Pier Arrigo Carnier - Massimo studioso dei cosacchi
Da tanti anni seguo con attenzione la produzione dello scrittore Pier Arrigo Carnier. Nato in Carnia, attualmente vive in un paese friulano di antiche origini: Porcia. Che le radici di questa cittadina affondino nella storia lo si può notare dalle antiche costruzioni che punteggiano il suo territorio e dal magnifico castello dei conti Porcia, nobile famiglia che ha segnato le vicende di questo paese. Oggi Carnier è un uomo sui ottant’anni e la sua barba bianca lo fa assomigliare ad un nobile cosacco. È proprio della storia dei cosacchi (e di molti altri popoli) che si è occupato in questi anni. Carnier ha iniziato la sua attività di pubblicista nel dopoguerra. Nel 1957 diede alle stampe una raccolta di novelle sulla Carnia, ma è stata soprattutto la sua opera di storico, inaugurata nel 1965 con il volume L’armata cosacca in Italia, che gli rese fama. Ha successivamente pubblicato per i tipi della Mursia il testo Lo sterminio mancato. La dominazione nazista nel Veneto orientale. 1943-1945, ripubblicato nel 1982 sempre per i tipi della Mursia. Oltre a quest’opera di storico va menzionata la sua collaborazione a numerosi quotidiani, fra i quali Il Gazzettino, L’Arena di Verona e il Messaggero Veneto, per i quali ha scritto articoli frutto di molti anni di ricerche. Ricerche svolte non solo negli archivi, ma anche contattando di persona i sopravvissuti di quelle migliaia di cosacchi che arrivarono in Italia con le armate germaniche. Era la seconda guerra mondiale. Molti di questi soldati avevano in un primo momento indossato l’uniforme dell’esercito russo. Nelle prime fasi della guerra, quando le armate tedesche erano penetrate in territorio russo per un lungo tratto, molti di essi erano stati fatti prigionieri e decisero per loro scelta di combattere a fianco dei tedeschi. Questo capitolo così lungo e difficile di storia non è liquidabile con un solo articolo, ma mi permette di precisarne alcuni aspetti fondamentali. Mi rivolsi direttamente allo scrittore Carnier per chiedergli informazioni riguardanti le vicende di quei russi che, durante la seconda guerra mondiale, collaborarono con l’esercito tedesco. Lo scrittore Carnier mi inviò gentilmente un suo scritto che voglio riproporre per l’interesse che può suscitare nei nostri lettori.
“In relazione all’impiego delle truppe collabolazioniste russe, dette anche truppe orientali, nel periodo 1942-1945, l’argomento è vasto e poco conosciuto, per non dire ignorato in occidente.
I Cosacchi ebbero un quadro organizzativo autonomo, staccato dalle cosiddette truppe orientali, costituite queste ultime da turchestani, georgiani, caucasici, azerbaigiani, armeni, Volga tatari (o tartari) etc.
L’intera organizzazione delle forze collaborazioniste nacque piuttosto in sordina, senza il consenso di Hitler il quale, come già riferito nelle mie pubblicazioni, era decisamente contrario ad armare forze russe o slave e, in realtà, aveva le sue motivazioni. L’iniziativa venne presa o meglio autorizzata dal comandante della Wehrmacht nel Generalgouvernement (Polonia centrale), generale Kurt von Gienanth, tra la fine del 1941 e l’inizio del 1942. Fu pertanto avviata la costituzione di battaglioni e reggimenti formati da caucasici, georgiani, tuchestani, armeni, Volga tatari, ucraini…. Per tale organizzazione ufficiali della Wehrmacht divennero specialisti.
Il generale von Gienanth aveva la sua sede di comando a Spala, nell’ex residenza di caccia degli Zar della Polonia. Più tardi il comando si trasferì a Vinnitza, in Ucraina, e poi a Mauerwald, nella Prussia orientale.
Nel 1942 in vari campi di addestramento allestiti in Polonia ed Ucraina, risultarono formate da volontari, in prevalenza ex prigionieri sovietici, al cui comando furono posti ufficiali tedeschi, alcune legioni e precisamente: legione Caucasico-maomettana (più tardi Azerbaigiana), Nordcaucasica, Turchestana, Georgiana, Armena, Volgatatara. Furono comunque allestite ed armate altre unità singole (battaglioni). In altri termini vi fu una complessa proliferazione di forze e tra queste, fin dall’inizio, va segnalata l’unità BERGMANN (Sonderverband BERGMANN) forte di 2300 uomini (georgiani, armeni, caucasici esuli in parte in occidente fin dalla fine del primo conflitto mondiale) al cui comando fu posto il maggiore, prof. Dott. Theodor Oberländer, conoscitore della psicologia orientale.
