Come sempre i morti ci sono e i colpevoli no. A noi rimane il disgusto nei confronti di coloro che dovrebbero occuparsi di amministrare in modo imparziale e impersonale la giustizia e che invece continuano a coprire coloro che questa giustizia continuano ad infangarla. Intanto per delle “semplici” lesioni e abuso di autorità un ragazzo ci ha rimesso la vita, e lo Stato se ne frega.

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di  questa immagine. Stefano Cucchi

Si è conclusa l’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi(nella foto). La procura di Roma non ha individuato nella vicenda il reato di omicidio colposo per nessuno degli indagati. Per le guardie carcerarie, alle quali si contesta di aver percosso Cucchi, i reati sono di lesioni e abuso di autorità. Si aggrava invece la posizione dei medici coinvolti per i quali, a secondo della posizione processuale, i pm Vincenzo Barba e Francesca Loi ipotizzano il favoreggiamento, l’abbandono di persona incapace, l’abuso d’ufficio e il falso ideologico.

In tutto sono 13 le persone indagate. Ci sono le guardie carcerarie Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici ai quali la Procura di Roma ha contestato i reati di lesioni personali e di abuso di autorità in relazione alle percosse che Cucchi, secondo l’accusa, subì mentre era in attesa di comparire davanti al giudice che doveva processarlo per detenzione di stupefacenti.

I medici invece sono Aldo Fierro, Stefania Corbi, Silvia Di Carlo, Flaminia Bruno, Luigi Preite De Marchis e Rosita Caponetti, l’unica a non essere accusata di abbandono di persona incapace. Reato che, con l’aggravante del decesso determinato dalla mancanza di assistenza, prevede 8 anni come pena massima anziché 5 e per il quale è competente a giudicare la Corte d’Assise.

Molto grave l’accusa di falso che viene ipotizzata per il medico Flaminia Bruno. I pm l’accusano, come medico di turno, di non aver messo la salma a disposizione dell’autorità giudiziaria, certificando il 22 ottobre che la morte di Cucchi era stato un evento naturale. E questo facendo una diagnosi che contestava con la realtà, considerato che il giovane era stato ricoverato cinque giorni prima e che le sue patologie erano ben note come conseguenti di fatti traumatici.

Sono poi indagati gli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe i quali sotto il profilo del concorso rispondono del reato di abbandono di persona incapace oltre che di altre ipotesi di reato. Infine è indagato Claudio Marchiandi, funzionario del Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria al quale si contesta insieme con Rosita Caponetti il reato di falso in relazione al ricovero di Stefano Cucchi all’ospedale Sandro Pertini.

Nel capo di imputazione si contesta alle persone in questione d’aver abbandonato dal 18 al 22 ottobre del 2009 Stefano Cucchi che era affidato a loro perché incapace di provvedere a se stesso. Nel capo di imputazione si indicano anche le patologie di cui soffriva al momento del ricovero Cucchi. In particolare il giovane era affetto da politraumatismo acuto con bradicardia in soggetto in stato di magrezza patologica. Il 30enne si era venuto a trovare in uno stato di pericolo di vita che esigeva il pieno attivarsi dei sanitari i quali, invece, omettevano di adottare i più elementari presidi terapautici e di assistenza .

“Non si può  parlare di soddisfazione, perché si svela uno scenario ancora più drammatico di quello ipotizzato. Come famiglia siamo grati ai pm per il lavoro fatto”, ha commentato con l’ADNKRONOS Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. “Ci auguriamo - ha aggiunto Ilaria Cucchi - che la posizione degli agenti di polizia penitenziaria possa essere rivalutata. Stefano è stato vittima di un pestaggio e al Pertini è stato lasciato morire. Ribadiamo che le colpe di chi ha fatto quel pestaggio ci sono e sono gravi. E anche i medici dovrebbero vergognarsi”.

“Noi siamo molto soddisfatti dell’attività investigativa dei pm: il reato di abbandono di incapace è terribile, peggio dell’omicidio colposo: “, dice a CNRmedia l’avvocato della famiglia Cucchi Fabio Anselmo. “Siamo molto soddisfatti, a prescindere dalla qualificazione giuridica del ruolo delle guardie carcerarie sulla quale noi argomenteremo in seguito, perché riteniamo che Stefano non sarebbe morto se non fosse stato picchiato. Il fatto che siano sparite le accuse di omicidio per il legale dei Cucchi non è un problema fondamentale: “Così è anche peggio, non è vero che l’omicidio cade: l’omicidio c’è ed è in conseguenza dell’abbandono totale di una persona che era sotto custodia”.

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