L’onesto e l’utile – J. Evola e M. T. Cicerone [Incise sulla pietra]
“Meglio subire un’ingiustizia, che commetterla. Questi principi sono vere pietre di paragone rispetto ad un’intima scala di valori. Evidenti per gli uni, sono sciocchezze e soltanto “belle frasi” per gli altri. A decidere, sta l’anzidetto senso naturale di dignità spirituale, il quale non s’impara. Agli occhi di chi ha questo senso, l’ingiustizia degrada chi la compie, e di fronte a ciò, che le conseguenze materiali che ne possiamo subire quando siamo noi a risentirle, è impossibile misurarle con lo stesso metro. Lo stesso vale per l’”inutilità” di tutto ciò che non è anche “retto”. Potrà forse condurre ad un successo, il quale però maschererà sempre una rinuncia, una abdicazione. Non è il successo di chi “resta in piedi”, di chi “tiene fermo”, di chi “non lascia il suo posto”.”
J. Evola – Due razze: Discriminazione delle essenze in Carattere, ed. Il Cinabro p. 56
“Themistocles post victoriam eius belli, quod cum Persis fuit, dixit in contione se habere consilium rei publicae salutare, sed id sciri non opus esse; postulavit, ut aliquem populus daret, quicum communicaret; datus est Aristides. Huic ille, classem Lacedaemoniorum, quae subducta esset ad Gytheum, clam incendi posse quo facto frangi Lacedaemoniorum opes necesse esset. Quod Aristides cum audisset, in contionem magna exspectatione venit dixitque perutile esse consilium, quod Themistocles adferret, sed minime honestum. Itaque Athenienses, quod honestum non esset, id ne utile quidem putaverunt totamque eam rem, quam ne audierant quidem, auctore Aristide repudiaverunt.”
“Temistocle, dopo la vittoria nella guerra contro i Persiani, disse nell’assemblea di avere un consiglio salutare per lo Stato, ma che non era opportuno venisse conosciuto: chiese che il popolo gli desse qualcuno da rendere partecipe di tale consiglio: venne designato Aristide. Egli gli disse che si poteva incendiare di nascosto la flotta spartana, all’ancora a Giteo, cosa che avrebbe inevitabilmente infranto le risorse degli Spartani. Dopo che Aristide ebbe udito ciò, si recò nell’assemblea tra l’aspettazione generale e disse che il consiglio di Temistocle era utilissimo ma per nulla onesto. Così gli Ateniesi non ritennero neanche utile ciò che non era onesto e dietro consiglio di Aristide rifiutarono un progetto che neppure conoscevano.”
M. Tullio Cicerone – De Officiis, libro III, capitolo 49
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