Poeti dell’azione - Convegno di studi sulla Scuola di Mistica Fascista [Recensione]
31 Gennaio 2010 da RedazioneRiportiamo di seguito la recensione dell’evento svoltosi sabato presso Raido, che ha visto una nutritissima presenza di pubblico in una sala che a fatica riusciva a contenere i presenti. L’evento ha un’importanza per noi di Raido primaria, perché ha focalizzato l’attenzione su un’esperienza del Fascismo conosciuta poco ma che, per noi, rappresenta un fulgido esempio di Virtù, Onore e Fedeltà. L’atmosfera, ci teniamo a sottolinearlo, è stata particolarmente vibrante e ricca di tensione, non solo emotiva ma, speriamo e crediamo, anche “mistica”.
di Angelo Spaziano
Si è svolto sabato scorso, 30 gennaio, a Roma, nei locali di Raido, in via Scirè 21-23, il convegno “Poeti dell’azione”, sulla Scuola di mistica fascista. I relatori intervenuti alla serata sono stati Luca Leonello Rimbotti, Maurizio Rossi e Stelvio dal Piaz. Il primo a prendere la parola è stato Luca Leonello Rimbotti, che ha illustrato a grandi linee la fondazione, nel 1930, della primigenia scuola di mistica fascista, ideata da alcuni componenti dei Gruppi Universitari Fascisti di Milano e intitolata a Sandro Italico, il figlio prematuramente scomparso di Arnaldo Mussolini. Lo stesso Arnaldo Mussolini, insieme a Niccolò Giani e a Guido Pallotta, costituirono infatti il fulcro di un valente brain trust che percepì e diffuse ovunque in Italia e nel mondo la dottrina fascista declinandola secondo canoni prevalentemente ario-romani, giungendo a connotare la laica dottrina delle camicie nere di un’inedita mistica incentrata sulla peculiare sinergia pensiero-azione. Vale a dire che tutto ciò che viene dapprima teorizzato in astratto deve assolutamente divenire azione concreta e fattiva in un secondo tempo. E questa Weltanschauung va inserita nell’ambito di una visione religiosamente ultraterrena e spirituale della vita. Il fascismo quindi va interpretato come una “religio”, in quanto, al pari di quella romana, vedeva i suoi momenti salienti scanditi da cerimonie equivalenti a veri e propri riti di propiziazione, con le sue adunate, i sacrifici, i giuramenti di sangue - i “Blutschwuren” del mondo germanico - e soprattutto una ricca agiografia.
Conformemente alla loro forma mentale, tutti i componenti della scuola di mistica fascista si arruolarono come volontari nell’esercito italiano per prendere attivamente parte alla Seconda guerra mondiale. Per quei guerrieri dello spirito e della spada era logico infatti, dopo avere ben “parlato” e diffuso oralmente i più nobili concetti, agire senza esitare per metterli in opera. E se necessario, bisognava essere pronti anche all’estremo sacrificio pur di salvare e santificare la Patria in pericolo. Le adunate oceaniche simboleggiavano le cerimonie con le quali coloro che presto sarebbero divenuti gli “uomini nuovi” scaturiti dalla società rigenerata dalla rivoluzione, celebravano la loro totale identità d’azione e di pensiero col capo carismatico. Questa nuova dimensione dello spirito era coadiuvata da un bagaglio filosofico scarno quanto esemplificativo: «Credere, obbedire, combattere». Il Duce era quindi il riferimento imprescindibile e assoluto per i nuovi credenti che col loro esempio riecheggiavano le imprese degli antichi guerrieri della romanità classica: cittadini-soldati o, in termini più moderni, guerrieri politici.

di Maurizio Caverzan



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