Continua la farsa di Bin Laden. Sempre che sia mai realmente esistito, ovviamente.

 

Povero Osama: una volta facevi (davvero) paura, una volta eri un terrorista temuto. Ora sei un nome per fare soldi, sei un personaggio da scoop Scoop banali, al limite del surreale, come quando vorrebbero farci credere che il terrorista più ricercato al mondo, stava per farsi tradire da una multa di troppo. Vabbè. Chissà, però, se riusciranno a dirci se-come-quando sei esistito e, poi, se-come-quando sei morto. Ma, soprattutto, al soldo di chi lavoravi… C.I.A.o Osama, C.I.A.o!

(Corriere.it) – Osama Bin Laden poteva essere scoperto a causa di una multa. In una data non definita tra il 2002 o il 2003 nella valle di Swat, Pakistan. Una guardia ferma il veicolo sul quale si trova il capo qaedista e alcuni complici. Motivo: andavano troppo veloci. Ma il guidatore, Ibrahim Al Kuwaiti, fedele guardia del corpo, risolve tutto senza che il vigile si accorga di Osama. L’episodio raccontato da Maryam Al Kuwaiti, la moglie di Ibrahim, è uno dei tanti contenuti nel dossier redatto dalle autorità pachistane dopo il raid di Abbottabad e rivelato dalla tv al Jazeera. Un documento con spunti, difficili da autenticare, sulla lunga latitanza del terrorista.

 IL CAPPELLO DA COW BOY – Bin Laden, come è emerso dopo la sua morte, viveva da recluso nella palazzina di Abbottabad. Quando passeggiava nel cortile indossava un cappello da cow boy dalla larghe tese: sperava così di nascondere il suo volto ai satelliti spia. I contatti con l’esterno erano limitati, solo Ibrahim e il fratello Abrar uscivano per comprare rifornimenti. Persino la famiglia del primo, che pur viveva in casetta separata nel complesso di Abbottabad, per molto tempo sarebbe stata all’oscuro su chi fosse «lo zio» che «abitava al piano di sopra». Questo è quello che sostiene Maryam. Una versione che appare inverosimile ma che i pachistani raccolgono. Anche se è evidente che i familiari della guardia del corpo qualche domanda se la facevano.

LO ZIO POVERO – Rahma, 9 anni, figlia di Ibrahim, una volta chiede perché l’uomo non uscisse e il padre risponde: non ha abbastanza soldi per andare a comprare. Da allora per lei diventa «lo zio povero». Nel gennaio 2011 ancora Rahma vede alla tv una foto di Bin Laden e dice: «Guarda, c’è lo zio povero». Ibrahim si allarma, teme per la sicurezza dell’ospite, così i rapporti tra la sua famiglia e i Bin Laden vengono impediti ad ogni costo. Sempre secondo il rapporto Osama è spartano. Ha tre abiti tradizionali per l’estate e tre per l’inverno. Poi una giacca scura e due maglioni. Si nutre con poco, evita i medici e non solo per motivi di sicurezza. Quando di sente poco bene mangia cioccolata e mele. Il leader qaedista segue l’educazione di figli e nipoti, si occupa anche del «divertimento». Che consiste nel coltivare ortaggi in un angolo del compound. I più bravi sono premiati con regali simbolici.

NOVE ANNI IN PAKISTAN – Nel report si afferma che Bin Laden ha vissuto in Pakistan per circa 9 anni in almeno 6 località, sempre accompagnato da Ibrahim Al Kuwaiti. Ed è ancora Maryam a rivelare di aver viaggiato, nel 2002, da Peshawar alla valle di Swat insieme ad «un arabo alto e completamente sbarbato». Uno dei tanti spostamenti prima di stabilirsi a Abbottabad. Nelle carte diffuse da Al Jazeera i pachistani affermano di non aver trovato prove di legami tra il terrorista e funzionari locali. Una difesa accompagnata da duri commenti sui servizi di sicurezza che non si sono mai accorti della presenza di Osama. In realtà è legittimo quanto fondato il sospetto che qualcuno nell’establishment in Pakistan sapesse dell’ospite e abbia fatto di tutto per proteggerlo.