LA MADONNA E LA SPERANZA [Racconto]

di Emilio Del Bel Belluz

Non aveva più speranze, il posto di lavoro era ormai stato perduto per sempre. Aveva cercato a lungo bussando la porta ad amici e parenti e tutti gli avevano detto che il periodo era difficile, non  c’era lavoro. Il lavoro era per lui l’unica possibilità di vivere senza chiedere nulla a nessuno. Ma i soldi erano finiti, si guardò nelle tasche ancora una volta ma gli rimanevano pochi spiccioli e il suo orologio. Il resto lo aveva impegnato al monte di pietà, aveva dovuto portare tutti i ricordi della famiglia. Marco, a cinquanta anni, si trovava solo, senza lavoro, con pochi amici e una casa da mandare avanti, l’affitto da pagare. Il proprietario della casa lo aveva rincuorato, sarebbe di sicuro venuto il sereno ma Marco si ricordava una frase che spesso gli aveva detto un suo amico avvocato” nulla è più stabile del provvisorio”. Le giornate passavano lente e il pensiero del futuro era sempre presente in lui. I suoi genitori erano morti da anni, sua madre, quella santa donna, riposava al piccolo cimitero di campagna da oltre venticinque anni, erano rare le volte che poteva andare a trovarla e questo gli dispiaceva. Nelle occasioni più importanti della sua vita si era rivolto alla famiglia e da piccolo i genitori lo aiutavano a sistemare quello che poteva capitare. In modo particolare la mamma lo aveva sostenuto nei momenti dove non si trovano le strade per andare nella via giusta. Alla morte di lei seguì quella del papà, solo allora si scoperse solo. Marco, al giorno del funerale, aveva tante persone vicine ma poi, come ben si sa, il dolore rimane in noi. La solitudine non gli pesava più di tanto, il lavoro lo impegnava molto e di frequente doveva spostarsi da un luogo all’altro dormendo in alberghi dove la solitudine poteva essere vinta dal sorriso di una cameriera o dalle parole gentili di una padrona di casa. La solitudine lo aveva in qualche modo sempre tormentato, forse era stata una sua scelta, fin da piccolo non aveva avuto altri amici che un compagno di scuola a cui dava ripetizioni e con lui passava del tempo. Spesso se ne andavano a Treviso a comperare dei libri, da Tarantola, ma il più delle volte Marco passeggiava dopo aver comperato un libro. Con quel libro si sentiva felice, magari quello stesso libro lo avrebbe finito nel tragitto in corriera. Leggere era per lui una salvezza che lo aiutava, i libri poi erano sempre nella sua vita. Non ne aveva molti, ma quelli che aveva erano sempre ben ordinati nella scaffalatura che aveva comperato da un artigiano; la stessa scaffalatura era rimasta in uno studio notarile fino alla morte del notaio. L’artigiano l’aveva avuta dai parenti che volevano buttarla via e questo era davvero molto bello, sentiva quello scaffale in legno uno dei pilastri della sua casa. Anche adesso che le preoccupazioni per il futuro erano molte si sentiva in qualche modo felice se poteva sedersi nella poltrona vicino alla scaffalatura e leggere. L’inverno lo trovava spesso davanti al fuoco acceso magari assopendosi nel sentire quel calduccio . Non aveva più speranza dopo l’ultimo colloquio, la situazione non era rosea. L’Italia stava attraversando una profonda crisi economica e tutte le strade sembravano chiuse. A Marco gli capitava spesso di  sentire il bisogno di pregare, era stata sua mamma che gli aveva insegnato che Dio e la Madonna erano sempre disposti ad aiutare quelli che avevano bisogno, la preghiera era il ponte che veniva attraversato da qualsiasi felicità. Marco alla domenica andava alla messa al Santuario, si fermava davanti alla Madonna, si inginocchiava e pregava con tutta la sua forza, commuovendosi per l’amore che nutriva per Maria. Davanti alla grata vi rimaneva per dei minuti a pregare leggendo le preghiere che si trovavano nel leggio e scritte da mani molto nobili, mani che avevano toccato le corde del cuore. Marco si intratteneva un tempo volentieri con padre Silvio che era il confessore di sua madre e ora invece non c’era più, il frate viveva in una casa vicino a Padova. Marco ogni volta che entrava in chiesa gli veniva spontaneo andare a trovarlo, sedersi davanti al suo confessionale e anche se il frate non c’era più aveva la sensazione di trovarlo li che confessava come il suo fratello San Leopoldo il Santo che aveva confessato tutta la vita. La Madonna aiutava tutti, diceva sua  madre e lo avrebbe aiutato sempre se era disponibile a farsi aiutare . Quell’inverno che era  senza lavoro non aveva mai avuto il coraggio di confidare a qualcuno questa sua condizione.  