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Il lato oscuro dell’Islam. I Califfi Adolfo e Benito

22 Febbraio 2010 da Redazione

Intervista, tratta da Panorama del 31/01/2003, a Stefano Fabei,  lo storico tra i maggiori esperti sui rapporti tra Fascismi europei ed Islam, che sarà presente sabato prossimo presso la nostra libreria in occasione della conferenza “Il Fascio e la Mezzaluna”.

Vero, o soltanto verosimile, il racconto spiega molte cose sull’Islam. Un giorno del 1940: tutti cercavano Adolf Hitler e solo Joseph Goebbels, ministro della Propaganda, poteva bussare a una certa porta. Trovò il Führer in preghiera, su un tappeto persiano e con la faccia rivolta alla Mecca. Gli arabi credevano a questo episodio. Anzi lo diffusero con molto orgoglio visto che Hitler, che chiamavano familiarmente Abu ‘Ali, era additato come «il redentore», colui che poteva «liberare dall’oppressione i popoli schiavi». E i musulmani, schiacciati dal tallone colonialista britannico, intonavano canzoni che riassumevano le ragioni di un’alleanza politica e ideologica. Una di queste diceva: «In cielo Allah, sulla terra Hitler». Sui rapporti tra il totalitarismo europeo e l’Islam, relegati nella penombra della storiografia, ha indagato lo storico Stefano Fabei (Università di Perugia), autore di Il fascio, la svastica e la mezzaluna (Mursia), a giorni in libreria. A Fabei, che ha scovato rapporti e lettere segrete, Panorama ha rivolto alcune domande.

I musulmani vedevano in Hitler solo il nemico degli inglesi oppure c’erano affinità più profonde?
Una vicinanza politica che viene da lontano . Il Kaiser Guglielmo II era molto amico dell’Impero ottomano. Tra Berlino e Istanbul ci furono intensi contatti commerciali e culturali. Hitler inoltre espresse sempre simpatia verso gli arabi. Il 10 agosto 1942 manifestò la sua convinzione sulla superiorità della religione islamica rispetto a quella cristiana.

Ma c’era anche una concezione dello stato simile?
Certamente: creazione di una società protetta da un forte esercito e da una rigida disciplina interiore, piegata ai voleri di un solo uomo; odio verso la democrazia occidentale considerata come una «truffa elettorale» e regno dei «trafficoni»; una mistica politica che doveva osteggiare la plutocrazia, ossia lo strapotere del capitale. Hitler come l’equivalente del califfo. Non a caso molti arabi credevano che si fosse convertito all’Islam.

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Gli americani sono profondamente coinvolti nel traffico di droga afghano

22 Febbraio 2010 da Redazione

Gli Stati Uniti hanno preparato il terreno per la guerra afghana (e pakistana) otto anni fa, quando permisero il traffico di droga ai signori della guerra sul libro paga di Washington. Ora gli americani, agendo come il Capo dei Capi, hanno compilato liste nere dei rivali, i signori della guerra “talebani”. “È un’occupazione di bande, nella quale i trafficanti di droga alleati degli Stati Uniti sono incaricati di svolgere le attività di polizia e controllo dei confini”.

“I trafficanti di droga alleati degli Stati Uniti sono incaricati di svolgere attività di polizia e di controllo dei confini, mentre i loro rivali sono stati inseriti in liste nere americane”.

Se state cercando il capo del traffico di eroina in Afghanistan, esso è rappresentato dagli Stati Uniti. La missione americana si è evoluta in un’organizzazione di tipo mafioso che avvelena ogni alleanza militare e politica introdotta dagli USA e dal proprio governo fantoccio di Kabul.

È un’occupazione di bande, in cui i trafficanti di droga alleati degli Stati Uniti sono incaricati di svolgere attività di polizia e di controllo dei confini, mentre i loro rivali sono stati inseriti in liste nere americane, destinati alla morte o alla cattura. Come risultato di ciò, l’Afghanistan è stato trasformato in una piantagione di oppio che fornisce il 90 percento dell’eroina mondiale.

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Shambhala l’inafferrabile, la risplendente va cercata nelle profondità dell’anima

21 Febbraio 2010 da Redazione

di Francesco Lamendola - 18/02/2010

Nella cultura occidentale, il mito di Shambhala è antico di mille anni (usiamo la parola “mito” nel significato alto della parola, come in Platone, per indicare non qualcosa di fittizio, ma una verità che non può essere compresa e trasmessa con il solo Logos razionale).