L’unità BERGMANN si batté effettivamente, per un periodo, sul fronte del Caucaso contro forze sovietiche. Il maggiore Oberländer passò, in seguito, ad altro incarico.
La Legione turchestana, formata ovviamente da diversi battaglioni, tra i quali il numero 450-452-782…, assieme ad unità cosacche, ebbe diretto impiego contro forze sovietiche nel bacino del Donez, posto tra il Don e il mar d’Azov.
Nel 1943 l’organizzazione di unità con volontari, ex prigionieri sovietici, fu presa in seria considerazione anche dall’apparato della WAFFEN SS., per iniziativa di alcuni esponenti d’élite, per cui vennero formate altre unità e nuove organizzazioni.
I tedeschi si resero comunque conto dell’assoluta necessità di dover spostare su altri fronti tutte le forze collaborazioniste russe in quanto i membri di dette unità, se fatti prigionieri dai sovietici, venivano immediatamente giustiziati per alto tradimento. Le legioni ed unità minori vennero quindi impegnate nella lotta antipartigiana nelle zone occupate, in Ucraina, Polonia, Cecoslovacchia, dove dimostrarono eccellenti capacità combattive. All’uopo furono anche create speciali decorazioni. Nel 1943 buona parte delle unità venne destinata nei Balcani (Iugoslavia), Francia e Italia. La Legione turchestana, trasformata in 162a divisione Turkmena (o Turkestan) destinata al fronte Sud-west (Italia) e sottoposta al comando del maresciallo Koesselring, comandante della 10a e 14a armata. Fu comunque impiegata, in parte, anche nella lotta antipartigiana, nelle retrovie, nel Litorale adriatico, in Lombardia, nelle valli di Comacchio.
Tardivamente venne costituita in Germania l’Armata russa di Liberazione (Russkaia Oswobodietelnaja Armia) al comando del generale Wlassow. Dette forze lottavano a fianco della Germania per l’affermazione delle rispettive identità nazionali ed indipendenza nell’assetto di una Nuova Russia. Naturalmente il grande disegno della lotta anticomunista di dette forze, intrapreso sotto il patrocinio tedesco, non era un’invenzione artificiosa ma una presa di coscienza delle grosse comunità etniche. Il vasto movimento trovava infatti motivazione a monte, nelle componenti razziali e storiche dell’immenso territorio che, con principi di centralità fu amministrato dallo zarismo e poi dal potere del Soviet supremo. Va precisato che non tutti i popoli della Russia sono autentici rappresentanti della slavità per cui si identificano: slavi – ugro finnici – altaici – turco tatari – cosacchi.
I tedeschi avevano, come paladino, per il disegno di una Nuova Russia – come da me riferito ne “Lo sterminio mancato” – il generale Wlassow, comandante dell’Armata di liberazione russa e capo del KONR (Comitato di Liberazione dei Popoli della Russia), strumento politico di aggregazione, che tuttavia non trovò la desiderata adesione nei vari rappresentanti delle grosse comunità che puntavano a dissociarsi da una Nuova Russia, con potere centralizzato, e miravano alle autonomie ed indipendenza.
Le conoscenze storiche e gli approfondimenti di cui sopra, che definiscono una linea, discendono dai miei consistenti rapporti instaurati, fin dal primo dopoguerra, con esponenti e protagonisti superstiti della vicenda: generali, ufficiali di alto livello, elementi del servizio informazioni etc. etc.”.
27 marzo 1998, lettera di Pier Arrigo Carnier ad Emilio Del Bel Belluz.
Pier Arrigo Carnier ha apportato un grande contributo alle nostre conoscenze relative alle vicende delle truppe russe che vestirono l’uniforme della Wehrmacht. Ma vi furono altri soldati russi che decisero di opporsi al regime che opprimeva la loro patria. Appartenevano alle armate bianche che avevano tentato di sconfiggere i bolscevichi e di restaurare l’impero dello zar, ma che non ebbero gli aiuti sperati dalle altre nazioni. I sopravvissuti di quel nobile esercito entrarono a far parte delle file germaniche continuando a lottare per la loro causa. Alla fine della guerra lo attendeva un destino atroce. Tanti di loro, piuttosto di cadere nelle mani di Stalin, si suicidarono gettandosi nella Drava.
Foto: http://www.carnialibera1944.it/immagini/cosacchi/cosacchi_disegno_martinis.jpg
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