Il futuro non è più quello di una volta
a cura del Cuib Femminile
I bambini del nuovo millennio - troppo impegnati a giocare con la playstation - hanno padri - troppo impegnati a far carriera – che le favole non le raccontano più.
Le bambine del nuovo millennio - indaffarate fra “trucco e parrucco” per sembrare già donne in tenera età - hanno madri - indaffarate fra lampade e sedute al botulino - che le favole non le raccontano più. I figli del nuovo millennio, cresciuti male e in fretta, non sanno sognare.
E non sanno farlo perché non conoscono le favole, quelle che un tempo si leggevano sotto le coperte, quelle che dietro un: “vissero per sempre felici e contenti” spronavano a credere nelle cose sane, pure e buone. Le favole non si leggono più: “non se ne ha il tempo” ci si dice; la realtà è che il tempo precluso alle favole lo si concede molto spesso a quel telegiornale sbagliato, a quel “gossip” o a quell’articoletto sul quotidiano di appena una colonnina per non sforzarsi troppo!
Ma nel nuovo millennio c’è chi, inquadrato nel sistematico e impercettibile avanzamento della sovversione, quasi indisturbatamente trasforma le favole di ieri in incubi quotidiani di oggi.
LE FAVOLE TRANS DI LUXURIA:
Le favole non dette, favole trasgender. Fiabe che raccontano l’infanzia di persone intrappolate in un corpo che sentono non gli appartiene. Dove Pinocchio non è un burattino che vuole diventare un bambino in carne e ossa, ma un bambino che desidera diventare una bambina. L’autrice è Vladimir Luxuria, che ancora una volta affronta il tema della diversità, e lo fa con grande delicatezza.
Com’è nata l’idea?
È nata per la volontà di raccontare vite di trans attraverso la formula della favola. In ogni fiaba avviene una trasformazione: c’è un personaggio che desidera essere qualcosa di diverso. Il ranocchio che diventa un principe e così via. Cito un libro di Vladimir Propp, La morfologia della fiaba, che indaga alcuni fattori comuni delle fiabe, e uno di essi è per l’appunto la trasformazione. In quasi tutte, da Le Metamorfosi di Ovidio a Il Brutto Anatroccolo, è una costante che si ripete: la trasformazione ottenuta dopo aver superato tantissime prove. Nelle mie favole ci sono personaggi conosciuti reinterpretati in chiave trans come Pinocchio, che in questo caso non è più il burattino di legno che vuole diventare un bambino in carne e ossa, ma un bambino che vuole diventare una bambina. Oppure la Sirenetta che non si vergogna della coda, bensì di una parte del suo corpo che vuole eliminare.
Parli della vita come un gioco dell’oca, in un racconto. Qual è il traguardo per te?
Ci sono tanti obbiettivi, però a volte ti sembra di aver raggiunto una casella in più e poi avvengono delle cose che ti portano indietro. Però bisogna sempre lanciare il dado e non arrendersi mai. Io ho realizzato tanti sogni: quello di realizzarmi nel lavoro, quello di essere stimata e apprezzata per cose che ho fatto e ho detto. Certo, ce ne sono altri: l’avere una relazione affettiva per esempio. Non bisogna mai smettere di sognare.
Sei innamorata?
In questo momento no, se non della vita.
Pinocchio, La Sirenetta, Il Brutto Anatroccolo… erano fiabe che amavi da piccola?
Sì, che mi sono piaciute e allo stesso tempo mi hanno molto turbato. Leggendo la biografia di Hans Christian Andersen ho scoperto che anche lui era una trans ma ha dovuto reprimerlo per via del periodo storico in cui è vissuto. Questa desiderio irrealizzato l’ha trasposto nei suoi racconti. Io da bambina già ero la Sirenetta, già ero il Brutto Anatroccolo. Mi ero riconosciuta, per questo ho voluto sviluppare le storie in questi termini nel mio libro.
La fiaba “La Sirenetta nel cemento”, che narra del trans Ofelia che salva un ragazzo tossicodipendente che ricorda la vicenda di Lapo e Patrizia…
(Ride).
Chi è il tossico e chi è il trans tra i due?
Ci sorrido perché non ci avevo pensato, sinceramente.
Parli anche dell’ intervento per cambiare sesso. Tu lo farai mai?
Per il momento escludo l’intervento ai genitali. Racconto dei modi diversi di essere trans. Ci sono tanti modi di identificarsi nel genere femminile: parzialmente, totalmente. Ho cercato di rappresentarli tutti. Anche il processo inverso, da donna a uomo, quello ginandroide: female to male. “La preghiera del cigno” è dedicata a questo procedimento.
È più difficile?
Sono tutti percorsi faticosi. Il 20% delle persone che transitano va dal femminile al maschile. È più doloroso, perché è più complicato un pene nuovo che una neovagina.
Nei ringraziamenti, tra gli altri, c’è anche Carlo Capponi.
Sì, perché è il personaggio più da favola che conosca. E ne avevo parlato a lui sull’Isola di questo progetto. Ci eravamo dati consigli e suggerimenti. Mi piacerebbe rivederlo, mi manca. Ancora non siamo riusciti a incontrarci, non mi è mai capitato di tornare a Bologna.
Nel libro racconti di Barbara, la bambina amante degli animali che libera gli infelici intrappolati. Hai incontrato una figura simile ella tua vita?
Barbara un po’ sono io, perché mi sono sempre piaciuti gli animali nel loro habitat, liberi. La prima volta che andai allo zoo, mentre tutti gli altri bambini si divertivano così tanto io rimasi abbastanza turbata a vedere queste bestie sofferenti chiusi nelle gabbie. Le gabbie non mi sono mai piaciute, né quelle metalliche né quelle dei pregiudizi.
La politica è un capitolo chiuso?
Non ho mai creduto nei capitoli chiusi, né nel vissero felici e contenti. C’è sempre una continuazione. Nel futuro immediato escludo qualsiasi carica istituzionale, ma non l’escludo tout court nel mio futuro.
http://magazine.libero.it/libri/generali/favole-trans-luxuria-transgender-vladimir-ne9867.phtml
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