Il primo europeo che partì alla sua ricerca fu il monaco slavo Serghej, che, nel 987, era stato incaricato dal principe di Kiev,Vladimir il Grande di trovarla, dopo averne conosciuto l’esistenza in un antico manoscritto conservato nel monastero di Monte Athos, in Grecia. La sua spedizione si perdette nelle nebbie dell’Asia sconosciuta e non se ne seppe più nulla. Ma più di mezzo secolo dopo, nel 1043, giunse a Kiev un vecchio monaco che diceva di essere Serghej, e raccontò una storia  quasi incredibile: dopo tre anni di viaggio, e dopo aver perduto tutti gli altri membri della carovana, egli era giunto davvero in una valle meravigliosa, abitata da uomini saggi e pacifici, ricchi di conoscenze avanzatissime e solleciti del bene dell’umanità, pur essendo fermamente decisi a tenersi appartati dal mondo esterno.

Ogni anno, solamente sette pellegrini venivano accolti a Shambhala, ospitati in una vastissima rete di grotte e gallerie sotterranee, ricca di biblioteche e di musei che accolgono l’intera storia del genere umano, e istruiti spiritualmente, oltre che sul piano scientifico. Alla fine, sei di essi venivano rimandati nel mondo, per trasmettere agli uomini i segreti spirituali che avevano appreso e vivificarne l’atmosfera, minacciata dalle ombre dell’avidità, dell’ignoranza, della violenza; il settimo rimaneva per sempre, accolto come un abitante di quel Regno nascosto, per completarvi il proprio processo di evoluzione interiore.

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Alimentiamo il fuoco

20 Febbraio 2010 da Redazione

Alcune riflessioni sul campo invernale 2010

Dando un taglio alla vita borghese in comunione d’amore ci si è messi alla prova dando nuova legna al nostro fuoco, tutti uniti in comunitaria tensione d’intenti. Il freddo ha fatto la sua parte e da reagente ha alimentato il nostro calore interiore perché si sa, come si dice sempre rispetto ai disagi, che ciò che non ammazza fortifica. Che motivo ci sarebbe stato, d’altronde, per essere ammazzati? Cosa c’è di più bello che stare in unione fiammeggiante, in “beata solitudo (sola beatitudo)” coi camerati? Di “condividere pane e morte”? Montare una tenda, fare la legna, accendere un fuoco; tutto assume così un significato ed un sapore diverso e molte cose sono uscite da tale sinergia, oltre che un costante rinnovamento della volontà. Salire un monte, lasciarsi dietro, lasciare in basso, posto che più propriamente a ciò compete, le piccole preoccupazioni di ogni giorno; alleggerirsi ad ogni ulteriore passo verso la vetta esteriore, che corrisponde ad una, seppur minima, analogica ulteriore focalizzazione della vetta interiore. Ripulirsi e tentare di configurarsi come pura volontà; perché ogni passo, sempre più pesante, compiuto, ogni volta che s’ignorano quei piccoli ruggiti, sentiti, ai noi, ancora in lontananza, del drago interiore, che risuonano dalla caverna delle nostre viscere, è un piccolo atto di volontà. Una goccia è nulla, o quasi, ma tante bucano il marmo.
Il Bello ha ispirato la nostra anima, facendole respirare aria nuova, sempre maggiore si faceva la tensione alla liberazione, ma purtroppo siamo ancora lontani ed il paesaggio nevoso, non contornato da un cielo oscuro e inquieto ma, al contrario, nutrentesi del fiammeggiante Sole di una giornata cristallina, non ha potuto che portare in alto le nostre sensazioni ed il mio pensiero si è volto alla fase annuale che stiamo attraversando, ascendente, vittoriosa, in cui la natura, la sua magia, la sua energia, è ormai prossima all’affermazione e alla manifestazione.

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Il Cuib Femminile su AT

19 Febbraio 2010 da Redazione

a cura del Cuib Femminile

Nasce un nuovo piccolo spazio nel blog di Raido, quello dedicato al Cuib Femminile.

Crediamo che uscire allo scoperto sia doveroso, soprattutto perché ormai, dopo anni di miltanza e di cammino verso la scoperta di noi stesse sulle orme della Tradizione, c’è la voglia di esprimere in modo più evidente chi siamo e ciò che facciamo confidando anche nella possibilità e speranza di attirare il simile.

La nostra attività più visibile è stata ed è ad oggi quella di “artigiane”, ma da un po’ di tempo a questa parte crediamo sia giunto il momento di dedicare spazi più ampi alla riscoperta del “femminile”.

Già con l’organizzazione di incontri-conferenze, che per noi è stato e sarà un importante strumento di conoscenza, approfondimento e speriamo confronto, abbiamo iniziato quello che noi chiamiamo “Percorso al femminile”.

Riteniamo opportuno, oggi, attivare attraverso il blog, anche un altro strumento di comunicazione, che sia in grado di abbattere le distanze e di accorciare i tempi,  per creare une rete di scambio e confronto con tutte coloro che sono incuriosite e interessate al nostro percorso.

Lo scopo è quello di lanciare degli spunti di riflessione, fornire delle chiavi di lettura e stimolare approfondimenti di tematiche legate al mondo femminile.

