Notte fonda e speranze perdute [Racconto]

di Emilio Del Bel Belluz

E’ la seconda sera ormai che me ne sto’ in questa misera stanza a fissare il focolare spento, ad ascoltare stupidamente il brusio che sale dalla strada. Nel cuore di questa grande città mi sento solo, abbandonato, quasi disperato, come un naufrago che si aggrappa ad un rottame nel mezzo dell’oceano. Ma non voglio lasciarmi abbattere; devo invece tentare di conoscere il mio destino, per poterlo affrontare. Inoltre voglio rivelare la mia angoscia al solo confidente la cui compassione non può offendermi, cioè a quel pallido  ultimo  amico che mi guarda dallo specchio. Scriverò i miei pensieri, la storia della mia vita, con sincerità, senza reticenze. amerò questo diario che forse riempirà la mia solitudine; esso sarà come una seconda coscienza che mi ammonirà di non commettere mai un’azione riprovevole che la mia mano non possa trascrivere senza esitare. Questo l’inizio di un libro che Giovanni aveva sul comodino quella sera d’autunno in cui si mise ad osservare la sua vita. Il libro di Octave Feuillet lo aveva nella  biblioteca una sua parente che poi l’aveva regalato proprio a lui. Il romanzo si intitolava “Il romanzo di un giovane povero”. A Giovanni piacevano le prime righe del libro, erano la sintesi di quello che stava vivendo in quel momento. Gli sembrava che qualcuno in particolare,  lo scrittore, avesse pensato a lui prima di scrivere quelle righe che in un certo senso riassumevano la sua vita. Giovanni osservò dalla finestra le foglie che cadevano e si immaginò l’albero proprio all’inizio durante la primavera, il suo risveglio e le foglie belle che avevano  dei colori ben definiti. Nella casa era solo, in compagnia dei suoi nebulosi pensieri che gli passavano per la testa; Giovanni era solo non perché volesse stare solo in casa ma lo era perché non poteva andare da nessuna parte non avendo un soldo in tasca. Vani erano stati i suoi tentativi di cercare qualche spicciolo per andare a prendere un litro di latte. Il latte era il suo alimento principale, nei momenti difficili, assieme alla minestra che mangiava ben volentieri. Tutto gli sembrava strano e difficile, nella sua città gli amici se ne erano andati. Altri amici non erano disponibili ad aiutarlo nel momento più basso della sua vita. Al muro aveva ancora i premi e le medaglie che aveva guadagnato in carriera e che teneva con molta gelosia. Gli sarebbe piaciuto donarle a qualcuno che almeno lo ricordasse nel momento in cui Dio lo avesse chiamato in cielo. e invece non aveva trovato nessuno che lo ispirasse Eppure gli sarebbe piaciuto poter scrivere la storia della sua carriera di boxeur; di storie ne aveva viste tante ma a nessuno forse interessava la storia di un pugile ormai al tramonto. La boxe era stata un capitolo passato ma in qualche modo era il suo passato, bello o brutto.  Aveva dato molto al pugilato in un momento di povertà dello sport stesso . Questo sport lo aveva conosciuto in guerra. Nella seconda guerra mondiale, dopo l’otto settembre, era prigioniero in un campo di concentramento tedesco. Un ufficiale  della Wermacht lo aveva convinto ad allenare un pugile che si trovava in Germania. Questo pugile doveva sostenere dei duri allenamenti ed aveva bisogno di un giovane che lo aiutasse. Era stato proprio questo  ufficiale che, vedendolo strutturato in forma da gigante, gli aveva chiesto di allenare il campione tedesco dei pesi massimi. I suoi camerati avevano insistito affinché Giovanni accettasse questo incarico, sarebbe stato un modo per uscire dal campo ed in qualche modo aiutare i soldati italiani prigionieri. Giovanni accettò di uscire dal recinto, non aveva mai fatto della boxe ma non gli sarebbe dispiaciuto imparare, avrebbe accettato qualsiasi incarico che gli permettesse