Sensibilità punita
Quello che per una persona con un minimo di moralità non può che essere percepito come un gesto di denuncia contro un’atrocità commessa, ovviamente non è stato interpretato allo stesso modo dai vertici dell’esercito USA. Non ci sorprendiamo più ormai (a malincuore) dei continui tentativi che questo esercito, e tutti quelli che ne sono servilmente affiliati, tentano di fare per coprire e insabbiare le nefandezze delle quali continuano inesorabilmente a macchiarsi…
Arrestato il soldato americano che avrebbe passato al sito Wikileaks il video della missione di un elicottero americano Apache che fa fuoco su due reporter della Reuters. Con i piloti che ridono mentre eliminano uno a uno “i bersagli”
È il documento più impressionante sugli errori e la brutalità della guerra in Iraq. Il video e l’audio della missione di un elicottero americano Apache che fa fuoco su due reporter della Reuters, scambiati per terroristi, e su un gruppo di civili. Con i piloti che ridono mentre eliminano uno a uno “i bersagli”.
Le immagini messe in Rete ad aprile da Wikileaks, il sito no profit basato in Islanda che “libera” su Internet documenti riservati proteggendo le fonti, hanno fatto il giro del mondo. I gestori di Wikileaks hanno taciuto su chi l’avesse fornito, ma il video proveniva chiaramente dall’interno delle forze armate americane. La reazione del Pentagono, sempre più furioso per la diffusione di documenti riservati su Wikileaks, non si è fatta attendere. Per quel video è stato arrestato un giovane soldato statunitense: Bradley Manning, di 22 anni, in servizio proprio in una base irachena a pochi chilometri da Bagdad.
La sua cattura - ricostruita domenica sera nell’edizione online di Wired - è un racconto di tradimenti tutto interno al Web. A farlo arrestare sarebbero state le rivelazioni concesse nella chat con un hacker “pentito”, a cui il soldato avrebbe confidato di essere lui la talpa in contatto con Wikileaks: si sarebbe vantato di avere fornito al sito anche le riprese di un bombardamento statunitense in Afghanistan e altri materiali dell’Us Army coperti dal segreto. E l’hacker lo ha denunciato al Servizio investigazioni criminali delle forze armate Usa, che dopo una serie di indagini ha disposto l’arresto.
L’hacker pentito, Adriano Lamo, si è giustificato con Wired sostenendo di avere segnalato il comportamento del soldato “solo perché c’erano delle vite umane in pericolo. Lui era in una zona di guerra e stava cercando di tirare fuori quante più informazioni classificate possibile, per riuscire a metterle sulla Rete”.
Una versione genuina? O una mossa dei reparti di cyberguerrieri del Pentagono, che da tempo hanno assoldato una schiera di hacker per tenere sotto sorveglianza ogni angolo di Internet?
Adesso il soldato Manning è in un carcere militare del Kuwait e rischia una condanna pesantissima. Paga forse per la sua ingenuità, ma di sicuro con il suo arresto si vuole dare una lezione a tutti quei militari che tra il rispetto del codice di guerra e la necessità di rivelare gli orrori non hanno avuto dubbi: da oggi rischiano di più, perché anche la segretezza di Wikileaks è stata violata.
Finora il sito era riuscito a fare scudo sulle sue fonti, diventano la nuova bandiera della libertà di stampa. Un modello evocato anche in Italia come possibile risorsa nel caso in cui venisse approvata la legge bavaglio di Berlusconi. Adesso invece anche quella di Wikileaks si è rivelata una libertà vigilata.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/baghdad-presa-la-talpa/2128489&ref=hpsp
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