La nostra speranza è che, attraverso questi strumenti, sempre più donne abbiano il desiderio, come noi, di scoprire la loro vera essenza, di trovare la loro naturale collocazione all’interno di una comunità e soprattutto di distaccarsi da tutti quei falsi miti che, nella società in cui viviamo, vogliono far perdere alla donna la sua vera dignità, camuffandosi sotto parole come emancipazione, parità e libertà.

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Bertolaso visto da destra

19 Febbraio 2010 da Redazione
Aspettando che i sedicenti scudieri delle varie destre immaginarie ci dicono cosa è il loro essere di destra (ma… ce la “facete”?), può essere d’aiuto alla comprensione degli altri come l’essere di destra di azionepuntozero legge gli avvenimenti d’attualità. E già: non c’è Torre d’Avorio in cui chiudersi, quando si ha una visione organica del mondo che ti permette di avere una chiave di lettura passepartout.
Al sodo: Guido Bertolaso. Nelle more della lotta scatenata tra poteri occulti (che fortunatamente ancora non sono ricorsi, come in passato, allo stragismo per prevalere l’un sull’altra o trovare un accordo), è finito nel tritacarne l’uomo che il 2009 aveva definitivamente incoronato come la più fulgida testimonianza di un’italianità che ancora funziona. Il Capo della Protezione Civile ha risolto i problemi di L’Aquila come a nessun’altra regione italiana devastata da una calamità naturale era mai accaduto prima. Lo stesso dicasi per Napoli (Napoli) ripulita dalla monnezza. L’uomo della provvidenza oggi è Bertolaso, e tutto sommato ci si poteva pure accontentare. Dove servono case, compaiono case; dove la monnezza è troppa, sparisce la monnezza. Un’efficienza che diventa efficientismo, uno spot impensabile nell’Italia di oggi, persino un po’ pericoloso, perché dimostra che una qualche forma di buon governo esiste: basta tenerla a debita distanza dai processi democratici e dalla burocrazia, perché la democrazia e la burocrazia uccidono ogni forma di possibile buon governo. Proprio lo status particolare della Protezione Civile, per definizione esclusa dai passaggi burocratici e dal giogo dei “rappresentanti eletti”, ha reso possibile i suoi successi.
Così, a contrappasso di chi faceva funzionare le cose escludendo i processi democratici, ecco arrivare la spada di Damocle di un processo, con i più moderni annessi a sfondo sessuale, che fanno audience.
Ulteriore dato: il tempismo. Appena una settimana prima che il ciclone si scatenasse sull’uomo che combatte le calamità naturali, Bertolaso si era reso protagonista di reato di lesa maestà, mandando a dire agli americani che ad Haiti stavano sbagliando tutto. Ad Haiti, gioverà saperlo a chi abbia orecchie per intendere, gli Usa non hanno mandato “aiuti”, ma militari, che hanno paralizzato lo staterello a poche centinaia di miglia dalla loro costa con posti di blocco e macchinosità (la burocrazia invisa a Bertolaso) che hanno reso vani molti degli sforzi profusi dai veri soccorritori, tra cui gli italiani della Protezione Civile. La mannaia si è abbattuta su di lui nel giro di pochi giorni, come abbiamo visto.
Ultimo spunto. Era in discussione in Parlamento la proposta di legge per la riforma della Protezione Civile, che sarebbe peraltro diventata una S.p.a. Oggi si sa che non diventerà una S.p.a., il governo con la più ampia maggioranza mai avuta ha deciso di fare un dietro-front. Strano, però, quello che lo stesso Bertolaso ha detto dalla trasmissione “Ballarò”, in diretta e che ben poco risalto ha avuto: “La norma che più mi è stata osteggiata in Senato, dal centrodestra e dal centrosinistra, non è stata la Spa, ma una piccola norma che diceva che sono annullati tutti gli arbitrati che a qualsiasi titolo siano stati attivati nell’ambito delle attività della Protezione Civile”. Una norma che Bertolaso ha introdotto “perché indipendentemente dalla mia possibilità di controllo, ad un certo punto le imprese si mettono d’accordo con le stazioni appaltanti per fare gli arbitrati, quando ci sono esigenze di aumentare la spesa”. Eccola, la sede dove la burocrazia torna ad essere tale e ad alimentare quelle sacche d’ombra all’interno della quale nasce il vero sperpero, per non chiamarlo apertamente corruzione. L’uomo della provvidenza voleva estirpare la malerba, ma l’unanimità dei “rappresentanti democraticamente eletti” è stata di altro parere.
Tornando all’incipit: nessun “sedicente di destra” potrà mai fare una vera difesa di Bertolaso come quella che avete letto. Difficilmente lo troverete sui giornali o leggerete interventi di parlamentari che la dicono chiara, così com’è. Solo chi è davvero di destra ve lo potrà raccontare. Accontentatevi, finché dura, di azionepuntozero.