di uscire all’aria  aperta. Aveva passato come tutti i prigionieri italiani momenti molto difficili, si era fatto quindici giorni di viaggio nei vagoni ferroviari. Era stata un’ esperienza dura che aveva superato grazie alla fede, gli dispiaceva che il Re avesse fatto quel passo e gli dispiaceva che  i tedeschi lo insultassero con il termine Badogliano. Lui non aveva mai amato la guerra e mai non l’avrebbe amata, ma necessitava fare qualcosa. I suoi camerati pensavano che la guerra sarebbe durata molto poco e che la vittoria o la sconfitta fossero vicine. Giovanni non aveva aderito all’idea di entrare nella Repubblica Sociale, non vi aveva pensato fino ad allora. Quel giorno che lo vennero a prendere per portarlo in palestra era felice, gli sembrava d’essere in un paese straniero come un turista qualsiasi, ma aveva addosso ancora l’uniforme  di soldato italiano e questo gli costò qualche insulto. La palestra era molto bella, un po’ fredda ma la stagione era quella. Sepp, il pugile con il quale si doveva allenare era uno spilungone di quasi due metri e cento chili di peso. Questo pugile impressionò Giovanni che si aspettava un uomo più basso, sicuramente non più grande di lui che era già un metro e  novanta.  Un peso davvero notevole per una corporatura ricca di muscolatura e questo lo impressionò. Giovanni disse in una lingua  tedesca molto incerta che era disposto ad allenarlo, ma aveva fame non aveva mangiato molto e si sentiva debole. Non fu un problema, Sepp gli disse che anche lui aveva fame e che oggi si era allenato abbastanza . Giovanni fu vestito con una tuta tedesca con la insegna dell’asse e con Sepp si diressero in una locanda. per la strada. La gente li guardava, non era facile vedere due giganti di questa stazza andare assieme, sembravano due torri. Giovanni notò un paese che non aveva mai visto e gli piaceva osservare le case, i tetti e l’odore del fumo che usciva. Durante il percorso dalla palestra alla locanda si mise ad osservare una libreria dove erano esposti dei libri sul Natale che si avvicinava. Sepp lo lasciò guardare e gli propose di entrare se voleva comparare qualcosa. Giovanni non si lasciò sfuggire l’invito. La vecchia libreria odorava di carta stampata e di vecchi libri e non conoscendo il tedesco si mise a guardare quelli che avevano la copertina ricamata con dei fregi in cuoio. Erano libri di autori tedeschi che parlavano della grande guerra, ne individuò uno e vi trovò delle foto del suo paese. Questo libro era stato scritto da un ufficiale dell’esercito austriaco che nel conflitto aveva combattuto in Veneto. Giovanni ebbe un attimo di commozione nel momento in cui vide una foto di Treviso, la città che aveva sempre amato. Gli brillarono gli occhi e se ne accorse  sia il negoziante che Sepp e questa commozione lo segno’ dentro. Il negoziante che aveva compreso che l’Italiano aveva un momento di malinconia, si ritirò in bottega e gli mostrò un libro in  italiano curato dallo scrittore Giovanni Papini. In questo libro vi erano le storie e i racconti di molti scrittori italiani. Quest’ omaggio del bottegaio gli alzò notevolmente il morale. Il volume era rilegato in cuoio ed aveva lo stemma della famiglia tedesca che lo aveva nella propria biblioteca. Il vecchio libraio si liberava di questo libro con affetto forse perché si era accorto che andava in mani di un prigioniero italiano che poteva essere anagraficamente suo figlio. Giovanni strinse le mani al vecchio, erano gelate. In effetti, in bottega, faceva molto freddo e lo si comprese con il fatto che anche la legna era razionata. In Germania tutto veniva razionato e tutti i tedeschi affrontavano la guerra con la tenacia di chi comprende che le cose bisogna farle per la patria. Sepp fu lieto per il suo amico, così gli sarebbe venuta voglia di chiamarlo  se avesse potuto. La guerra allontanava i cuori nobili ma lo sport li poteva unire e  Giovanni pensava alla gioia che avrebbe dato con quel libro ai suoi amici che si trovavano al campo.  