Una domenica chiese ad un frate informazioni sulle condizioni di salute di padre Silvio e il frate gli ripose che stava meglio e che magari leggermente impedito continuava sempre a confessare e la gente andava sempre a trovarlo chiedendo apposita intercessione. Marco affidò ad un frate  una lettera da consegnare a Fra Silvio, era una lettera nella quale il Sant’uomo veniva informato di come lui vivesse questo momento di grande difficoltà e invitava il padre a pregare per lui. Nei giorni che seguirono le presenze nella chiesa dei frati  divennero quotidiane, in chiesa si portava un libro e davanti alla Madonna  leggeva e pregava. Nella sua casa faceva freddo ma  dai frati il tepore era davvero familiare; il caldo lo faceva rilassare, in quel luogo si sentiva davvero bene. Ogni tanto guardava le lunette con tutte quelle belle immagini ed era felice. Qualche giorno dopo il frate al quale aveva dato una lettera per padre Silvio lo cercò, il suo confessore gli aveva fatto recapitare una busta nella quale oltre ad una risposta scritta dove lo invitava a pregare e a chiedere alla Madonna l’aiuto che cercava. Nella lettera scritta con una calligrafia  difficile lo esortava a  conservare la fede. A Marco si inumidirono gli occhi nel leggere che padre Silvio lo pregava di stare in piedi davanti a tutto con onestà perché sua madre non lo avrebbe mai abbandonato. Quella donna aveva vissuto per lui e dal cielo lo pregava immensamente. Marco quella sera non aveva neppure fame, d’altra parte non aveva neppure niente in casa, consumò comunque della pasta in bianco con dell’olio d’oliva e gli parve d’essere un povero ricco. Nella lettera il frate gli aveva messo una riflessione sulla figura della madre che in qualche modo l0 aveva commosso. Pensò che sua madre dal cielo non lo avrebbe abbandonato, anche se adesso la situazione non era delle più belle. Nella lettera il frate scriveva” Vi sono   creature che non dovrebbero morire mai : tanto esse sono necessarie ed insostituibili nella nostra vita quotidiana. Sono le mamme Angeli visibili cui il buon Dio ci affida fin dal primo soffio di vita e che dopo averci nutriti nel proprio seno ci sostengono, ci educano, ci guidano , ci confortano per tutti i giorni della nostra esistenza. Il tempo nella sua corsa ci distacca dalle loro braccia, ma non dal loro cuore e per la loro tenerezza noi rimaniamo sempre i piccoli anche quando siamo diventati grandi per  statura e per età, se non per virtù, fama ed ufficio. perciò il distacco imposto dalla morte è uno strappo senza misura e solo la benefica fede sorregge nelle certezza di una protezione resa per virtù di visione più vigile e più sicura. Questi riflessi possono fare intendere il valore degli apostoli quando si accorsero che la Madonna aveva chiuso per sempre i suoi occhi purissimi alle miserie della terra . Gesù l’aveva lasciata quaggiù proprio perché fosse ad essi Madre e Maestra Ed essi avevano goduto santamente quell’inestimabile dono d’amore. Sospinti dallo spirito Santo a pellegrinare lontano per annunciare alle genti il regno di Dio, la speranza di tornare a rivederla, la certezza di essere seguiti dalla sua benedizione, la gioia della sua dolcezza materna li accompagnava ovunque come un viatico di bontà”. Marco si asciugò una lacrima che gli scese copiosa, e decise di andare a letto. Pensò a sua madre e alla Mamma di Gesù, e alle parole di Padre Silvio, bisognava pregare e bisognava rialzarsi qualcosa accadrà. La notte la trascorse nel pensiero e nella preghiera, alle prime luci dell’alba si incamminò con una certa volontà di camminare verso la stazione dei treni, sapeva che un suo amico tutte le mattine arrivava con il treno e tante volte si erano trovati a bere un caffè, e quel giorno gli avrebbe chiesto aiuto, se gli avesse posto il problema forse lui avrebbe capito. Il treno da Treviso arrivò puntualmente ma non il suo amico e Marco si infastidì di quello che gli stava capitando; il suo amico poteva di sicuro aiutarlo ma non c’era. Non gli sarebbe dispiaciuto bere un caffè ma non possedeva nulla in tasca. Mentre stava tornando a casa sentì una voce che lo chiamava per nome, era Lucia una sua paesana, una donna che non vedeva da tempo. Venne accolto dal suo sorriso e le parlò, confidò la sua pena. Lucia era una donna molto forte e di cose nella vita ne aveva passate tante e con sorpresa gli disse davanti ad una tazza di caffè che nella fabbrica dove lavorava cercavano un contabile con esperienza, e gli ‘propose di andare subito con lei. Marco guardò il cielo, forse qualcosa strava per funzionare. spiegò alla donna che lui non aveva più un soldo in tasca e per nulla stupita gli diede del denaro che aveva con se, glielo avrebbe restituito quando le cose sarebbero migliorate  e così accadde. Marco venne assunto come contabile, la vita gli sorrise. Pensò alle parole di padre Silvio che la Madonna non avrebbe mai abbandonato come sua madre. La gente non pensa che, molto spesso, in ogni cosa che ci capita c’è la mano di Dio che fa giungere i suoi segni. Poche settimane dopo a Marco venne fatta recapitare una lettera da una assicurazione, la madre venticinque anni prima di morire aveva fatto un investimento che si era maturato, con questo investimento Marco riprese a vivere con più serenità non dimenticando mai il suo amato padre Silvio e la Madonna, rilesse più volte la lettera del frate che lo confortava. La Madonna dei Miracoli di Motta non lo aveva abbandonato come non lo aveva dimenticato sua madre che dal cielo lo assisteva. Sono una delle tante storie che il fiume porta lontano.

13 dicembre 2010