Un sistema sbagliato

18 Febbraio 2010 da Redazione

Lo scandalo dilaga. Ma cosa si può pretendere dal sistema democratico di separazione dei poteri? In queste condizioni, ogni potere che esiste rivendica la sua indipendenza e lotta per la sua affermazione (facendo spesso i suoi sporchi interessi di corruzione). E’ un sistema errato, dove non c’è armonia, bensì un presunto equilibrio, basato su poteri separati che si controllano a vicenda. E che risultati…

‘Corruzione patologica PA non ha anticorpi’

Nel 2009 denunce aumentate del 229%

ROMA - La corruzione e’ un ”tumore maligno” contro il quale non ci sono ”anticorpi” nella pubblica amministrazione e che con gli anni addirittura sembra peggiorare. Nel 2009 le denunce sono infatti aumentate del 229%. E’ la Corte dei Conti

a mettere il dito nella piaga e a parlare della necessita’ di recuperare ‘’senso etico” perche’ ‘’se non c’e’ senso etico nell’agire - ha detto oggi il presidente della magistratura contabile Tullio Lazzaro - non bastano mai i giudici, i carabinieri o le altre forze dell’ordine a combattere questo male”.

Alla malversazione vera e propria si affianca poi tutta quella serie di comportamenti che portano ad ”un ingente spreco di risorse pubbliche” a partire dalle opere incompiute, come ha messo oggi in evidenza il procuratore generale Mario Ristuccia all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Mala gestione della sanita’, consulenze fuori legge, derivati che rischiano di indebitare le generazioni future per 20-30 anni. E’ lungo l’elenco degli esempi di inefficiente gestione della p.a. Sulle opere incompiute in particolare e’ molto lunga la lista presentata dalla Corte sulla base del lavoro fatto lo scorso anno dalle procure e va dalle chiusura del reparto di radioterapia dell’ospedale di Sora, a pochi giorni dalla sua apertura, alla mancata esecuzione di urgenti lavori di restauro del complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia. C’e’ poi il caso del Palasport di Piancavallo costruito in occasione delle Universiadi del 2003 e non utilizzato o i lavori assegnati e mai realizzati anche all’Arsenale di Brindisi. Non poteva mancare il ‘capitolo’ Protezione Civile sul quale ”manca un controllo reale” e’ stato evidenziato da Lazzaro il quale fa sapere che sulle opere del G8 alla Maddalena, per le quali e’ stata aperta un’inchiesta, ”e’ stato chiesto il controllo della Corte solo su due soli contratti iniziali”. Nella sanita’, poi, non ci sono solo ‘’spese inutili” ma anche ”fenomeni particolari di mala gestione”, come gli ”inefficienti e costosi programmi di screening anti-tumorale” o le ”eccessive prescrizioni di farmaci” fino agli ‘’sconcertanti interventi chirurgici non necessari”. Sulle consulenze invece la stretta praticata dalle ultime Finanziarie sembra non avere effetto se ci si trova di fronte a ”fenomeni vasti che non possono non allarmare”, come ha detto Lazzaro. Per i derivati, poi, il pg Ristuccia evidenzia l’esigenza di un attento monitoraggio perche’ “certe situazioni di debito e squilibrio si riflettono nel tempo, anche per venti o trenta anni e rischiano di impegnare le generazioni future”. Sulle societa’ per azioni a partecipazione pubblica: il controllo della Corte dei Conti è “strumento di garanzia del buon uso delle risorse”. E ancora, sul presunto buco di 9 miliardi: “Non esiste un buco di bilancio, al massimo c’e’ una scarsa correttezza contabile nello scrivere alcune poste”, ha detto il presidente Lazzaro. Il discorso del presidente della Corte dei Conti Tullio Lazzaro è piaciuto al ministro della giustizia Angelino Alfano, che ha lodato le “parole di coraggio e per certi versi anche di anti conformismo” del presidente. Per il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta la p.a. sta “reagendo e si vede dall’incremento dei casi denunciati”.

Ospite indesiderato

18 Febbraio 2010 da Redazione

Ennesima faccenda scabrosa che vede coinvolto il mostro americano: da una parte si fa sponsorizzatore di pace e difesa degli oppressi. Dall’altra, però, dà ascolto al suo creditore e, con la coda fra le gambe e il viso paonazzo di vergogna, fa quello che dice. Il Dalai Lama? Facciamolo vedere poco per questi corridoi della Casa Bianca…

Atteso incontro Obama-Dalai Lama

Usa, grande il disappunto della Cina

Grande attesa per il suo primo incontro di Barack Obama con il Dalai Lama a Washington. Il presidente Usa apre per l’occasione le porte della West Wing, l’ala politica della Casa Bianca, ma non l’Ufficio Ovale, il sancta sanctorum del potere presidenziale. Anche Hillary Clinton avrà un colloquio con la guida spirituale tibetana. Grande il disappunto della Cina: l’incontro non arriva in un momento facile nei rapporti tra Washington e Pechino. A dar retta agli addetti ai lavori, ci sono soprattutto ragioni di carattere economico dietro la rabbia di Pechino per l’incontro tra il presidente Barack Obama e il Dalai Lama, alla Casa Bianca. Ma le tensioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cina sono reali e hanno raggiunto un livello di guardia.

