Comprensione e complicità, un labile confine
Proponiamo questo articolo scritto dal cuib femminile, pubblicato su Raido n.38, nel quale viene messa in evidenza la necessità di un confronto sincero e leale tra militanti che percorrono lo stesso cammino. Quando ci si confronta, duplice è l’impegno delle militanti: aprirsi al gruppo e ascoltare dando il proprio contributo senza che questo sia falsato dal facile sentimentalismo nel quale spesso si incappa. Un’ulteriore prova alla quale ciascuna militante deve sottoporsi, dalla quale si può uscire a volte vincitrici e ed altre no, ma l’importante è non dimenticare mai di riscattasi dall’errore commesso, risollevarsi. Continuare a rivolgere il proprio sguardo verso il cielo, desiderare il confronto, convinte che da questo la nostra crescita sia arricchita.
Buona lettura!
Quando si intraprende un percorso di crescita, in maniera consapevole e non tanto per riempire le proprie solitudini quotidiane, si accetta di mettere il proprio essere a servizio di un’Idea più grande che travalica le nostre piccole esistenze. Il proprio modo di vivere deve assumere, da quel momento, una forma diversa da quella oscura e ordinaria offerta dal mondo moderno, la propria vita dovrà essere ispirata da quel principio di luce che è la Tradizione. Su questo cammino, si ritrovano le donne che hanno deciso di darsi questa nuova opportunità di vivere il loro essere donna in maniera autentica e non contraffatta. A tal riguardo, si è spesso parlato dell’importanza e della funzione del cuib all’interno di un percorso che si ispira ai valori della Tradizione. Infatti, la singola militante che decide di intraprendere questo percorso, trova supporto e confronto all’interno del cuib, dove altre militanti, insieme a lei, mettono a disposizione le loro esperienze e capacità. La partecipazione costante, il confronto sincero, il dono spontaneo di sé non fanno altro che cementare la solidità del gruppo e accrescere gli strumenti di crescita personali. Tale solidità deve avvertirsi tanto nei momenti gioiosi quanto in quelli meno piacevoli e sono soprattutto questi ultimi a rappresentare il vero banco di prova della tenuta di stile della singola militante e del gruppo stesso. Quando una militante si trova a vivere momenti di difficoltà, ella ha il dovere e il diritto di portare all’interno del cuib i propri problemi e dubbi senza alcun timore di giudizio, al tempo stesso le altre offriranno ascolto e comprensione. Ma ad una cosa si badi: che la comprensione offerta non si trasformi in complicità. Infatti comprensione significa ascoltare chi si trova in difficoltà, trovando le chiavi giuste per permettere a quest’ultima di aprirsi senza remore, prestare attenzione a quanto viene detto, analizzando la situazione con lucida partecipazione, scevra da qualsiasi sentimentalismo o atteggiamento di compassione. Quando la comprensione cede il passo alla compassione si perde il significato vero e ispirato del gruppo. Da militanti ci si trasforma in un gruppo di amiche che si perdono in chiacchiere di fronte ad un caffè. La compassione rende di fatto complici, nel senso negativo del termine, fa sì che chi si ritrova in difficoltà si senta in qualche modo giustificato a non mettere in discussione il proprio agire e chi, non contrapponendo una riflessione lucida orientata, favorisce erroneamente questo atteggiamento. Di fronte alle difficoltà, non si deve certo agire con spietatezza o irrigidita intransigenza, ma si deve, quando si compie questo tipo di scelta, agire con immenso Amore, nel senso più alto del termine. A noi donne, che purtroppo siamo spesso vittime di questi tumulti sentimentali, viene chiesto di compiere questo sforzo, di raccogliere questa sfida. Se la singola militante e, allo stesso tempo il gruppo, non onorano questo impegno, la promessa fatta a noi stesse, decidendo di intraprendere una via di crescita, decade, si annulla, si perde. Se non ci si sgancia da certi schemi mentali, né il singolo né tanto meno il gruppo avranno opportunità di crescita. Silenzio, assenso.
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