Il fascio littorio nell’Antica Roma (I parte)
31 Dicembre 2011 da svizzeroPubblichiamo la prima parte di uno studio di Arturo Reghini sul fascio littorio. Nonostante Reghini non rappresenti uno dei nostri punti di riferimento e nonostante alcune posizioni da cui dissentiamo rispetto al presente articolo (es. esistenza di una molteplicità di differenze tra Roma e gli etruschi; provenienza non etrusca del principio dell’imperium e del fascio littorio a Roma; etc.) riteniamo vi siano all’interno degli spunti di riflessione comunque interessanti. A breve pubblicheremo anche la seconda e la terza parte di questo scritto.
«Nel linguaggio del diritto pubblico romano, dice il Dizionario Epigrafico di Antichità Romane di Ettore De Roggiero (1922, pag. 37), fasces sono quei mazzi o fastelli composti di una scure (securis) e di più vimini o bacchette (virgae) legati insieme da una correggia, secondo la notizia di Lydus (De Mag. I, 32) di color rosso, e che servivano come insegna propria soprattutto dei magistrati superiori». II nome fasces, il cui significato originale etimologico appare ancora nell’italiano fascio e fascina, sta ad indicare il carattere fondamentale di questo simbolo, ossia il legame e l’unione delle varie verghe del fascio in una unità cui compete l’imperio della giustizia rappresentato dalle verghe.

A cura del Cuib Femminile di Raido
Non si ferma l’escalation della tensione tra Usa e Iran. Quest’ultimo, infatti, ha deciso per la chiusura dello stretto ove transita, ogni giorno, un enorme flusso di petrolio in uscita dai paesi produttori della regione e atraverso il quale è possibile gestire l’ingresso e l’uscita dal Golfo Persico. E, guarda caso, lo Zio Sam decide di schierarsi, ancora una volta, al fianco delle monarchie del Golfo. Quelle stesse monarchie che ebbe a tutelare molti anni fa, scagliando l’allora pedina Saddam Hussein contro il regime degli ayatollah nella guerra Iran-Irak.
Ogni tanto fa notizia. Cosa? Che la democrazia non sia poi tanto così veramente gradita dal popolo. Quale “popolo”? Sicuramente non quello che ha smarrito ogni senso di identità e di sano spirito comunitario. Ma esistono ancora enclave dove prima della legge civile ed “uguale per tutti”, viene quella - con tutti i suoi limiti, sia chiaro - del capo. Insomma, pare proprio questa la trama che sta dietro la recente espulsione dalla “contrada dell’Oca” di trenta donne che avevano osato scavalcare il capo della contrada stessa, rivolgendosi al tribunale civile per risolvere così una bega all’interno della comunità senese. Ovviamente, avvoltoi e femministe, non tarderanno ad accanirsi ben presto contro la prevaricazione - è il caso di dirlo - “gerarchica”…
Tra tutte le festività annuali il Natale, ricorrenza del Solstizio d’inverno, è certamente quella più “sentita”. Infatti, malgrado l’attuale società sia impegnata a screditare, ridicolizzare e banalizzare ogni ricorrenza sacra con nuove trovate commerciali questo momento ha ancora un’influenza misteriosa sulle persone.


di Paolo G.
Camminando per strada in questi giorni non possiamo che notare quel particolare clima gioioso che, come tutti gli anni, precede il Natale. Sempre più spesso però, nell’immaginario moderno, questa festa è vissuta esclusivamente sotto l’aspetto commerciale e materialistico che essa ha assunto nella nostra società, ponendo inevitabilmente in secondo piano – quando non addirittura portandoci a vivere inconsciamente – il suo vero significato.

Fascicolo n. 43



















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