Con le due gigantesche economie sempre più interconnesse, la Casa Bianca si attende delle reazioni limitate, ma la visita del Dalai Lama potrebbe rendere più complicati gli sforzi di Obama per assicurarsi di avere l’appoggio della Cina su temi cruciali come l’imposizione di sanzioni più dure all’Iran, la soluzione dello stallo con la Nord Corea in materia di nucleare e la realizzazione di un nuovo accordo globale in materia di cambiamenti climatici.

Il Dalai Lama ha incontrato regolarmente tutti i presidenti americani negli ultimi vent’anni, da George Bush padre a George Bush figlio, ma questa volta le pressioni sulla Casa Bianca sono state fortissime così come la richiesta di cancellare “l’incontro sbagliato”. Per Pechino, il Dalai Lama è “un lupo in abiti da monaco” e il colloquio con Obama serve a fare da grancassa alle istanze separatiste del Tibet.

La questione è molto delicata: i presidenti americani non possono non incontrare il Dalai Lama se non vogliono incorrere negli strali degli attivisti per i diritti umani, i cinesi invece devono criticare l’incontro con un leader che per loro è l’incarnazione delle aspirazioni separatiste del Tibet.

fonte: http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo474274.shtml

E venne Valle Giulia

17 Febbraio 2010 da Redazione

Un ragazzaccio in camicia nera racconta.

E venne Valle Giulia s’è imposto quale titolo all’originale La Spranga sui denti, nato alle prime ore del mattino e prima che si rendesse in libro. Provocatorio, irriverente, un po’ guascone. Non solo mazzate e teste vuote, però. Un ragazzaccio in camicia nera racconta la storia di un percorso di mani levate, di piazze e di scontri, di sentimenti e di idee. Oggi, dopo quarant’anni, ha la pretesa di essere ancora in cammino. Vagabondo.
La copertina, composizione e colori, fi ga intuizione e realizzazione di Marco Ruperto, rinnova la vanità d’essere là, a Valle Giulia, con quanto resta dell’asse di una panchina e la panchina prossima a spiccare il volo. Anni Sessanta, inquieti e preservati integri anche dopo, quando le giornate di Marzo si sono trasformate in autunno (caldo) e i colori intristiti (bombe e P38).
Atmosfere, parole, gesti. Quel mondo evidenziato nella presentazione da Luciano Lanna quale memoria gioiosa, libertaria (l’anarco-fascismo già caro a Brasillach), dissacrante. Voce di una generazione e non soltanto di personale vissuto.
Il futuro diventa passato, sentieri sovente interrotti, porte divelte e sbattute in faccia d’altri e sulla propria. Se “entrammo nella vita dalla porta sbagliata”, sempre faccia al sole e in culo al mondo. Rifiuto d’ogni rendiconto. Zero alibi, zero rimpianti. Leggere per credere.

Autore: Mario Michele Merlino

Editore: Settimo Sigillo

Pagine: 144

Anno: 2008

Prezzo: 15 €

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Mario Michele Merlino

Mario Michele Merlino, docente di storia e filosofia, autore con Rodolfo Sideri di: Inquieto novecento e Strade d’Europa. Sempre per le edizioni Settimo Sigillo ha tradotto I Poemi di Fresnes e scritto Ritratti in piedi. Nichilista, anticonformista, poeta, come il suo antenato prigioniero nella foresta di Brocéliande.

Sarà relatore sabato 20 febbraio 2010 ore 18.00 presso i locali dell’Associazione in occasione della conferenza “Kulturkampf - La battaglia delle idee contro il nulla che avanza”.

Quel domani che ci appartenne

17 Febbraio 2010 da Redazione

Passato, presente e futuro in camicia nera.

Parte dalle trincee, parla delle Rivoluzioni e della guerra; identifica le poste in gioco e qualifica i protagonisti di quello scontro di civiltà, in quel caso autentico; prosegue con il dopoguerra mettendo l’accento sul Sessantotto e sulla strategia della tensione (con una nutrita documentazione sui veri burattinai). Fa un’analisi della società, del sistema, della comunicazione nel mondo d’oggi. Critica le maggiori devianze e i principali errori dei partiti e dei gruppi “antagonisti” contemporanei. S’interroga (offrendo risposte) sulla funzione che possono avere oggi partiti e movimenti in un sistema a compartimenti stagni e a gestione dittatoriale.
Sviscera le diverse componenti delle élites di una società appunto elitaria differenziando quelle permeabili ad un’azione intelligente e mirata da quelle assolutamente impermeabili.
Espone una strategia per il presente e per il futuro mettendo l’accento sugli esempi positivi e innovativi che già è possibile intravedere.
Definisce lo spirito originario ed originale che permette di rifondare il mondo intorno a noi.