Si avviarono in trattoria, l’ambiente era foderato di legno, il profumo del cibo si sentiva e pareva che si dovesse tagliarlo con il coltello. Giovanni non sentiva questo odore da giorni, dalla sua mamma che lo aveva accolto l’ultima volta per la licenza. Tutto gli sembrava un avvenimento irreale, si sedette a tavola e si mise ad osservare la sala dove altri avventori stavano mangiando. Alle pareti vi erano i ritratti di Adolf Hitler, incorniciato con una bella cornice di legno purissimo, lavorato. In una sala era vistosa la bella Madonna che Giovanni subito osservò con il solito rispetto. almeno davanti a Dio tutti si sentivano uguali, pensò. Venne a tavola una ragazza che Sepp conosceva alla quale il pugile tedesco ordinò una buona minestra di riso con crauti e Wurstel. Venne portato del pane integrale duro e buono che subito i due cominciarono a sbocconcellare con altrettanta serenità. Due grandi birre vennero servite: Oggi, disse il pugile, Sepp si festeggiava la loro conoscenza e avrebbero pianificato il loro programma di allenamento. Nel cuore di Sepp vi era la speranza di arrivare ben allenato per affrontare un pugile che tutto il mondo conosceva, quel Max Smalling che era stato campione del mondo dei pesi massimi. La sfida stavolta riguardava il campionato nazionale tedesco. L’incontro si sarebbe svolto entro due mesi. Sepp che aveva già combattuto diciotto volte era un peso massimo imbattuto, pieno di speranze per la boxe. La birra che Giovanni cominciò a bere gli fece andare la testa nel pallone; sentì dentro di sé una felicità spropositata, che non riusciva a comprendere. Per la prima volta sentì che non odiava i tedeschi e forse li comprendeva. Comprese che la guerra faceva fare strani effetti e la birra in quel momento cominciava a parlare da sola. Venne il momento di gustare la minestra di crauti e chiuse gli occhi un attimo per ringraziare Dio che lo aveva creato così grosso dandogli la possibilità di fare il pugile.  Di botte ne aveva prese nella vita, non aveva mai fatto il professionista ma se non ci fosse stata la guerra si sarebbe allenato con garbo e sarebbe diventato uno dei tanti pugili in cerca di fortuna. A Giovanni oltre a Carnera a cui si ispirava per la sua storia, gli piaceva molto la figura di Erminio Spalla che aveva conosciuto. Senz’altro due giganti che avevano dato all’Italia prestigio nel mondo.  Sepp durante il pranzo si mise a parlare più volte con  una cameriera che li aveva serviti. La ragazza era davvero bella e formosa, aveva i capelli tirati all’indietro ed un sorriso accattivante. Anche la seconda cameriera era davvero bella con un seno florido e Giovanni non le staccava gli occhi di dosso. Le ragazze si divertivano a stuzzicare Sepp che nel frattempo dopo aver bevuto la prima birra si era messo a bere anche la seconda e non si sarebbe fermato neppure alla terza birra. Giovanni si sentiva bene e gli pareva di aver toccato il mondo. Il pugile tedesco assecondò una richiesta di Giovanni e si fece dare una focaccia da portare ai suoi amici al campo e gli venne dato del pane. Quel giorno fu davvero bello. L’indomani avrebbero mangiato alla mensa della caserma che si trovava nel luogo della palestra. Sepp salutò le ragazze con una stretta di mano e un bacio, lo stesso avvenne per il suo amico che respirò dopo molto tempo l’odore di una  donna. Con garbo diede un bacio ad  entrambe e sorrise. Non ci volevano parole per dire quello che era accaduto e quando si è giovani il meccanismo della vita si impara più velocemente e si ama di più. Quello che accadde quel giorno non lo avrebbe dimenticato