In carcere per un errore

Si e’ sollevato lo scandalo: un uomo ha trascorso 18 giorni in carcere per uno scambio di persona. Ebbene, c’e’ chi ne passati piu’ di 15, per una strage che non ha mai commesso. Per un errore voluto, e costato molto di piu’.
L’uomo ha trascorso 18 giorni in carcere e 30 ai domiciliari
Era inseguito da un ordine di cattura internazionale
Da giardiniere a ladro internazionale, ricercato con implacabile zelo dalla polizia tedesca. Per un clamoroso scambio di persona, un tranquillo padre di famiglia di Empoli si è trovato catapultato, suo malgrado, dalla quiete delle serre in fiore a una cella del carcere fiorentino di Sollicciano. Per diciotto interminabili giorni, Luca Cesaretti, 40 anni, è rimasto in prigione. Poi, sono arrivati i domiciliari e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Infine la Corte di Appello di Firenze lo ha definitivamente scagionato. E la polizia tedesca, davanti all’evidenza, ha dovuto ammettere l’errore.
A tirarlo fuori dall’incubo è stato il suo avvocato, Antonio D’Orzi, che ha raccolto prove su prove che il suo cliente non poteva essere lo svaligiatore di ville bavaresi ricercato dalla Germania con un mandato di cattura internazionale. «Per fortuna – spiega il legale – il mio cliente è un artigiano e annota scrupolosamente su un’agenda tutti i suoi impegni professionali». Così, l’avvocato D’Orzi è stato in grado di documentare che, nei giorni in cui erano stati commessi i furti, il suo assistito si trovava regolarmente al lavoro. In pochi giorni sono saltate fuori decine di fatture, ordinazioni, testimonianze, compresa quella di un carabiniere. Poi, sono arrivati i risultati della comparazione delle impronte digitali: esito negativo. Il ladro e il giardiniere non erano la stessa persona.
Com’è potuto accadere? L’ipotesi più probabile è che si sia trattato di un furto d’identità. Quello che è certo è che nel 2003, in Austria, un uomo viene arrestato e condannato per furto. I documenti lo identificano come Luca Cesaretti, il giardiniere toscano. Schedato con tanto di impronte digitali e dna, l’uomo esce di prigione il 27 gennaio del 2005. Qualche mese dopo, a Monaco di Baviera, viene svaligiata una villetta: il dna repertato dagli inquirenti è lo stesso del ladro finito in manette tre anni prima in Austria. Il 4 maggio scorso, la pretura di Rosenheim spicca un ordine di arresto europeo, che arriva a destinazione il 9 luglio. Quando i carabinieri, una sera, suonano alla porta del Cesaretti. «Stavo guardando la televisione disteso sul letto – ricorda Cesaretti – e ho scoperto di essere un ricercato. Mi hanno portato via davanti ai miei figli, con i vicini di casa che mi guardavano allibiti. E’ un’esperienza che non auguro a nessuno».
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