Autore: Gabriele Adinolfi

Editore: SEB

Pagine: 248

Anno: 2005, I edizione. 2007 II edizione

Prezzo: 18 €

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Gabriele Adinolfi

[...] Dal 2003 in poi Gabriele Adinolfi si è impegnato in prima linea nelle Università d’Estate e nella Guardia d’Onore Benito Mussolini che ha servito in Cripta dal 2003 al 2007. È stato per ter anni caporedattore della rivista Orion. Particolarmente vicino a Casa Pound, Adinolfi non ha mai smesso di cercare la trasversalità, sempre con aspirazione all’avanguardia.
Ha dato vita, mattone per mattone, ad un Centro Studi piuttosto articolato, Polaris, che ha celebrato il suo primo convegno in Abruzzo nell’Epifania del 2008 ed ha all’attivo una lunga serie di dvd, due quaderni “Geopolitica della droga e del petrolio” e “Immigrazione”, corsi di comunicazione a più livelli, corsi quadri e un notiziario trimestrale.
Intanto  ha scritto “Nos belles années de plomb” uscito nel 2005 in Francia, “Quel domani che ci appartenne” stampato nel 2006 dalla Barbarossa in Italia, cui ha fatto seguito “Tortuga, l’isola che (non) c’è” uscito sempre dalla Barbarossa il 3 gennaio 2008.
Da quattro anni cura quotidianamente www.noreporter.org (tratto da gabrieleadinolfi.it).

Sarà relatore sabato 20 febbraio 2010 ore 18.00 presso i locali dell’Associazione in occasione della conferenza “Kulturkampf - La battaglia delle idee contro il nulla che avanza”.

Opera del Mossad?!

17 Febbraio 2010 da Redazione

Inquietante storia di servizi e omicidi di un certo tipo…

WASHINGTON – Gail Folliard e Kevin Daveron, “irlandesi”. Michael Bodhenheimer, “tedesco”. Peter Elvinger, “francese”. Sono alcuni dei membri del commando che ha assassinato, il 20 gennaio in un hotel di Dubai, Mahmoud Al Mabhouh, esponente di Hamas legato a traffici d’armi. Un “lavoro” attribuito al Mossad israeliano.

La polizia di Dubai ha diffuso foto e identità – false – di dieci uomini e di una donna ritenuti coinvolti nell’operazione. Inoltre ha mostrato i video, registrati dalle telecamere interne dell’hotel, che ricostruiscono i movimenti del commando fino al momento dell’attacco.

Gli 007 arrivano a Dubai con voli diversi usando passaporti intestati a cittadini europei. Alcuni sono vestiti da uomini d’affari, altri possono essere scambiati per turisti. Un paio indossano il completo da tennis: sono loro a tenere d’occhio Al Mabhouh quando raggiunge l’hotel “Bustana Rotana”, il 20 gennaio e lo seguono poi fino alla stanza 230.

Sempre le telecamere mostrano i contatti tra gli agenti in un centro commerciale e, successivamente, quando il team “fila” l’esponente di Hamas fino alla stanza. Secondo la polizia il commando era composto da due squadre. La prima si occupa della sorveglianza. C’è Kevin Daveron e la donna, Gail Folliard, più altri. Stanno nella hall, nei corridoi del secondo piano. La seconda è incaricata di eseguire l’assassinio ed ha come punto d’appoggio una camera davanti a quella del leader palestinese. Su come abbiano fatto ad entrare due ipotesi: hanno usato un duplicato della chiave elettronica o la donna ha bussato riuscendo a farsi aprire.

Al Mabhouh sarebbe morto per soffocamento ma indagini sono in corso per stabilire se non sia stato usato del veleno.

Il video documenta come la fase finale dell’operazione sia stata rapidissima. Ore 20.24: il palestinese rientra in hotel, Kevin e Gail lo sorvegliano quando arriva al piano 20.46: 4 killer se ne vanno, il palestinese è stato eliminato. 20.47: la donna e un complice prendono l’ascensore. 20.51: Kevin Daveron lascia il piano dove è avvenuto il delitto. 20.52: il team della sorveglianza sgombra il campo. 22.30: Kevin e Gail si imbarcano all’aeroporto.

