Simonetta Bartolini ed i truci gendarmi del pensiero unico

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In un precedente articolo avevamo parlato di Simonetta Bartolini in quanto autrice di un ficcante articolo di commento, relativamente all’attacco gratuito subito da Pietrangelo Buttafuoco su La Sette in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo.

Proprio con riferimento alla signora Bartolini è necessario mettere in luce un gravissimo atto di ingiustizia e di boicottaggio, compiuto alla luce del sole, senza alcun pudore, alla faccia della tanto decantata “democrazia”, delle libertà, dell’uguaglianza e di tutte queste solenni sciocchezze di cui ci hanno riempito la testa fin da piccoli.

Un fatto vergognoso , che risale allo scorso mese di marzo, ma di cui siamo venuti a conoscenza incidentalmente, trattando della vicenda di Buttafuoco. Una storia che merita di essere raccontata, anche a tanti mesi di distanza, perché le si dia un minimo di risalto, dato che ovviamente, in questo paese di pulcinella, è stata bellamente nascosta all’opinione pubblica e non ha provocato nessun tipo di reazione da parte di tutta la marmaglia di intellettualoidi, politici, “accademici”, giornalisti, ecc. sempre pronti a gridare allo scandalo quando vengono toccate le cosiddette “libertà” ed i cosiddetti “diritti”, e che poi hanno bellamente passeggiato sulle macerie di questa incredibile vicenda senza batter ciglio, per il semplice fatto che ha riguardato una di “quelli lì”, quelli di “destra”, i “fascisti”, le fecce che non meritano neppure di esser considerate esseri umani.

Simonetta Bartolini, da una decina di anni è ricercatrice all’UNINT, Università degli Studi Internazionali di Roma, dove insegna Letteratura italiana contemporanea e Letterature comparate. Segretaria di redazione alla “Rassegna della letteratura italiana” dal ’95 al ’98, ha ricoperto incarichi in numerose istituzioni culturali, e si è a lungo dedicata alla critica sulla carta stampata (Libero, ecc.) e sulla televisione. A tutto questo, si aggiunge la pubblicazione di molti libri e articoli su riviste come “Nuova storia contemporanea” di Francesco Perfetti.

Attualmente  dirige la rivista on line, “Totalità”, che merita alcune parole: la rivista fu fondata in versione cartacea negli anni sessanta dal padre di Simonetta, Sigfrido Bartolini, pittore, scrittore e incisore, insieme allo scrittore e storico dell’arte Barna Occhini (tenete a mente questo nome …). Sigfrido collaborerà alla rivista con xilografie e scritti su arte e costume. Su questa rivista, tra gli altri, scriveranno anche Julius Evola, Giano Accame, Fausto Gianfranceschi, Emilio Gentile, Roberto Melchionda, Giovanni Volpe, e tanti altri.

Ebbene, la Bartolini, alcuni mesi fa, pur presentando questo curriculum e tante opere a corredo, non ha superato l’esame di abilitazione per diventare professore universitario associato: motivo? Perché “presenta un profilo marcatamente militante” … in che direzione? A destra. In poche parole, la dottoressa Bartolini non ha ottenuto l’abilitazione perché è troppo di destra … non ci credete? Impossibile? Beh, c’è la prova provata, parola per parola. Basta leggere ciò che uno dei commissari d’esame ha testualmente scritto nelle motivazioni, come pubblicate sul sito internet del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca:

Come studiosa la candidata presenta un profilo marcatamente militante, orientato sulle tesi del revisionismo storiografico (sul fascismo e sulla Resistenza come guerra civile, e sulla stessa esperienza della Rsi), e impegnato in un tentativo di rivalutazione di autori rivendicati dalla destra politica come fondativi di una tradizione alternativa a quella ‘vincente’ ed egemonicamente canonizzata: da Soffici a Barna Occhini, di cui ha pubblicato il carteggio, a Papini e Guareschi (che viene messo a confronto con primo Levi in un saggio del 2008), a Comisso nella sua formazione dannunziana, a un Pasolini proiettato sin dai suoi esordi in una prospettiva ultra-mistica e ultra-tradizionalista”.