facilmente. Sepp lo accompagnò al campo e si diedero appuntamento per il giorno dopo alle sei di mattina, si sarebbe fatto trovare pronto per l’allenamento che sarebbe incominciato subito e in modo duro. Le sentinelle gli lasciarono portare nella baracca la borsa con il pane e con la focaccia e gli lasciarono portare il libro dopo aver ispezionato il tutto. Giunto nella baracca, i suoi amici lo circondavano e tutti e trenta avrebbero voluto parlargli e domandare come fosse trascorsa la giornata e se avesse mangiato. Quello che aveva tra le mani venne messo su un tavolaccio vicino alla stufa e vennero fatte delle parti uguali, Giovanni rinunciò al cibo perché aveva mangiato. Tutti poterono ricevere un pezzetto di pane ed un pezzetto di ciambella. Giovanni raccontò loro che avrebbe cercato ogni giorno di portare del cibo se glielo permettevano. La notizia accolse i soldati prigionieri con gioia. Sarebbe stato bello poter passare del tempo fuori dal filo spinato ma non era possibile e i tedeschi sparavano se uno tentava di evadere. Una sorte tremenda era toccata ad un soldato che aveva tentato di evadere; il suo corpo rimase per alcuni giorni esposto per far comprendere  che non si voleva scherzare. Giovanni raccontò che aveva parlato con due ragazze tedesche. Nel descrivere il loro corpo aveva fatto calare un grande silenzio.  Giovanni si sentiva bene quel giorno così diverso, raccontò che delle due ragazze avrebbe scelto quella che aveva il corpo più armonioso e dolce, quella con i seni più grandi ,Gli piaceva sapere che, forse, una delle due avrebbe ceduto alle sue attenzioni. Un suo compagno di prigionia scherzosamente disse che avrebbe volentieri tirato di boxe e che era meglio ricevere dei pugni in faccia per sentirsi vivi che morire lentamente come stavano morendo loro. La fortuna di Giovanni l’aveva nella boxe e anche lui se glielo avessero chiesto avrebbe combattuto in Germania. L’idea di stare fuori dalla gabbia lo affascinava e stava bene solo al pensiero che domani avrebbe di nuovo varcato il passaggio ed avrebbe rivisto il mondo lontano dalla linea che lo demarcava. Dal campo non si potevano avere delle grandi vedute, a malapena si intravvedeva un bosco assieme a tanti alberi. Immaginavano che ci fosse un corso d’acqua laggiù tra la foresta. Un piccolo corso d’acqua che arrivava dalla montagna e che forse era formato dalla neve che si scioglieva e percorreva dello spazio fino ad arrivare al torrente. Gli americani avevano promesso un grande aiuto alla Russia, sia militare con delle truppe sia con l’invio di materiale bellico e di altro genere. La guerra comunque non era finita e quella sera furono tutti felici anche di aver ricevuto quel libro, una antologia curata dal grande Papini. Uno dei prigionieri era un professore che passava il suo tempo a cercare dei pezzetti di carta con cui fissava i suoi ricordi di  prigionia. Non era molto amato perché tutti coloro che cercavano la carta per accendere il fuoco lo odiavano. Lui nascondeva  tutta la carta che recuperava. Giovanni aveva dato a lui quel libro perché sapeva che gli avrebbe fatto un grande regalo gli promise anche di procurargli un quaderno per riordinare i suoi appunti a condizione che lui scrivesse qualche riga sulla sua vita. Quella sera, davanti a una luce fioca della candela, il professore lesse ai prigionieri alcuni racconti di vita che in un certo modo rallegrarono i cuori di tutti. Quella sera non l’avrebbero dimenticata facilmente. Quella sera, davanti alla luce di candela che illuminava le facce di tutti i presenti e quella madonnina che stava in un angolo a proteggere ogni cosa, il silenzio calò lasciando nel cuore di ognuno una leggera gioia. Giovanni l’indomani si fece trovare in palestra molto presto alle sette, il programma prevedeva una