Bocciata la Legge Alfano. Una legge che permetteva ai “Magnifici 4” (Presidente del Consiglio, Presidente della Repubblica e Presidenti di Camera e Senato) una improcedibilità temporanea per i reati comuni.
Una Legge che, paradossalmente, mentre la Costituzione ammette la possibilità di processare il Presidente della Repubblica per alto tradimento e per attentato alla Costituzione (art. 90), e il Presidente del Consiglio per i reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni (ad es. Corruzione) durante il periodo della carica, previa autorizzazione a procedere del Senato o della Camera (art. 96), impediva l’instaurarsi di un processo per reati comuni extrafunzionali (ovvero che non dipendevano dalla carica ricoperta, es. Omicidio).

“Legge” e non “Lodo”. Perché non di un “compromesso”, di un accordo tra i tre poteri dello Stato, di una decisione di un terzo imparziale, di un equilibrio costituzionale raggiunto, si trattava. Ma di uno strumento volto a soddisfare interessi politici e partigiani.

Equilibri costituzionali che quotidianamente vengono usati e strumentalizzati dai ministri di partito e dai giudici militanti, che in nome della democrazia e della sacra Costituzione, giocano a farsi la guerra politica. Da coloro che li utilizzano come scudo a coloro che se ne servono come arma offensiva.

Rappresentanti istituzionali, ominicchi di partito, giuristi inventati e ricercatori che non trovano il Diritto, che in nome della Giustizia, delle Libertà individuali, dei Padri della Costituzione, dei Principi inviolabili e innegabili e inconfutabili, amano insultarsi, difendersi, attaccarsi e stracciarsi le vesti, riempiendosi la bocca di neologismi giuridici, sparando numeri, articoli, commi e affermazioni da azzeccagarbugli di Stato.

“E’ costituzionalmente accettabile di fronte alle garanzie democraticamente sancite!” si sente da una parte. “Non è correttamente e costituzionalmente idoneo ai principi democraticamente espressi nella Carta” si sente dall’altra. “L’articolo 3!”, “l’articolo 90, che paura!” dicono loro. “C’è il 96, il 69 comma 2 e il 48, per carità!”, ricordano gli altri. “Parlamentiamone” rispondono quelli.

Confusioni e balletti giuridici, volti solo al gioco politico e al teatrino televisivo. Strumenti costituzionali inventati e utili solo ad attaccarsi personalmente e politicamente.

Per non parlare degli imparziali giudici-guardiani della democrazia e dell’uguaglianza, che non esitano a inventarsi processi e sentenze politicamente efficaci. Sacerdoti del formalismo giuridico laico, sempre col chiodo fisso di Berlusconi e delle sue magie oscure.

Tutto ha una rilevanza politica, tutto ha un interesse politico: persino quegli equilibri e garanzie che a scuola ci fanno credere sacri e fondamentali. Quei principi in cui, secondo qualcuno, lo Stato dovrebbe affondare le proprie radici, che i cittadini e i governanti dovrebbero rispettare e onorare, ma che risultano essere solo i termini e le false regole di uno squallido gioco.

Se sei nuovo, iscriviti al Feed RSS. Grazie per la visita!