[Mezzi UOMINI, vere BESTIE e falsi DEI]

Lo strano caso del Dr. Avaro e Mr. Denaro

Partiamo da un presupposto. Anzitutto che “denaro” e “moneta” non siano la stessa cosa. Infatti, se il denaro è una “promessa” che funziona da intermediario nello scambio in ragione del suo valore simbolico e non intrinseco (altrimenti si parlerebbe di “baratto” e non di “scambio”), la moneta è invece la rappresentazione simbolica dell’esistenza di questa promessa. Una sorta di contratto, per capirci. Ed in quanto promessa, il denaro si basa oltanto su di un vincolo di fiducia: infatti, la moneta non ha, oggi, alcun valore intrinseco nè materiale (un tempo, invece, era almeno fatta di metalli preziosi).

La fiducia nel denaro, per analogia, è dunque fiducia nel futuro. Cioè nel fatto che a questa promessa conseguirà un vantaggio futuro. Ma poichè il “futuro” a cui si lega la funzione ed il valore del denaro è sistematicamente posto ogni giorno più in là – si pensi a titoli di debito, interessi, svalutazione, inflazione, etc. etc. – questo futuro è, in realtà, tanto più inesistente quanto più è spostato in avanti. Ed ogni giorno il sistema del denaro-moneta sposta questa promessa un tantino più avanti, giusto un pò. Ma questo continuo rimandare svela, in realtà, proprio il fatto che per esigenze di sistema, la famosa promessa non potrà mai essere mantenuta. Dunque, la promessa del denaro è, in sostanza, un gioco a chi molla la “patata bollente” prima dell’avversario: perchè il denaro è deperibile come fosse un qualsiasi alimento!

Il primo paradosso è che, mentre la moneta è fatta di materiale resistente all’usura del tempo, il denaro – che è un concetto astratto – si usura molto più velocemente del supporto su cui viaggia. Quindi, come fosse un credo, un’illusione collettiva, esso subisce il condizionamento che gli deriva dalla “fede” che gli individui ripongono in esso: cioè dalla fiducia che hanno nel ritenere che otterranno da esso un vantaggio futuro. Infatti, non è un caso che le peggiori crisi siano storicamente determinate da assenza di fiducia: perchè è la fede in questa menzogna che regge il denaro stesso. Ma, dalla consapevelozza che il denaro è un’illusione collettiva, deriva un univoco atteggiamento da chi realmente ne comprende l’essenza: muovere, sempre e comunque, il denaro. Senza farlo fermare mai.

Questo perchè chi ha realmente compreso l’essenza del denaro, e la sua “magia”, sa bene che la promessa su cui si basa – alla fine – non sarà mantenuta: proprio perchè è un’illusione e per definizione essa non dovrà essere mantenuta. E quindi sa che presto o tardi il fallimento di questa illusione ricadrà sui tanti “creduloni” che lo detengono (che, guardacaso, sono sempre i risparmiatori medio-piccoli, che dispongono di somme troppo piccole per non detenere moneta con sè, in quanto gli è necessaria per vivere ogni giorno). Invece, chi dispone di tanta moneta (es. banche, trusts, fondi d’investimento) non detiene mai molta moneta con sè, anche e soprattutto perchè può contare sul denaro dei risparmiatori, che sono loro stessi ad affidargli: con la possibilità di far ricadere su questi ultimi gli effetti della fine dell’illusione, quando la promessa si rivelerà fasulla.

Ma, intanto, il grande imprenditore, banchiere o speculatore finanziario, fa girare il denaro. Non lo tiene sotto il materasso, come il poveraccio che stenta ad arrivare alla fine del mese. E qui arriviamo al paradosso dell’avaro, perchè l’avaro – secondo la logica di cui sopra – è quello che meno di tutti ha capito il grande “gioco” che sta dietro il denaro e la moneta. Infatti, l’avaro è colui il quale ha capito meno la funzione-truffa del denaro, proprio perchè – per definizione – non fa girare il denaro. Allo stesso tempo, però, l’avaro è colui il quale ha più profondamente penetrato l’essenza immateriale del denaro. Perchè? Perchè l’avaro detiene il denaro in quanto tale, e ciò gli dà godimento. Morboso godimento. La conseguenza è che l’avaro riesce a trasformare un mezzo in un fine, cioè il denaro in un “bene” vero e proprio, dotato di valore intrinseco (a suo giudizio ovviamente!).

Arriviamo così, tramite l’avaro, al paradosso del denaro. Perchè per quest’ultimo il denaro ha un valore superiore ad ogni altra cosa, in quanto può immaginare di poter avere, col suo denaro, qualunque cosa: con esso potrebbe comprare qualunque cosa, e ciò gli dà molto più godimento che detenere solo una, o solo qualcuna, delle cose che potrebbe effettivamente acquistare con la somma in suo possesso. Quindi, paradossalemnte, l’avaro è colui che più di tutti incarna e comprende l’essenza sovversiva del denaro: il denaro è per lui un sacco vuoto che può riempire con la sua bramosa fantasia da impotente, senza comprendere che è proprio la sua vita ad essere un sacco vuoto in attesa d’essere riempito.

Ma, questo l’avaro non può comprenderlo. Perchè ha compreso l’essenza del denaro, e la sua diabolica magia, ma non la bellezza della vita vissuta, della gioia e anche del dolore che da questa deriva.