La Madonna dell’aviatore

Di Emilio Del Bel Belluz

La piccola chiesa del paese rintoccava i dodici battiti. Le campane erano sempre una musica. La bambina stava facendo i compiti, nella casa il fuoco era acceso e sulla stufa era poggiata una pentola con delle patate che bollivano. La casa era deserta, i suoi genitori erano vicino alla casa, dove c’era la stalla per far abbeverare le bestie. Nella cucina l’orologio a pendolo scandiva i dodici rintocchi. L’orologio a pendolo suonava dopo la campana. In quel periodo l’Italia era una nazione in guerra, era stata definita la Grande guerra. La morte trionfava su tutto e su tutti. La bambina diligente stava facendo un tema a piacere ma la pagina del quaderno con la copertina nera era ancora vuota. Il prezioso quaderno con i fregi in oro le era stato donato dalla maestra, un dono davvero insperato, come tutti i doni che si ricevono nei momenti difficili. La maestra in quei giorni aveva donato alle allieve più povere dei quaderni che il ministero aveva distribuito. Assieme a dei quaderni erano state date delle matite e dei pennini con relativo canotto. La bambina era felice di questo dono e pensava a questo mentre non riusciva a scrivere nulla di buono; le mancava l’ispirazione. Guardò la finestra e vide un uccellino che si era posato e per un attimo pensò che quel piccolo volatile fosse venuto per spingerla a scrivere o per donarle un’ idea. Il piccolo uccellino si mise a beccare le briciole che di solito la bambina metteva sul davanzale, briciole che erano avanzate dopo il pranzo. Era lei che di solito si occupava di sistemare la tavola. Cominciò a scrivere che nella sua vita, un giorno di primavera, era entrato dalla porta della cucina un mendicante che andava di paese in paese e che donava a tutti un’immagine della Madonna. Una bella stampa di quelle che di solito si mettevano in cornice in bella vista vicino alla mensola dove di solito ci sono le foto dei santi o dei defunti. Questo mendicante era stato pure in Austria a vendere le sue immagini. Venne accolto alla tavola della famiglia che in qualche modo lo vedeva come una persona che porta con sé una ventata di vita. Solitamente nelle famiglie di campagna questi viandanti sono considerati dei forestieri i quali portano con sè delle storie da raccontare alla gente. La tavola che veniva offerta ad un forestiero era rappresentata dall’accoglienza che si fa a chi ha bisogno di aiuto e nel farlo si pensa al Signore che può in ogni momento della nostra vita bussare alla porta e chiedere aiuto. Vi era un quadro nella casa dove vi si vedeva una famiglia raccolta attorno alla tavola che si stava apprestando a mangiare ma in quel momento arrivò il Signore a chiedere ospitalità. Tutti con grande gioia si alzarono e lodarono il Signore. Questo l’affetto che veniva dato ad ogni viandante. Il vecchio che era venuto aveva raccontato pure lui delle storie che avevano rallegrato ogni persona. Storie che lui aveva sentito di paese in paese. La bambina si mise allora scrivere una storia, una nuova storia, mentre attendeva i genitori. Richiuse il quaderno nero, messa via la roba nella credenza si mise ad osservare dalla finestra. Il padre e la madre erano andati nei campi a raccogliere del fieno, solo il cane gli venne vicino abbaiando quando ad un tratto osservò istintivamente il cielo, le parve di sentire dei colpi di arma da fuoco. In quel momento intravide due aeroplani che si rincorrevano: era la guerra. Ma non aveva mai visto un cosa del genere e la paura la prese. Il combattimento durò alcuni minuti che sembravano davvero eterni. La bambina spinta dalla curiosità prese la strada dei campi e osservò ancora il cielo, uno degli aerei aveva la croce tedesca, l’altro il tricolore con lo stemma del Re. All’improvviso vide uno di questi due velivoli che stava precipitando e si schiantò rovinosamente sul campo vicino. L’altro aereo aveva fatto un giro sul luogo dove il nemico era caduto forse voleva accertarsi se il pilota era vivo. La bambina corse verso l’aereo precipitato presso la sua abitazione. L’aereo risultava danneggiato vicino alla carlinga. Il pilota si era mosso dall’abitacolo e aveva tentato di uscire ma la ferita che aveva sulla testa gli sanguinava. La bambina con curiosità  non si spaventò e si avvicinò, osservando la croce nera che le fece comprendere che si trattava di un aereo nemico. Un soldato nemico colpito da un aereo italiano. La bimba prese forza e si avvicinò all’uomo che poi non era così vecchio ma sembrava un ragazzo con i capelli biondi. Un leggero venticello sollevò il fumo che usciva dalla carlinga. Il pilota le fece un cenno che sembrò più una smorfia di dolore. Un dolore fitto che gli rigò il volto. La bambina si avvicinò e il pilota aveva del sangue che continuava ad uscire dalla tempia destra. Con coraggio prese il suo fazzoletto bianco e le tamponò la ferita. Una grande pietà raccolse il cuore della bambina e i suoi occhi si intrecciarono con quelli dell’aviatore che le sorrise come per ringraziarla. L’uomo aveva compreso che non era più possibile abbracciare la vita  e quello era l’ultimo duello e l’ultimo volo. La morte lo stava rapendo. La bambina cercò di decifrare le parole del pilota, ma non era facile farlo. Si trattava di un soldato nemico. Per un attimo pensò al mendicante che veniva accolto nella sua casa e vide in quel soldato colui che ha bisogno di qualcosa. Le prese le mani che erano leggermente bruciacchiate e sofferenti. Ma proprio in quel momento il giovane aviatore tolse dall’aereo un oggettino e lo pose alla bambina. L’oggetto in questione era una piccola Madonnina scolpita in legno. Il pilota le disse qualcosa poi lasciò cadere dalle sue mani la piccola Madonnina e reclinò il capo. La bimba in quell’istante ebbe paura della morte ma proprio in quel momento arrivò della gente e lei si ritrasse, ma prima di farlo fece una carezza sulla guancia all’aviatore. La gente che era accorsa dal vicino campo tentò di tirar fuori dall’ abitacolo l’ aviatore che venne adagiato sulla terra, la bambina teneva tra le mani quella piccola Madonna e non la fece vedere ad alcuno. Accorse molta gente sul luogo dell’ evento. Arrivò il prete e il sacrestano che benedisse l’ aviatore ed espresse qualche parola agli ai presenti; la bambina il quel momento fu raggiunta dai genitori che le chiesero se aveva visto quanto era accaduto. La bambina mostrò ai genitori la piccola Madonnina che aveva ricevuto. Tornarono tutti a casa tristi anche se era stato colpito un nemico nessuno si sentiva di gioire di questa vittoria. La morte si era portata con sé un soldato lontano dalla sua patria. Qualche giorno dopo alla presenza di alcuni militari e della gente del paese vennero celebrati i funerali. La maestra nei giorni seguenti volle leggere a voce alta tutto quello che era accaduto spiegando quel ultimo gesto del soldato e quel dono della Madonnina. L’ ultimo desiderio di quel soldato nemico era forse quello di far sorridere una bambina offrendole quella piccola Madonnina. Forse, quel soldato, nella bambina e con quel gesto aveva voluto rendere omaggio alla sua vita donando un sorriso che non si è mai perso. Forse lo stesso sorriso della bambina che si rifletteva su quella meravigliosa Madonna che assomigliava tanto alla Madonna dei Miracoli. Quella bimba che poi divenne donna ai suoi bambini parlò sempre di quell’ aviatore e dei suoi occhi che si erano spenti davanti a lei.

19 gennaio 2010