corsa lungo le strade della cittadina ed in questo modo Sepp fece vedere al suo camerata una parte della città che non conosceva. Scesero delle vie meno trafficate e corsero fino all’esaurimento. Arrivarono in palestra stanchi ma felici di essere riusciti a correre senza fermarsi. L’allenamento poi riprese in palestra e Giovanni cominciò a fare della boxe in modo molto attivo. I pugni di Sepp facevano veramente male e con molta sicurezza si muoveva sul ring. Giovanni volentieri incassava e dava delle bordate che facevano male, il suo viso cominciò ad essere segnato con delle grandi tumefazioni. Gli incontri tra i due erano giornalieri, ma la cosa più bella per Giovanni era quella di poter mangiare alla mensa della caserma e di poter procurare ai suoi amici del cibo; si trattava di piccoli pezzi di pane e  di qualcosa di buono che trovava. Sempre al pomeriggio l’allenamento continuava e  finiva  verso sera. Erano momenti difficili e con Sepp spesso parlava della guerra; la paura di dover morire magari sotto le bombe degli americani lo spaventava parecchio così come dover affrontare le bordate dei russi. Stalingrado era ancora in piedi e tra quelle macerie fumanti si continuava a scrivere la storia della seconda guerra mondiale. Sepp portò un giorno il suo amico nella libreria antiquaria  dove aveva trovato un nuovo libro in italiano. Si trattava del libro di Ippolito Nievo, “le confessioni di un italiano” in una  vecchia edizione che di sicuro aveva una storia di come fosse arrivata in Germania. Storie che, come si diceva, portano sempre con se la possibilità di andare avanti lungo la via. Giovanni ogni sera rientrava sempre più stanco e raccontava ai suoi amici quello che faceva. Un pomeriggio, mentre Giovanni si trovava con Sepp a camminare lungo la via principale della città tedesca, trovarono le due ragazze della trattoria e si misero a parlare con loro. Approfittando del tempo libero si misero a bere qualcosa in una trattoria e bevvero delle abbondanti birre che riscaldavano in quel momento i cuori delle persone. Si trattava di un momento molto bello e Giovanni cominciava a sognare ad occhi aperti, come si sogna quando si hanno solo vent’anni e si vuole vivere la vita.  Sembrava che la vita militare fosse lontana, come la guerra  e che esistesse solo un mondo fatto d’ avventure. Le ragazze erano allegre e scherzavano, avevano fatto la loro scelta. La più piccola delle due parlava più volentieri con Sepp, questo si era capito già dalla prima volta che si erano trovati in birreria L’altra giovane,  invece, aveva messo gli occhi su Giovanni e lo si percepiva dal fatto che parlava piano e che gli aveva preso la mano. Aveva poi portato la stessa su di lei mettendola vicino al seno. Il giovane sentiva delle vibrazioni che non provava da troppo tempo e forse per questo si sentiva trasportato in un mondo tutto suo. L’amore era per lui solo un ricordo e non che non ci avesse pensato nei giorni passati in guerra ma al paese non aveva lasciato né voluto lasciare qualcuno che lo piangesse. La vita di Giovanni era sempre stata semplice e non lo aveva mai nascosto. Viveva di quella quiete che vivono quelli che hanno nel cuore il dolce amore della propria terra. Quando si vive in un certo momento, in un certo periodo storico si rischia di perdere tutto e Giovanni pensava a quello che poteva accadere di buono nella sua vita. La sosta pomeridiana la passarono a casa delle ragazze e Giovanni riscoprì l’amore fra le braccia di Brigitte, una ragazza di Berlino che lavorava come cameriera. L’amore lo portò a sognare che la guerra fosse finita; il letto che occupava, nella semplice stanza di questa cameriera, non lo avrebbe cambiato neppure per un letto d’oro. Gli piaceva stare in quella stanza, dimenticare tutto e sentire il profumo della pelle di lei sul suo corpo.  