Paolo Iacconi
Paolo Iacconi

Ecco il tragico paradigma della crisi dei nostri giorni…

MASSAROSA (LUCCA) - E’ arrivato con la sua Panda rossa da Pordenone, è entrato in ufficio, ha preso un caffè e ha sparato quattro o cinque colpi, uccidendo i suoi ex datori di lavoro. Poi ha dato fuoco ad alcune carte che si trovavano nella stanza e si è chiuso in bagno dove si è sparato alla testa quando ha sentito le sirene di polizia e carabinieri. Una sequenza drammatica che non è quella di un film, ma di una tragedia reale, avvenuta venerdì pomeriggio in una frazione del Comune di Massarosa, a Lucca. Tragedia che ha come protagonista un ex rappresentante della ditta Gifas Electric, Paolo Iacconi, 51 anni, licenziato qualche mese fa, che ha sparato e ucciso Luca Ceragioli, amministratore delegato e direttore dell’azienda, (48 anni, viareggino, sposato con Laura e padre di due figlie di 21 e 18 anni, Monica e Claudia) e il responsabile delle vendite per l’estero Jan Frederik Hillerm, 33 anni, di origine tedesche e residente a Altopascio, che venti giorni fa aveva avuto una bambina.

UN CAFFE’, POI GLI SPARI - L’omicida è arrivato poco prima delle 16: per farsi ricevere dai dirigenti dell’azienda da cui era stato qualche mese fa - era il rappresentante per il Trentino Alto Adige - avrebbe detto di voler stringere rapporti commerciali con la stessa Gifas (che produce materiale elettrico e occupa una cinquantina di persone) dopo aver aperto una sua attività in Friuli. Salito al primo piano, dove si trovano gli uffici della direzione e quelli commerciali, ha salutato tutti gli ex colleghi presenti ed è entrato nell’ufficio di Ceragioli dove si trovava anche Hillerm. Con sè aveva una borsa: dentro, la pistola. Dopo aver preso con i due un caffè portato dalla segretaria di Ceragioli, Iacconi ha sparato contro i dirigenti. Poi ha dato fuoco ad alcune carte provocando un principio d’incendio, ma senza usare benzina nè altri liquidi infiammabili, e si è chiuso in bagno. All’arrivo della prima volante e della prima pattuglia di carabinieri, l’uomo ha rivolto la pistola contro di sè e si è sparato alla testa, uccidendosi. Carabinieri e poliziotti, insieme ai vigili del fuoco intervenuti per spegnere le fiamme, si sono così trovati davanti tre cadaveri.

IL RACCONTO DEI TESTIMONI - Fino a circa un anno fa, l’uomo era rappresentante della Gifas Electric per il Trentino Alto Adige. L’uomo sarebbe apparso tranquillo e avrebbe salutato prima di entrare nell’ufficio dei dirigenti, tutti gli ex colleghi. «Quando è entrato sembrava sereno. Poi, dopo un po’, ho sentito gli spari». Così un testimone racconta la tragedia. «Quando è arrivato - dice - era sereno. Ci siamo salutati, pareva tranquillo. Poi è entrato negli uffici della direzione, mentre io sono rimasto nella mia stanza. Niente faceva pensare cosa sarebbe successo. La segretaria aveva pure portato il caffè a tutti. Ma dopo un po’ ho sentito gli spari. Ho avuto paura, non ho capito cosa stesse succedendo: sono corso fuori a dare l’allarme». I dipendenti della Gifas, in particolare i 4 o 5 del settore commerciale che si trovavano negli uffici attigui a quello del direttore Luca Ceragioli, sono fuggiti quando hanno udito i primi colpi di pistola.

PROBLEMI CON UN TERZO DIRIGENTE - Cosa abbia spinto l’uomo ad uccidere Ceragioli e Hillerm, non è ancora chiaro. Qualcuno parla di una causa di lavoro, di arretrati che Iacconi avrebbe richiesto, ma questo dovranno appurarlo gli inquirenti. Di certo sembra avesse avuto sempre buoni rapporti con il direttore, e Ceragioli sarebbe stato più volte fino a Pordenone quando Iacconi, che viveva solo in una palazzina dove, in un altro appartamento abitano il padre e la sorella, aveva avuto problemi di salute. Alcuni testimoni raccontano che in azienda l’omicida/suicida gli unici problemi, qualche litigio per motivi di lavoro, di fatturato, li avrebbe avuti con un terzo dirigente, che però oggi non era in sede.

IL DOLORE DI PARENTI E AMICI - A Massarosa è arrivato anche il sindaco di Viareggio, Luca Lunardini, amico d’infanzia e compagno di scuola di Ceragioli, «ci siamo visti la settimana scorsa», ha raccontato sconvolto prima di aiutare la moglie dell’uomo, arrivata davanti alla fabbrica accompagnata da una delle figlie (l’altra è in vacanza in Olanda). La donna è rimasta pochi minuti davanti al cancello, sbarrato dalle auto di polizia e carabinieri. Poi ha avuto un leggero malore e dopo essere stata aiutata dai sanitari presenti è stata accompagnata a casa. Anche il padre di Ceragioli è rimasto pochi minuti a Massarosa. Nessun familiare di Hillerm ha lasciato Altopascio: la moglie è rimasta a casa con la piccola appena nata.

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