Il lato oscuro dell’Islam. I Califfi Adolfo e Benito
22 Febbraio 2010 da Redazione
Intervista, tratta da Panorama del 31/01/2003, a Stefano Fabei, lo storico tra i maggiori esperti sui rapporti tra Fascismi europei ed Islam, che sarà presente sabato prossimo presso la nostra libreria in occasione della conferenza “Il Fascio e la Mezzaluna”.
Vero, o soltanto verosimile, il racconto spiega molte cose sull’Islam. Un giorno del 1940: tutti cercavano Adolf Hitler e solo Joseph Goebbels, ministro della Propaganda, poteva bussare a una certa porta. Trovò il Führer in preghiera, su un tappeto persiano e con la faccia rivolta alla Mecca. Gli arabi credevano a questo episodio. Anzi lo diffusero con molto orgoglio visto che Hitler, che chiamavano familiarmente Abu ‘Ali, era additato come «il redentore», colui che poteva «liberare dall’oppressione i popoli schiavi». E i musulmani, schiacciati dal tallone colonialista britannico, intonavano canzoni che riassumevano le ragioni di un’alleanza politica e ideologica. Una di queste diceva: «In cielo Allah, sulla terra Hitler». Sui rapporti tra il totalitarismo europeo e l’Islam, relegati nella penombra della storiografia, ha indagato lo storico Stefano Fabei (Università di Perugia), autore di Il fascio, la svastica e la mezzaluna (Mursia), a giorni in libreria. A Fabei, che ha scovato rapporti e lettere segrete, Panorama ha rivolto alcune domande.
I musulmani vedevano in Hitler solo il nemico degli inglesi oppure c’erano affinità più profonde?
Una vicinanza politica che viene da lontano . Il Kaiser Guglielmo II era molto amico dell’Impero ottomano. Tra Berlino e Istanbul ci furono intensi contatti commerciali e culturali. Hitler inoltre espresse sempre simpatia verso gli arabi. Il 10 agosto 1942 manifestò la sua convinzione sulla superiorità della religione islamica rispetto a quella cristiana.
Ma c’era anche una concezione dello stato simile?
Certamente: creazione di una società protetta da un forte esercito e da una rigida disciplina interiore, piegata ai voleri di un solo uomo; odio verso la democrazia occidentale considerata come una «truffa elettorale» e regno dei «trafficoni»; una mistica politica che doveva osteggiare la plutocrazia, ossia lo strapotere del capitale. Hitler come l’equivalente del califfo. Non a caso molti arabi credevano che si fosse convertito all’Islam.

Gli Stati Uniti hanno preparato il terreno per la guerra afghana (e pakistana) otto anni fa, quando permisero il traffico di droga ai signori della guerra sul libro paga di Washington. Ora gli americani, agendo come il Capo dei Capi, hanno compilato liste nere dei rivali, i signori della guerra “talebani”. “È un’occupazione di bande, nella quale i trafficanti di droga alleati degli Stati Uniti sono incaricati di svolgere le attività di polizia e controllo dei confini”.



Lo scandalo dilaga. Ma cosa si può pretendere dal sistema democratico di separazione dei poteri? In queste condizioni, ogni potere che esiste rivendica la sua indipendenza e lotta per la sua affermazione (facendo spesso i suoi sporchi interessi di corruzione). E’ un sistema errato, dove non c’è armonia, bensì un presunto equilibrio, basato su poteri separati che si controllano a vicenda. E che risultati…
Ennesima faccenda scabrosa che vede coinvolto il mostro americano: da una parte si fa sponsorizzatore di pace e difesa degli oppressi. Dall’altra, però, dà ascolto al suo creditore e, con la coda fra le gambe e il viso paonazzo di vergogna, fa quello che dice. Il Dalai Lama? Facciamolo vedere poco per questi corridoi della Casa Bianca…
Passato, presente e futuro in camicia nera.
Continua indisturbata la carneficina di civili in Afghanistan a dispetto di ogni norma di buon senso e consuetudine internazionale.

Mentre la Clinton si lamenta per gli esperimenti nucleari dell’Iran…In Afghanistan 12 civili muoiono sotto i colpi delle forze armate della Nato…




















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