Sul tema della conferenza di stasera…
di A. R.
Deriviamo dalle scimmie? E’ una domanda che tutti, almeno una volta, si sono fatti. E’ una domanda che spesso nasce spontanea dai banchi di scuola perchè, dalle prime lezioni di Scienze alle elementari fino all’Università, è questo che ci viene insegnato. I nostri più antichi antenati sarebbero degli ominidi che, col passare del tempo, si sono adattati all’ambiente circostante e in un processo di continua evoluzione hanno cambiato i loro caratteri in meglio, fino a diventare esseri umani, dotati di un cervello più evoluto e di caratteristiche fisiche migliori. Si cresce quindi con la ferma convinzione che l’evoluzione sia la teoria più vera tra quelle riguardanti il processo di vita (e storico) umano. L’innesto di certe teorie, ovviamente, avviene molto meglio quando il destinatario del messaggio è un bambino, che non ha sufficienti difese intellettive e tende a credere fermamente alla parola dei grandi. Ci sono libri di Biologia scolastici (es.: H. Curtis, N. Sue Barnes, Le scienze Biologiche, un processo evolutivo) scritti sulla base delle teorie evolutive esposte da Darwin, e che vedono (ed insegnano) la Biologia in un’ottica puramente evolutiva.
In questo breve articolo non ci interessa la trattazione scientificia o bilogica, che grandi biologi hanno smontato punto per punto (vedi il prof. Giuseppe Sermonti), ma cercheremo di vederne le implicazioni socio-politiche che questa ha avuto. “L’origine delle specie”, il trattato di Darwin nel quale vengono esposte le sue teorie – di cui lo stesso etologo era poco convinto - vede la luce nel 1859. Siamo in un periodo storico di epocali cambiamenti, periodo in cui hanno ormai pienamente attecchito le idee illuministe. E’ il trionfo del positivismo e del progressismo: il metodo scientifico viene applicato a tutti gli ambiti della conoscenza umana e c’è una fiducia assoluta nel progresso. Cambia la visione del mondo pre-moderna, in un processo che rappresenta un logico e perfetto continuum con l’Illuminismo. Non è più il divino a dettare i battiti della vita degli individui, ma la scienza e la ragione. Ciò che prima era mistero (dal greco mysterion, cosa segreta, inconoscibile, invisibile) vuole ora (nell’Ottocento) essere spiegato secondo ragione. Un processo che porterà l’uomo a non vedere più nulla di divino, perchè la ragione non può arrivare a spiegare l’inspiegabile. La storia non è più un percorso ciclico di matrice divina ed ordinata (come nel pensiero greco-romano e più in là riscoperto da Nietzsche), ma una linea orizzontale, una serie (spesso casuale) di eventi storici, che seguono un percorso di evoluzione pressochè illimitato.
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