L’odore di Brigitte gli risvegliò l’umore e divenne molto felice e affascinato. Passarono in quella casa due ore indimenticabili, lo stesso per Sepp che in qualche modo si era innamorato della giovane a cui aveva donato amore. Il tempo tiranno li richiamò alla vita militare e Giovanni avrebbe dovuto come ogni sera ritornare a casa. Gli pesava ritornare al campo ma non se la sentiva neppure di abbandonare i suoi amici che non godevano dei suoi stessi favori. Portava loro anche stasera del cibo e della carta per il professore che non ne aveva mai a sufficienza per i suoi scritti. Il professore era sempre di buon umore dal momento in cui aveva potuto avere a disposizione qualcosa da leggere. Passava parte del suo tempo a scrivere su fogli che poi numerava in modo romano e che metteva in una piccola cartellina. Il professore aveva l’abitudine  di leggere ai soldati qualche racconto facendo loro passare in quel modo almeno un’ ora della giornata lontano dalle malinconie. Lui aveva frequentato il seminario per un periodo della sua vita e nelle sue letture metteva anche qualche segno di  Dio sottoponendo alla loro attenzione qualche passo del vangelo alla domenica commentandolo assieme al cappellano militare. La fede aiutava le persone e questo era bello. Giovanni continuava  ad allenarsi ed amava stare in ordine e il lavoro da compiere era davvero molto e molto importante. Tutto questo era per lui un momento davvero straordinario. La vita in caserma era molto dura e per caserma intendeva la palestra. Sepp non era tenero in allenamento e gli sforzi per allenarlo davano dei risultati molto particolari .  La frequentazione con le due giovani avveniva almeno due volte la settimana nel giorno in cui loro potevano assentarsi, era bello per loro stare in un letto e dimenticare la guerra. Una sera mentre Sepp lo accompagnava gli fece la proposta di voler entrare nell’esercito tedesco come soldato della Wermacht. Sepp disse che aveva parlato con il suo comandante e che vi era la possibilità di vestire la divisa tedesca e, quindi, vivere in una situazione migliore. Vi erano stati degli ufficiali che non vedevano di buon occhio che un italiano badogliano godesse dei privilegi così importanti. Giovanni era pur sempre un prigioniero di guerra e come tale non poteva godere di molti privilegi come in effetti stava usufruendo. La vita militare era ferrea ma aveva anche dei vantaggi, in cuor suo aveva più volte manifestato a Sepp che non si trovava d’accordo con le decisioni  prese dal Re .  E forse era stata proprio questa la molla che in qualche modo  aveva spinto Sepp a chiedere al camerata la sua disponibilità  ad entrare nell’esercito tedesco. Dopo l’otto settembre del 1943 molti italiani si erano arruolati nelle file dell’esercito Germanico. Quella sera ne aveva parlato con i suoi soldati che lo aspettavano, la situazione non era delle più favorevoli ma era meglio morire liberi che in un campo di concentramento. Tanti avevano fatto la loro scelta di combattere ancora e di non volere in nessun modo rinunciare al diritto di far venir meno al giuramento fatto all’alleato tedesco. Giovanni quella sera disse a tutti che lui aveva deciso di accettare la proposta di Sepp. In questo modo avrebbe avuto la possibilità di godere di una maggiore libertà d’azione di fare una vita davvero più ricca. Questo era quello che lui pensava al momento in cui aveva deciso di allenarsi e le idee gli erano tornate alla testa dopo aver trovato un entusiasmo molto forte. Sepp era stato il collante di tutto e disse anche che non avrebbe più fatto ritorno in Italia. Anche se queste parole erano dette forse più per convincere se stesso che gli altri, il professore ci rimase male e forse vedeva in questo un irrigidimento della sua carta. Il