Per le autorità di Dubai, gli agenti segreti hanno cercato di nascondere bene le loro tracce. Così hanno usato telefonini criptati e forse altro materiale sofisticato. Ma qualche errore devono averlo fatto perché la polizia ha annunciato l’arresto di due palestinesi che avrebbero collaborato all’uccisione. Inoltre i loro volti sono stati captati dalle telecamere a circuito chiuso. Oggi è però difficile sfuggire alle centinaia di occhi elettronici che sorvegliano luoghi pubblici e strade. Quindi è probabile che gli agenti si siano presi il rischio.

Nel presentare la richiesta d’arresto internazionale per gli undici, gli investigatori di Dubai hanno chiesto la collaborazione all’Interpol. E nell’indagine, secondo indiscrezioni, sarebbero entrati anche i servizi iraniani e siriani. Un’inchiesta piuttosto delicata. C’è il sospetto che Al Mabhouh sia stato tradito ed è altrettanto chiaro che non ha adottato le misure di sicurezza previste. Di solito viaggiava con una scorta ma questa volta era rimasta a Damasco. La sua presenza Dubai, poi, ha provocato un certo “interesse” in Arabia Saudita: l’intelligence di Riad è inquieta con la politica dell’Emirato. Complice la crisi economica, Dubai ha accentuato il ruolo di piazza per mille traffici. Una situazione subito sfruttata da Hamas palestinese, dall’Hezbollah libanese e dai loro sponsor iraniani. Al Mabhouh, infatti, era impegnato in contatti per far arrivare nuove armi da Teheran a Gaza.

Guido Olimpio
16 febbraio 2010

Afghanistan, i marines impediscono alla Croce Rossa l’evacuazione dei civili feriti a Marjah

16 Febbraio 2010 da Redazione

Continua indisturbata la carneficina di civili in Afghanistan a dispetto di ogni norma di buon senso e consuetudine internazionale.
 La “Comunita` Internazionale”  distratta dall’Iran che continua ad arricchire uranio, non si prende cura delle bombe e delle raffiche di mitra dei soldati della Nato che piovono sui civili inermi dell’ Afghanistan.

di Enrico Piovesana
Le truppe Usa che circondano Marjah impediscono l’evacuazione dei civili feriti, causandone la morte per mancanza di cure adeguate. La denuncia arriva dall’ospedale di Emergency a Lashkargah, che si trova a soli 40 chilometri dall’epicentro dell’offensiva alleata in corso da venerdì notte, e da dove si sentono distintamente i rumori della battaglia in lontananza: i boati sordi delle esplosioni, gli echi continui delle raffiche di mitra e i rumori degli elicotteri e dei caccia che volano senza sosta.

“Sabato mattina la Croce Rossa Internazionale ci ha contattati - riferiscono dal centro chirurgico dell’ong italiana - dicendoci che nel loro pronto soccorso di Marjah avevano 28 civili gravemente feriti nelle prime fasi dell’attacco, ma che non riuscivano a portarli al nostro ospedale perché i marines non concedevano loro il permesso di oltrepassare i checkpoint fuori città. Così, 6 dei 28 feriti sono deceduti per mancanza di cure adeguate”.

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Casa d’Italia Colleverde - I legionari di Nettunia

16 Febbraio 2010 da Redazione


L’attività della Delegazione Romana della Fondazione RSI, si sta distinguendo per portare il messaggio di verità, intorno ai fatti storici ed agli esempi concreti, trasmessi direttamente dai protagonisti di quegli anni. Un esempio per le giovani generazioni.

Partecipare e diffondere!

15 Febbraio 2010 da Redazione

VENERDI 19 FEBBRAIO ore 19.30

noi e LUI…

Aperitivo e concerto acustico al FORO753

Ingresso euro 10

“per obblighi morali, etici e spirituali
contratti per noi da Rutilio Sermonti
tanti anni fa …”

Pax americana

15 Febbraio 2010 da Redazione

Mentre la Clinton si lamenta per gli esperimenti nucleari dell’Iran…In Afghanistan 12 civili muoiono sotto i colpi delle forze armate della Nato…

KABUL - Dodici civili afghani sono rimasti uccisi nell’offensiva delle truppe Nato nel sud dell’Afghanistan. Dopo la denuncia del presidente Hamid Karzai, che aveva parlato di dieci vittime, è arrivata la conferma del comando delel forze internazionali. I civili sono stati uccisi da un razzo che ha colpito una casa.

