La Scuola di Mistica Fascista
La scuola di mistica fascista fu fondata nel 1930 a Milano da Niccolò Giani (1909-1941), uno studente di giurisprudenza appassionato di giornalismo politico, che ne fu il direttore, con l’appoggio di Arnaldo Mussolini.
L’istituto milanese, dedicato a Sandro Italico Mussolini, si proponeva di essere il centro di formazione politica dei futuri dirigenti del Fascismo. I principi-chiave sui quali l’insegnamento si basava erano l’attivismo volontaristico, la fede nell’Italia dalla quale si riteneva derivasse quella in Benito Mussolini e nel Fascismo, l’anti-razionalismo, un certo connubio tra religione e politica, la polemica con la liberal-democrazia e il socialismo, il culto della “romanità“.
Tra i docenti furono Ferdinando Mezzasoma (vicedirettore della scuola), Vito Mussolini, Guido Pallotta, Berto Ricci, Emilio Bodrero, Eugenio Coselschi, Asvero Gravelli, Umberto Padovani, Enzo Paci, Giorgio Pini, Nino Tripodi, Cornelio di Marzio, Gastone Silvano Spinetti, Pasquale Pennisi, Michele Federico Sciacca, Enzo Leoni, Julius Evola e Luigi Stefanini. Quest’ultimo fu anche, per alcuni anni, “consultore”, cioè consulente ufficiale della Scuola.
Dal 1937, sempre per iniziativa di Giani, fu creata nell’ambito della scuola la rivista, Dottrina fascista, che pubblicò nel 1939 il decalogo della scuola (”Decalogo dell’italiano nuovo”)[1]. La sede ufficiale si spostò successivamente nel medesimo edificio che ospitò ai suoi inizi il giornale Il Popolo d’Italia, chiamato “il Covo”[2] Nel 1940, in occasione del decennale dalla fondazione fu tenuto un convegno che vide oltre 500 partecipanti ed ebbe l’adesione della maggior parte degli intellettuali dell’epoca, compresi rettori e docenti universitari. Julius Evola fu tra i sostenitori di questa iniziativa per le possibilità che essa avrebbe potuto offrire nella creazione di un’élite ispirata ai valori tradizionali da lui propugnati.
Dopo l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale il 10 giugno, voluta da Mussolini, l’attività della Scuola venne sospesa, in quanto gran parte dei dirigenti erano partiti volontari su impulso dello stesso Giani. Nella guerra caddero lo stesso Giani nel 1941 e altri docenti, come Guido Pallotta e Berto Ricci. Nel 1943 la scuola cessò definitivamente la propria attività.
Se sei nuovo, iscriviti al Feed RSS. Grazie per la visita!
