogni caso essa poggia su una interpretazione immorale, eticamente spregevole, dell’insegnamento retorico: tutti e due sanno benissimo come il maestro va ricompensato. Purtroppo in Italia l’eredità retorica del passato, che ha agito bene su tutta la nostra tradizione letteraria e giuridica, ha anche questa connotazione immorale: questo è l’aspetto linguistico della nostra corruzione. Noi vediamo che in Italia l’abilità politica dei politici è soprattutto verbale, e il problema politico è un problema essenzialmente verbale: come giustificare le inadempienze.”

di Giuseppe Pontiggia – da “I classici in prima persona”