di Ferdinando Calda

All’inizio di aprile, durante una conferenza stampa, l’amministratrice aggiunta della Dea (l’agenzia antidroga statunitense) aveva assicurato che l’agenzia avrebbe dato la caccia a tutti i trafficanti di droga in Afghanistan, anche se si fosse trattato di esponenti del governo locale. “Se ci saranno prove contro alti responsabili del governo, ho assoluta fiducia nel fatto che le utilizzeremo”, assicurò la Leonhart, che tuttavia evitò accuratamente di rispondere a domande dirette su Ahmed Wali Karzai, fratello del presidente afgano Hamid e potente signore della droga nella provincia di Kandahar (dove è anche presidente del consiglio provinciale). “Non parlerò di casi singoli”, tagliò corto la Leonhart.
L’imbarazzo della responsabile dell’agenzia statunitense è giustificato dal fatto che Wali Karzai è stato per anni sul libro paga della Cia e ancora oggi si continua a dimostrare un valido (per quanto scomodo) alleato degli Stati Uniti, che non esitano a scendere a patti con narcotrafficanti e signori della guerra locali pur di garantirsi un minimo di controllo sul territorio.
Adesso i comandanti della Nato hanno nuovamente bisogno del fratello del presidente afgano in occasione della grande offensiva contro i talibani a Kandahar. La maggior parte dei responsabili della coalizione, secondo quanto riportato ieri dal Times, preferirebbe non avere niente a che fare con Wali Karzai, ma sono giunti alla conclusione che la loro unica opzione sia collaborare con lui. “Il piano è di incorporarlo, di rimodellarlo. Se non lo si elimina, bisogna procedere così”, ha spiegato un alto ufficiale delle forze della coalizione. “Non lo si può ignorare”, ha aggiunto.
E in effetti non si può ignorare un uomo che, grazie alla sua influenza e a un esercito privato composto da una fitta rete di ditte locali per la sicurezza, sembra aver creato un vero e proprio impero nel sud dell’Afghanistan. “Nella regione non c’è un ufficiale che non sia sotto il controllo di Karzai. I funzionari locali che non gli obbediscono vengono uccisi”, hanno dichiarato al Times gli anziani delle altre tribù della zona.
Grazie a questo controllo capillare, si stima che il “cartello di Karzai” fatturi circa un miliardo di dollari l’anno, grazie proprio alla presenza delle forze della coalizione in Afghanistan, che gli assicura contratti e accordi per la protezione dei convogli, per la sicurezza, così come per i lavori di ricostruzione, le forniture di carburante e cibo.
Un ufficiale Nato ha paragonato Wali Karzai a un “padrino della mafia”, mentre secondo un altro funzionario occidentale, l’attuale situazione a Kandahar è simile a Boston durante il proibizionismo nel 1930. “C’è un sacco di violenza qui – ha spiegato – motivata dal potere, dal denaro e dalla droga. Vi è il desiderio di preservare l’instabilità, ma ammantato sotto la foglia di fico della rispettabilità”.
Da parte sua, Wali Karzai dice di apprezzare quello che stanno facendo le forze della coalizione e in un’intervista al Times parla con soddisfazione del suo ultimo incontro con il generale Petraeus: “Abbiamo discusso di Kandahar, della sicurezza, del mio ruolo. Abbiamo avuto un buon colloquio”.
Le operazioni militari a Kandahar, che i generali Usa considerano il punto cruciale della lotta contro i talibani, sono cominciate all’inizio di quest’anno, e a Washington sperano di concludere la fase più intensa dell’offensiva – che dovrebbe avere il via a giugno con l’arrivo di diecimila nuovi soldati statunitensi – entro agosto, quando inizierà il mese sacro di Ramadan.
Tuttavia Kandahar non è una cittadina come Marjia, la roccaforte talibana nella vicina regione di Helmand, al centro della massiccia operazione di febbraio scorso. Si tratta, invece, di una vasta area rurale, decisamente più difficile da controllare per le truppe Nato. Per questo la chiave del successo dell’operazione militare e politica sta nei leader tribali, ed è proprio Wali Karzai che può tenerli sotto controllo. Del resto, la storia insegna che non sarebbe la prima volta che gli Stati Uniti si alleano ai mafiosi per vincere una guerra.

da www.rinascita.eu

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