Quella “bizzarra” ricerca di Femminilità

a cura del Cuib femminile di Raido, 24/02/2012

Cuib femminileTempo fa, sfogliando i giornali, ci siamo imbattute in un articolo che trattava un argomento un po’ “bizzarro” per i tempi che corrono: il fallimento dei movimenti femministi sulla liberazione delle donne. In poche parole, l’autrice dell’articolo, nota scrittrice contemporanea, si chiedeva a che cosa avesse portato tanta emancipazione femminile dal momento che, tutt’ora, le donne sono considerate e “si considerano”, degli oggetti e a che cosa fossero serviti anni di battaglie tese al raggiungimento della parità dei diritti e della “libertà” se oggi le donne non riescono più neanche a trovare in loro stesse, nei propri corpi, la loro femminilità.

A questo articolo ne è seguito un altro, di una giornalista questa volta, che aprendo una polemica, per noi piuttosto sterile, sulle critiche mosse al femminismo – stile anni 70, rilanciava una nuova battaglia in nome della parità dei sessi e dell’emancipazione.

Nel superare i concetti di questa disquisizione pro e contro femminismo e utilizzando questo esempio come punto di partenza, in questa sede il nostro desiderio è quello di rilanciare un messaggio a noi caro, che non ci stancheremo mai di ripetere, prima di tutto a noi stesse: “Se la nascita non è un caso, non sarà nemmeno un caso – in particolare – che ci si svegli a se stessi in corpo d’uomo o di donna” (tratto da Rivolta contro il mondo moderno, J. Evola, Ed. Mediterranee).

La necessità di rilanciare la nostra posizione, oggi, si fa quanto mai doverosa, in quanto, a distanza di anni, delle donne, anche se timidamente, sentono il desiderio di riprendersi qualcosa che appartiene loro: la femminilità. È ora che le donne smuovano le loro coscienze, superino l’omologazione che le vuole tutte uguali e perfette e si scuotano dal torpore in cui la società odierna le costringe a vivere.

Il femminismo, fatto di slogan sulla presunta schiavitù della donna nei confronti della società moderna e dell’ uomo, ha dimostrato in se stesso le sue mancanze e contraddizioni. Uno degli elementi principali della lotta femminista è stato, infatti, quello di drammatizzare il ruolo ricoperto dalle donne attraverso i secoli. A pensarci bene si è cercato di avvilire in tutti i modi la posizione femminile, calcando la mano su certe affermazioni, atteggiamento tipico della sovversione, per convincere le stesse donne del loro stato di asservimento e portarle ad una liberazione, che di fatto si è tradotta in una emulazione esagerata, in una sorta di virilizzazione forzata. Il femminismo ha portato, dunque, per certi aspetti, ad una snaturalizzazione della donna, alla perdita dell’identità femminile. La donna emancipata, volendo appartenere solo a se stessa si è distrutta. La personalità che desiderava tanto, le ha tolto ogni personalità.

Eppure oggi, per fortuna, c’è qualcosa che tenta di ribellarsi a queste imposizioni della società contemporanea, c’è un desiderio di ritrovare quella identità femminile perduta. Ed è proprio questo “sentire” che vogliamo assecondare, essendo donne alla ricerca della loro “essenza perduta”.

D’altronde se il nostro spirito ha voluto nascere in un corpo di donna, il nostro dovere è cercare la nostra via di elevazione e liberazione in quanto donne.

Nel percorso di vita tradizionale la donna deve compiere il proprio cammino di crescita parallelamente a quello dell’uomo, non in antagonismo o ricalcandone le orme. Come l’uomo realizza se stesso come guerriero ed asceta, così la donna realizza se stessa in quanto è amante e madre. In questo modo, nell’ottica di un  percorso parallelo, ma indipendente l’uno dall’altra, si cresce entrambi. Se c’è differenziazione, prima di tutto sessuale, c’è dialettica e sviluppo; dove vige indifferenziazione sessuale, si arriva alla decadenza e alla cancrena.

Non c’è crescita senza differenziazione.

saf-piccola-caprera-cuib-femminileLa nostra ricerca è costante, lenta, fatta di piccoli passi, sconfitte e vittorie, confronti e scontri, e si badi bene: ricercare se stesse, ritrovarsi come donne, nella condizione in cui ci troviamo a vivere, non è cosa facile. In una società che ti addita come “strana” o “sfortunata” se hai deciso di fare la mamma a tempo pieno anziché la donna in carriera, non è semplice ritenersi diverse. È molto più facile allinearsi per sopravvivere. È molto più facile essere femministe che antifemministe. Ma poiché a noi interessa vivere, e non sopravvivere, anche se con sforzo,  proclamiamo la diversità tra i sessi e una ricerca di noi stesse in quanto donne.

Come gruppo femminile, all’interno di una comunità militante e politica di tipo “tradizionale”, siamo libere di dedicarci ad attività di vario tipo, partecipando attivamente alla crescita della comunità stessa. Essere libere significa, per noi, esprimere apertamente le nostre naturali e innate caratteristiche di donna. Infatti, essendo molteplici le attività all’interno di una comunità militante, qualità come la cura, l’attenzione, la delicatezza, la precisione sono messe al servizio di tutte quelle iniziative che lo richiedono. Partecipare attivamente e liberamente significa anche dare un punto di vista diverso nella visione di particolari questioni, dare un’alternativa basata sulla nostra esperienza e il nostro sentire di donne.

La cosa importante è agire, non agitarsi, agire con coscienza del proprio essere e del proprio sentire, riconoscere in ogni azione che si compie gli stimoli capaci di farci ritrovare le donne vere che sono dentro di noi.

In questa ricerca è importante l’aiuto sia delle camerate che dei camerati, in uno spirito di collaborazione e condivisione, senza promiscuità e prevaricazioni di uno o dell’altro sesso, camminando parallelamente, ognuno lungo la propria strada e nel rispetto dei ruoli.

E se tra le tante attività militanti che si compiono, visibili e invisibili, ci trovassimo, noi donne, a dover passare un’intera serata dietro ai fornelli senza mai uscire allo scoperto, senza prendere neppure un plauso in pubblico, per la buona riuscita di una festa comunitaria, state tranquilli: non ci troverete mai a lamentarci di essere state sfruttate solo perché donne, ma ci troverete sorridenti, appagate e soddisfatte del buon lavoro svolto.

donnapoliaNon importa se si stia in cucina o dietro una scrivania a presentare un libro o ad attaccare un manifesto, l’importante è lo stato d’animo con il quale si partecipa.

Si diventa donne, vere donne, solo agendo con Amore. E chi meglio di noi che, in quanto donne, conosciamo bene il vero significato di questa parola, può farlo? E perché non essere da esempio anche a coloro che ci sono accanto, che camminano insieme a noi? Ma per essere da esempio dobbiamo recuperare ciò che in tanti anni ci hanno tolto, dobbiamo lavorare su noi stesse affinché riaffiorino l’amore, la bellezza, la bontà, la dolcezza, la grazia, l’umiltà, l’essere accoglienti, il sorriso, la gioia e la femminilità.

Tornando quindi all’inizio della nostra riflessione, possiamo concludere esortando tutte quelle donne, e vi giuriamo che sono molte, che ricercano la loro femminilità perduta: siate orgogliose di ricercare ciò che tanti anni di lotte in nome del femminismo hanno cercato di spazzare via. Ricercate voi stesse e ritrovatevi, la vera lotta è questa.

Per contattare il Cuib femminile di Raido: [email protected]