A cura del Cuib Femminile

“Vesta rappresenta il compimento e al tempo stesso l’inizio: rappresenta il compimento in quanto mediante il simbolo del fuoco perenne il culto del sacrum facere, di un agire in conformità con le norme religiose che è fine ultimo della visione del mondo propria a Roma. Il sacrificio, infatti mediante il simbolismo dell’arsione, riporta le forme manifestate a loro stato non manifesto, le “trasmette” fuori dalla sfera visibile al mondo degli dèi e dell’Origine. Allo stesso tempo il sacrificio rappresenta l’inizio perché solamente l’azione sacrificale che “nutre” gli dèi garantisce la perennità della loro assistenza, assicura l’impulso spirituale che essi danno ad ogni opera umana perché questa possa felicemente svilupparsi e giungere a compimento. [...]

[...] Vesta rappresenta in massimo grado “il” sacrificio in quanto ogni sacrificio compiuto sul suolo di Roma è idealmente collegato al sacerdozio di Vesta ed al sale sacro preparato dalle Vestali la mola salsa con la quale le vittime devono necessariamente essere asperse prima di essere scarificate.

Il fuoco di Vesta, “vergine” per natura, non poteva essere usato per ardere corpi di vittime sacrificali, eppure era ritenuto all’origine di ogni fuoco sacrificale ed era considerato la forma suprema del sacrificio tanto che la cessazione del culto di Vesta e lo spegnimento del fuoco sacro erano posti in relazione con la fine stessa di Roma.

Nel fuoco di vesta l’unica “vittima” è il legno tratto da alberi da frutto la cui arsione rappresenta il compimento religioso dell’opera dell’uomo: l’offerta sacrificale non solo della sua opera ma della sua stessa natura, della sua hylē.

Vesta rappresenta l’inizio anche in un altro senso, in quanto, essendo il suo tempio il sacrario dei Penati romani, il suo fuoco esprime la “nascita culturale” o ri-nascita spirituale (religiosa) dell’uomo romano, che da entità biologica prodotta dal seme della gens che si perpetua nel tempo, passa ad esistere come entità culturale religiosamente definita, come civis romanus nel solco tracciato dal mos maiorum che dona il significato ultimo al suo esistere ed al suo agire.

Il tempio di Vesta proprio in quel senso, che è quello di una continuità ideale che unisce il presente al passato ed agli inizi, la generazione fisica della stirpe romana a quella spirituale rappresentata dal mos maiorum, è dedicato ai Penati del Popolo Romano (il primo dei quali è Giano) dei quali costituisce l’altare del culto statale.”

Tratto da: Imperium di Mario Polia, Ed. Il Cerchio.

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