Alcune riflessioni sul campo invernale 2010

Dando un taglio alla vita borghese in comunione d’amore ci si è messi alla prova dando nuova legna al nostro fuoco, tutti uniti in comunitaria tensione d’intenti. Il freddo ha fatto la sua parte e da reagente ha alimentato il nostro calore interiore perché si sa, come si dice sempre rispetto ai disagi, che ciò che non ammazza fortifica. Che motivo ci sarebbe stato, d’altronde, per essere ammazzati? Cosa c’è di più bello che stare in unione fiammeggiante, in “beata solitudo (sola beatitudo)” coi camerati? Di “condividere pane e morte”? Montare una tenda, fare la legna, accendere un fuoco; tutto assume così un significato ed un sapore diverso e molte cose sono uscite da tale sinergia, oltre che un costante rinnovamento della volontà. Salire un monte, lasciarsi dietro, lasciare in basso, posto che più propriamente a ciò compete, le piccole preoccupazioni di ogni giorno; alleggerirsi ad ogni ulteriore passo verso la vetta esteriore, che corrisponde ad una, seppur minima, analogica ulteriore focalizzazione della vetta interiore. Ripulirsi e tentare di configurarsi come pura volontà; perché ogni passo, sempre più pesante, compiuto, ogni volta che s’ignorano quei piccoli ruggiti, sentiti, ai noi, ancora in lontananza, del drago interiore, che risuonano dalla caverna delle nostre viscere, è un piccolo atto di volontà. Una goccia è nulla, o quasi, ma tante bucano il marmo.
Il Bello ha ispirato la nostra anima, facendole respirare aria nuova, sempre maggiore si faceva la tensione alla liberazione, ma purtroppo siamo ancora lontani ed il paesaggio nevoso, non contornato da un cielo oscuro e inquieto ma, al contrario, nutrentesi del fiammeggiante Sole di una giornata cristallina, non ha potuto che portare in alto le nostre sensazioni ed il mio pensiero si è volto alla fase annuale che stiamo attraversando, ascendente, vittoriosa, in cui la natura, la sua magia, la sua energia, è ormai prossima all’affermazione e alla manifestazione.
La cima del Monte Gennaro ci ha offerto una completa panoramica della vallata e la possibilità di poter assistere, all’aurora, alla comparsa del Sole da dietro le altre altitudini, che preceduto da un bagliore dorato, fiammeggiante, ci si è presentato come un Dio in tutta la sua Gloria. Sensazioni irripetibili ha suscitato in me questa visione, che gelosamente custodisco nel cuore, in tutto il suo potenziale catartico. Questo indubbiamente il momento più alto che ha generato una leggerezza ed una cristallinità particolari che solo forse la parola greca “kalòs”, nel significato più profondo che le fu affidato e che da secoli si porta dietro, può approssimarsi a rendere.
Molto è nato, molto si è rigenerato, molto è stato alimentato e confermato e forse ora, un pochino di più, possiamo affermare la nostra sfida, il nostro messaggio, la nostra volontà.

Se sei nuovo, iscriviti al Feed RSS. Grazie per la visita!