Un uomo Fini(to)?
La sua scalata all’ombra del Berlusca finisce qui. C’aveva provato, all’ultimo, a chiedere una riappacificazione. La poltrona gli era crollata da sotto le natiche tremanti. Ma la linea dura del Cesare tradito lo ha messo all’angolo. E i suoi fedifraghi seguaci spediti ai probiviri dal Gran Consiglio di Presidenza. La vicenda dello strappo del Pdl viene raccontata in questi termini accattivanti, dalla continua similitudine storica, da tutta la stampa nazionale. Ma il Cesare e il Bruto, il Mussolini e il Badoglio dei nostri tempi sembrano più che altro le perfette maschere della commedia plautina degli equivoci: il Miles Gloriosus e il Parassita.
Artotrogo - “roditore di pane” - loda finché gli fa comodo per ottenere un po’ di cibo - o un po’ di voti - le gesta gonfiate di Pirgopolinice - “espugnatore di torri e di città”; pronto a scomparire di scena appena ottiene il suo tozzo di pane - o la sua poltrona -, il giovane parassita smette di appoggiare furbescamente le vanterie di Pirgopolinice, spaccone e tronfio, sempre impegnato a vantarsi delle sue imprese e gesta sul campo di battaglia e nei letti con le donne (sic!); sicuro di aver ottenuto ciò che voleva e libero dal suo ristoratore - o “sdoganatore” -, scompare già al primo atto, nascosto e lontano dal pubblico, gaudente in silenzio il suo pasto da cani.
Qui però, a differenza della commedia di Plauto, non si accontenta di ciò che ha ottenuto vilmente dal suo padrone e fa una misera fine. Montatosi la testa come il suo adulato, non si rintana volontariamente a rosicchiare il suo osso dietro le quinte, ma lì viene spedito a calci dallo stesso Pirgopolinice di Arcore, più sveglio di quello della commedia, resosi conto dei comportamenti sleali del suo meschino seguace.
Questa la triste storia di un parassita, vissuto politicamente all’ombra di altri, uomini politici ed elettori. Ora chissà se riuscirà a cavarsela da solo, come non ha saputo fare mai. Forse, sprovvisto di protezione dall’alto, cercherà l’appoggio dal basso. Rincorrerà quei poveri quattro smemorati che continueranno ad abboccare alle sue promesse. E qualcosa già si nota nelle sue parole della conferenza stampa di risposta agli anatemi del Presidente. Sentenzia impettito: continuerò a difendere quei “principi come l’amor di patria, l’unità nazionale, la giustizia sociale, la legalità, l’etica pubblica, il senso dello Stato, il rispetto delle regole”. Speriamo vivamente che nessuno sia riuscito per l’ennesima volta ad infatuarsi nel sentire tali demagogici riferimenti da un uomo forse realmente finito.