Che sfacciata indecenza! Si è espressamente certificato che un profilo orientato “a destra” (con tutte le virgolette del caso, data la confusione che regna sovrana sul concetto di “destra”), può condurre automaticamente alla bocciatura in un concorso o in un esame! Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Barna Occhini (sopra citato), Giovanni Comisso, lo stesso Guareschi e tanti altri, studiati dalla Bartolini con pubblicazioni e saggi, sono autori che non possono essere approfonditi in un’ottica diversa da quella “egemonicamente canonizzata” (sì, qui i termini sono proprio esatti …), poiché non si deve azzardare alcun “tentativo di rivalutazione di autori rivendicati dalla destra politica come fondativi di una tradizione alternativa”. Non parliamo poi dell’idea di far emergere le tendenze tradizionaliste dell’intoccabile mostro sacro della sinistra, Pasolini: quale ignobile colpa (ridicolizzata dall’uso di termini volutamente iperbolici e derisori: “prospettiva ultra-mistica, ultra-tradizionalista”).

Non è poi ammessa, ma qui si scopre l’acqua calda, alcuna forma di “revisionismo storiografico (sul fascismo e sulla resistenza come guerra civile, e sulla stessa esperienza della Rsi) … figuriamoci, guai a toccare il mito della vecchia, cara resistenza, guai a parlare di guerra civile in Italia in quegli anni, guai a parlare della RSI se non nella consueta chiave demoniaca tramandataci e impostaci con volgare impostura …  

La commissione ministeriale ha anche avuto l’ardire di addebitare alla Bartolini il “gravissimo” fatto d’aver dedicato saggi e scritti al citato padre Sigfrido Bartolini (che fu tra l’altro grande amico di Ardengo Soffici): pubblicazioni, si legge nel giudizio, “che nascono dal contesto familiare”, e dunque per questo sono irrilevanti … nell’Università italiana, dominata come poche al mondo del familismo più becero (per non parlare del resto), si rimprovera alla nostra di aver scritto sul padre artista e letterato e su alcuni grandi personaggi a lui vicini in quell’epoca!

Tutto risaputo, per carità, la “cultura” italiota è questa: la linea è una, se si esce da questi binari si è fuori. Se sei militante a sinistra, va tutto bene, puoi scrivere quel che vuoi e sostenere tutte le tesi che desideri, puoi permetterti qualunque cosa, puoi scrivere qualunque assurdità, puoi “insegnare”  a scuola o all’università facendo propaganda, anche sfacciata. Ma se ti azzardi a mettere in discussione i dogmi dell’ideologismo demo-liberal-comunista, devi essere fatto fuori.

Ma avere la faccia tosta di dirlo esplicitamente e, sulla base di questo, negare un’abilitazione ad una persona, è veramente il colmo della sfacciataggine e della presunzione. Quella presunzione di chi si sente forte della propria arroganza, della propria superbia, della propria ipocrisia, della propria impunità.  Questi sono i frutti dell’egemonia culturale sognata da Gramsci e concretizzatasi dopo la seconda guerra mondiale.

Dunque, “fuori i fascisti dall’università”, come si gridava e si  continua a gridare senza pudore negli atenei di questo nostro paesello schiavo e senza spina dorsale, prono da secoli al vincitore di turno e “occupato” ideologicamente dalla sinistra benpensante, borghese, radical-chic.

Concludiamo, nell’esprimere la più viva solidarietà alla dottoressa Bartolini e nell’augurarle di proseguire radiosamente nelle sue attività, riproponendo un’intervista a lei fatta dal quotidiano on-line qelsi.it lo scorso mese di marzo.

Paolo G.