Con oggi si chiude la parentesi dedicata al simbolismo degli alberi da frutta propri della stagione estiva. E si chiude, non a caso, proprio con due alberi che rappresentano a loro volta il Sole e il rinnovamento (la giovinezza). Sono rispettivamente il gelso e il prugno.
Con la speranza che questi semplici e brevi scritti abbiano accresciuto la voglia di scoprire e conoscere ciò che la natura stagionalmente propone, al di là dei prodotti già confezionati e pronti da consumare che si trovano comodamente nei supermercati, vi salutiamo dandovi appuntamento a settembre, pronte per ricominciare insieme un nuovo anno! Buona estate dal cuib femminile di Raido!
Il GELSO
Nell’antica Cina il gelso è l’albero del levante; è la residenza della Madre dei Soli e l’albero attraverso il quale il Sole si alza. Quando Huang-ti lascia il k’ung-sang (il gelso cavo) per elevarsi alla sovranità, egli segue apertamente il cammino ascendente del sole e la sua marcia è scandita battendo una cassa di risonanza di legno di gelso (o di paulonia). Una foresta di gelsi (sang-lin) sorge alla porta orientale della capitale; la stessa parola indica una danza forse connessa all’equinozio di primavera. Ancora da un gelso la figlia di Yen-ti, trasformata in gazza, si leva verso il cielo.
L’arco di legno di gelso – come quello di pesco – serve a lanciare frecce che eliminano gli influssi malefici ai quattro orienti. Nonostante ciò, l’apparizione di gelsi miracolosi in occasione di avvenimenti dinastici, è considerata nefasta: è indubbio che l’ascesa del sole sia annunziatrice di siccità e questa appare, evidentemente, una maledizione celeste (GRAD, KALL).
I suoi frutti rossi, luminosi nella notte, sono stati paragonati alle stelle. Ovidio racconta che i frutti del gelso erano in origine bianchi ma che diventarono rossi inseguito al suicidio di due amanti, Piramo e Tisbe, che si incontravano all’ombra di un gelso vicino a una sorgente. P.G.
Il PRUGNO
Il prugno, raffigurato in molti dipinti dell’Estremo Oriente, è innanzitutto un simbolo di primavera, ma talvolta anche dell’inverno poiché, fiorendo alla fine di questa stagione, indica il rinnovamento, la giovinezza che stanno per manifestarsi. Simbolo anche della purezza, ha fiori senza foglie. Un monaco dell’epoca Sung, Chung-jen, scrisse un’opera intera sul prugno in fiore, in cui ne fa un simbolo dell’universo.
Il fiore del prugno è anche in rapporto con l’immortalità. Gli Immortali se ne nutrono, ed esso costituisce il blasone di Lao-tzû, poiché egli, nato sotto un prugno, dichiarò subito che ne avrebbe fatto il suo eponimo.
Il prugno figura in Giappone fra le piante di buon augurio.
Da noi è talvolta considerato come un emblema della stupidità, ma non è facile spiegarne il perché (DURV, GROC, KALL).
Per gli Indiani Pawnee (America del Nord) il prugno selvatico, particolar mente fruttifero, è un simbolo di fecondità (FLEH).
Il suo frutto ha talvolta, nei sogni, un significato erotico e tradisce un desiderio di godimento sessuale.
(Tratto da Dizionario dei Simboli, J. Chevalier – A. Gheebrant, BUR, 2005)



