Trichet chiede più soldi per gli speculatori
I gangster sono ormai di casa a Francoforte alla Banca centrale europea, anzi la fanno da padroni attraverso i loro maggiordomi e i loro servi. Una realtà di un’evidenza cristallina e che solamente i ciechi e i cialtroni in malafede possono far finta di non vedere. Così si ascoltano tecnocrati affermare che per uscire definitivamente dalla crisi è necessario recuperare la fiducia a lungo termine, e questo richiede interventi coordinati di azione politica che dovranno essere robusti contro le sfide future.
La brillante, si fa per dire, affermazione è stata fatta dal presidente della Bce, Jean Claude Trichet, al termine di un intervento alla Commissione Europea a Bruxelles. Trichet ha ricordato di avere espresso il medesimo concetto nel 2008 mentre la crisi finanziaria ed economica era al suo massimo.
Per il tecnocrate francese la fiducia a breve termine è stata recuperata grazie a azioni politiche definite “coraggiose” a livello globale. In altre parole i massicci aiuti di Stato alle banche che avevano speculato e che in conseguenza delle speculazioni fatte erano finite sull’orlo del fallimento. Un tracollo che solo i prestiti pubblici hanno impedito. “Coraggiose” evidentemente perché hanno dovuto sfidare la giusta ira dei cittadini europei e americani che, privi di colpe, a causa della crisi, hanno perso il lavoro, i propri risparmi e la casa sulla quale avevano acceso il mutuo. Gli stessi cittadini che hanno dovuto sopportare di vedere che i dirigenti delle banche degli speculatori hanno incassato nel 2009 premi di produzione miliardari per aver riportato in attivo in un solo anno le banche salvate con fondi pubblici, cioè con i soldi loro.
A giudizio del capo della Bce si deve fare presto per attivare i nuovi interventi, quindi i nuovi aiuti pubblici, visto che, evidentemente, quelli già versati non sono più sufficienti. Alla rapidità di eventi imprevisti, come la crisi, si deve quindi rispondere con misure immediate. E questa è una delle più grandi sfide per gli uomini politici.
Il nuovo approccio da tenere dipende dal fatto che anche se le crisi finanziarie non sono assolutamente fenomeni nuovi, negli ultimi anni è accelerata tremendamente la velocità della loro trasmissione. Tanto che l’ultimo intensificarsi della crisi si è diffuso in tutto il mondo nel corso di una mezza giornata. I fattori che hanno contribuito a tale accelerazione, sono il processo di integrazione finanziaria globale, l’aumento del cosiddetto “effetto leva”, cioè l’indebitamento di banche e società finanziarie (che lo avevano attivato per investire e speculare, ma questo Trichet non lo ha precisato), i progressi tecnologici e l’accumulazione per un lungo di tempo di disequilibri insostenibili a livello globale.
Visto poi che la Banca centrale europea non è stata capace di avvertire la tempesta finanziaria in arrivo, per il principio che gli speculatori non devono essere toccati, sarà ovviamente compito della “supervisione macroprudenziale” dell’Unione europea e della stessa Bce di identificare le fonti del rischio dell’intero sistema finanziario e proporre azioni di rimedio.
E ancora, tanto per dimostrare che la Bce fa gli interessi della speculazione, Trichet ha avuto il coraggio, o meglio la faccia di bronzo, di sostenere che il quadro di gestione delle crisi transfrontaliere, quelle che interessano più Paesi, aiuterà a gestire complessi e grandi intermediari finanziari, “il cui fallimento disordinato potrebbe causare rischi sistemici”. Affermazione che significa che gli Stati dovranno sganciare altri soldi agli speculatori perché le loro dimensioni e quelle dei loro debiti sono così grandi che un loro fallimento provocherebbe un effetto domino incontrollabile e devastante. Trichet teme il contagio finanziario da Paese a Paese, teme che si costruiscano e si rafforzino disequilibri finanziari ed infine teme i legami stretti con l’economia reale e il potenziale di forti effetti di ritorno. Affermazioni che dimostrano che Trichet e i tipi come lui vedono come centrale la finanza mentre l’economia reale è vista come una fastidiosa appendice. Una terra di conquista di cui ci si può impadronire grazie all’indebitamento e alla stampa di nuova moneta. Cioè di altra carta straccia.
Tratto da: Rinascita.eu
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