suo fornitore di fogli, che gli aveva pure dato due libri, se ne stava andando e questo gli dispiaceva assai. Il professore non volle dissuadere Giovanni, sapeva che in qualche modo era solo tempo perso. Giovanni dal canto suo appariva sicuro di quello che faceva e non volle sentire ragione. Qualche giorno dopo, salutati i compagni, Giovanni indossava l’uniforme tedesca della Wermacht. Quando lo vide Sep, vestito in quel modo, lo elogiò e gli promise che quella sera avrebbero festeggiato con le due amiche e forse qualcosa di più. Venne alloggiato in una caserma vicino alla stazione ferroviaria, un posto forse in un certo modo anche pericoloso, ma era pericoloso anche il campo di prigionia. Passarono in questo modo molte settimane, ne mancavano solo quattro all’incontro e gli allenamenti si erano infittiti. Non vi era spazio neppure per le solite amiche perché il tempo e la concentrazione non lo permettevano. In allenamento Sepp mise KO due volte il suo amico e gli fece molto male ma anche questo faceva parte del duro allenamento. Giovanni, una sera, si incontrò con la sua amica  all’insaputa dell’amico. La ragazza era innamorata di lui e glielo confidò, era anche innamorata della vita spensierata, in Germania ogni attimo poteva tradursi in tragedia. I bombardamenti si erano susseguiti nei giorni precedenti ed entrambi avevano rischiato  di morire Una  bomba era caduta poche case prima della loro e questo era stato davvero negativo; la paura aumentava e il destino era appeso ad un filo. Quella sera per le strade si sentivano le sirene dei vigili suonare  molto forte, anche quella notte qualcuno sarebbe morto. Giovanni si continuava ad allenare ed aveva dovuto fare delle visite mediche per aver la licenza di combattere ed affrontare questa avventura. Gli incontri con il destino, pensava Giovanni, vanno sempre accolti e lui non si era mai messo da parte, ma quel giorno vide la vita sua in pericolo. Quella sera dopo che si era visto con la ragazza, ritornando a casa, i massicci bombardamenti lo avevano portato a vivere una grande avventura. Una bomba d’aero che aveva fatto crollare una casa a momenti lo investiva ed uccideva. Vide per la prima volta la morte in faccia., Rientrato in caserma si buttò sulla branda e si mise a dormire sognando cose tristi. Venne il giorno del suo debutto, la prima sera lui era il primo ad affrontare il ring. Era stato proprio lui a sperare di debuttare subito. Affrontava un tedesco di Berlino, un grande colosso di oltre due metri. Questo pugile aveva già combattuto sette incontri con altrettante vittorie e per Giovanni rappresentava un massacro sicuro. Stepp gli aveva consigliato di affrontarlo con dei colpi  massicci per cercare di demolire la sua forte tempra. Al suo angolo vi era proprio Stepp che affrontava per ultimo il match, e all’angolo del suo amico sentiva battere il cuore forte. Era sicuro che avrebbe fatto una bella figura. Nel primo incontro della sua carriera da professionista, davanti ad un folto pubblico di soldati, i colpi  micidiali del suo avversario, gli fecero piegare le ginocchia. Alla prima ripresa Stepp lanciò l’asciugamano e Giovanni rimase a terra non riuscendo più a respirare. Poche ore  dopo Giovanni moriva, aveva solo vent’anni. I suoi amici del campo lo seppero e qualcuno disse amaramente che non si poteva giocare con il destino. Lunico che scrisse di lui nel suo quaderno fu il professore che ebbe il compito di avvertire i suoi famigliari. Venne sepolto con tutti gli onori militari, nella tomba numero 16. Assistettero a quel commiato i camerati tedeschi e Sepp, assieme ad una ragazza che piangeva il suo amore. Alla fine della cerimonia, la stessa ragazza, lasciò il cimitero quando tutti se ne erano andati, mettendo sulla tomba una rosa rossa, dopo averla baciata.