LA DINAMICA - In realtà i razzi partiti da un sistema High Mobility Artillery Rocket System erano due e sono esplosi a circa 300 metri dal bersaglio uccidendo 12 civili nel distretto di Nad Ali, nella provincia di Helmand. Lo ha riferito un comunicato dell’Isaf. Il comandante, generale Stanley McChrystal ha trasmesso le sue scuse al presidente afghano Hamid Karzai per l’«increscioso incidente». I razzi erano diretti contro «postazioni di talebani che sparavano sulle forze militari congiunte afghane e internazionali», ha spiegato l’Isaf nel comunicato. I militari stranieri hanno al momento sospeso l’utilizzo del sistema lanciarazzi e il comando Isaf ha aperto una inchiesta sull’incidente, in cui sono rimasti feriti «un soldato afghano e uno dell’Isaf». «Siamo profondamente dispiaciuti per questa tragica perdita di vite», si legge nelle dichiarazioni di scuse del generale McChrystal. «Questa operazione mira a ristabilire la sicurezza e la stabilità nella provincia. Assicuriamo che faremo tutto il possibile per evitare il ripetersi di questi incidenti», conclude la nota.

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Il camerata Pio Filippani Ronconi

15 Febbraio 2010 da Redazione

Pubblichiamo un altro articolo su Pio Filippani Ronconi, nella speranza che contribuisca a non dimenticare la sua immensa figura di uomo e soldato.

di Emilio Del Bel Belluz

Perché ci si sente tremendamente soli se muore una persona che conosciamo e che ci ha dato e donato l’esempio. A consolazione, spesso,  ci sono i ricordi che ci hanno accompagnato. Oggi in questo giorno di febbraio ho appreso che ci ha abbandonati il professor Pio Filippani Ronconi. Ci ha lasciati in questo mese di febbraio, appena un anno fa ricordavamo il fondatore di Sentinella D’Italia, Antonio Guerin.

Un anno è trascorso e difficilmente rinascono persone che hanno il coraggio delle loro idee e che con questo coraggio hanno saputo affrontare tanti inverni, resi difficili dalla loro scelta. Come potrei definire un soldato di tutta la vita come Antonio. Come potrei definire un soldato, perché prima si diventa soldati come Filippani. Lo stesso Leon Degrelle partì per la guerra contro il bolscevismo come semplice soldato. I galloni se li guadagnò a poco a poco, lottando, osando, combattendo.

Così è anche stata la vita di Filippani. Un uomo d’acciaio che scelse la via più difficile. Quella di difendere l’onore della patria, quella di difendere quei loro camerati il cui sangue aveva imbevuto le terre russe, soldati che furono macellati dalla guerra ma che resistettero con onore, fino alla fine.

Antonio Guerin e di Filippani Ronconi, questi intellettuali furono una luce per gli altri. Perché la vera luce è l’esempio che dobbiamo dare con il nostro comportamento, con la nostra lealtà. Pochi possono dire di aver fatto altrettanto, con eguale forza, con eguale amore. Filippani scelse di indossare l’elegante uniforme delle Waffen SS, perchè dentro di sè sentiva che doveva riparare a quel otto settembre che era caduto all’Italia come un vestito di forza. Da quel momento ben sapeva che quell’uniforme gli avrebbe reso la vita difficile ma era consapevole che chi cade per una idea Iddio l’avrebbe accolto. Sapeva che combattere è immolarsi e purificarsi da tutto. Molti soldati delle armate bianche che combattevano per lo Zar nelle battaglie più importanti si lavavano,volevano morire puliti. Filippani fu coerente con la sua scelta per tutta la vita. Io lo incontrai nella sua casa a Roma alcuni anni fa e lo intervistai rimando affascinato da questo soldato, mi si perdoni se lo chiamo soldato e non ufficiale, forse perché volle sempre sentirsi un uomo semplice e onesto.

Semplicità una parola che amo sentire e che per me ha un grande significato di vita. Rimasi, ripeto, colpito da questo uomo che ricordava la guerra. Scrissi alcuni articoli su di lui,mi onorai di possedere una foto con la sua dedica che fa bella luce nella mia biblioteca assieme alla foto di Junger con dedica. Credo che se avessi potuto riscrivere la mia vita, se avessi potuto nascere in quel tempo avrei voluto conoscere uomini come quelli che ho citato. Lo ripeto solo dai grandi uomini che non fanno calcoli di convenienza sulla comodità della vita possiamo imparare cosa sia l’eroismo.

Soldati che non si sono tolti la divisa per tutta la vita, perché chi è soldato anche per un giorno lo è tutta la vita se non tradisce a quel giuramento. Filippini volle con la sua presenza lavare l’onta che si era propagata sull’Italia.

Quei soldati a guerra terminata non ebbero né  onori né medaglie o riconoscimenti, ma insulti e li fu resa difficile la vita.

Molti furono uccisi a guerra finita, magari dopo aver sfidato ogni tipo di avversità e rispettando quella consegna che avevano ricevuto, come il soldato di Pompei che non  si mosse davanti a quella porta alla quale aveva prestato servizio. La consegna di uno spirito guerriero che non si ripeterà più. Stanno scomparendo queste figure nobili e solitarie vittime del tempo ma che hanno e avranno sempre un posto nella storia. Nessuno può disconoscere l’eleganza di certi sentimenti e la fedeltà aiutata e confortata dall’Onore.

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