Scissionismo interessato?
Tutti si chiedono quale sia l’obiettivo di Fini nell’ormai ennesimo cambio di rotta che lo ha reso lo zimbello della politica italiana… Ebbene, questo articolo ci da una chiave di lettura più o meno inedita….C’è un tesoro che aspetta Fini?
L’Associazione An è pronta per l’uso
C’è un tesoro che aspetta Fini
La premessa è d’obbligo: ammesso che il Pdi subisca una scissione, scenario che alla vigilia della Direzione non è nè prevedibile né previsto.
Ma se succedesse l’irreparabile, con cosa si ritroverebbe in mano Gianfranco Fini? Qualcuno lamenta l’isolamento politico del cofondatore del Pdl e paventa un suo declino politico dovuto alla mancanza di una casa, di una struttura, in poche parole di un- partito. Mica vero. Gianfianco Pini, come hanno scritto alcuni quotidiani in questi giorni, potrebbe ripiegare celermente sullo scheletro rimasto in vita di Alleanza nazionale. Che non solo non è morta, ma sprizza energia e quattrini da tutti i pori. Oltre al notevole patrimonio immobiliare e alle liquidità, che alcuni hanno stimato in circa 500 milioni di euro alla data del dicembre 2008, l’cz An avrebbe già incassato la bellezza di trentotto milioni di euro dai rimborsi elettorali del Pdi per la legislatura in corso, e ne avrebbe rimessi solo sei. il resto è ancora a disposizione. Il bello è che tutto questo tesoro, Fini, potrebbe goderselo in beata solitudine. Nel senso che non dovrebbe spartirlo con nessuno degli autorevoli ex colounelli di via della Scrofa. I vari La Russa, Gasparri, Matteoli, Alemanno eccetera eccetera, erano tra coloro che in occasione del congresso di scioglimento di An sottoscrissero la exit strategy dal partito, che prevedeva appunto la nascita di una Fondazione che ereditasse, e sottraesse al Pdl, i beni storicamente appartenenti al partito della destra italiana. Adesso ciascuno di loro potrebbe accampare diritti su quel patrimonio, ma per farlo dovrebbero defluire dal Pdl insieme a Fini, ammesso che egli lo faccia. In caso contrario, il presidente della Camera avrebbe un’autostrada aperta verso la conquista e la gestione uriivoca di quel patrimonio. Andrebbe a finire che, nonostante ad oggi Gianfranco non rappresenti l’intera classe dirigente ex aennina (all’ultima conta solo 50 parlamentari hanno sottoscritto il suo documento, 75 ne hanno redatto un’altro contro) finirebbe per ereditarne tutto il ricco patrimonio immobiliare ed monetario. Non male come esilio, tutto sommato a Fini potrebbe persino convenire. Chissà se gli ex colonnelli resterebbero a guardare.
Fonte: La discussione di giovedì 22 aprile 2010, pagina 4, Corriere.it
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