Il bambino e la Madonna sul comodino

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di Emilio Del Bel Belluz

Era un bambino piccolo, ma solo di età, perché aveva un fisico da grande. L’altezza non poteva essere quella di un bimbo di otto anni. Arrivò  a Follina per frequentare una scuola elementare, al suo paese di Motta di Livenza il fiume era uscito dal suo letto, e aveva portato alla famiglia miseria e sconforto. I genitori avevano saputo che vi era un collegio, in un paese non molto lontano, dove un loro parente vi aveva  avuto un figlio che lo frequentava. Il bambino vide Follina per la prima volta nel momento in cui con i suoi genitori  vi arrivò. Era una mattina di ottobre, un leggero venticello lo accolse, la piccola piazza  non aveva che una macchina parcheggiata. Nel primo bar che vide, alcune persone stavano discutendo di politica col  caffè versato nelle tazzine. Questo il ricordo di quel  giorno così difficile e malinconico. Aveva con sé una valigia di cartone, accompagnata da una valigia più piccola dove era stato posto  tutto il materiale per la scuola. Prima di suonare il campanello del collegio, essendo in anticipo all’appuntamento, i genitori vollero mostrargli l’abbazia che si trovava proprio lì vicino. Entrando nella bella chiesa videro subito il parroco che assieme al sacrestano stavano sistemando alcune candele e raccogliendo le elemosine. Il bambino notò subito un particolare che non avrebbe mai dimenticato, una bella Madonna lignea posta vicino al battistero, era una Madonna molto grande, con le mani rivolte verso la gente  che entrava.  Di quella  Madonna gli piacque specialmente il sorriso dolce e rassicurante. Il giovane le guardò le mani, molto belle e delicate.  Il bambino pensò che se quella era la Mamma di Gesù, poteva confidare sempre in Lei. La immaginò nella casa di Nazareth,  con  Giuseppe e Gesù,  mentre preparava qualcosa di buono da mangiare e poi  seduti a tavola mentre la minestra veniva versata.  Il suo cuore non era allegro quella mattina di ottobre, tra pochi minuti avrebbe dovuto lasciare suo padre e sua madre, e questo lo immalinconiva, ma la Madonna che aveva notato gli avrebbe dato quella forza che ora non possedeva. Prima di uscire dalla chiesa si prese una bella immagine della Madonna, con una preghiera che vi stava scritta. Osservò per l’ultima volta la Madonna e gli parve che per un momento lo salutasse, s’accorse che una lacrima gli era scesa, ma volutamente non volle che i genitori la notassero. Entrò in collegio, erano le otto di mattina, ad accoglierlo una suora che doveva essere la superiora. Non ci furono molte parole, il saluto con i genitori e delle caramelle che la madre gli diede. Il portone del collegio si chiuse alle sue spalle cigolando, come  il rumore di una catena arrugginita. Venne condotto nel grande camerone tutto bianco, non vi era nemmeno un quadro, tanti letti allineati in due file. Gli fu assegnato un posto vicino alla finestra, forse avrebbe patito più freddo, ma questo non lo spaventava, la gioia di poter osservare dalla finestra una casa, e degli alberi lo rinfrancò dalla voglia di piangere. Notò subito che sul comodino vi stava una piccola Madonna fosforescente, ogni comodino ne aveva una. Tolse dalla tasca la foto della Madonna e la pose dentro al cassettino e questo gli parve un atto stupendo.  Scese in una stanza dove vide gli altri ragazzi del collegio, e ne conobbe alcuni. Erano tutti ragazzi sconosciuti per lui, ma con il tempo avrebbe fatto amicizia.  La sala dove stavano era grande con dei quadri, osservò il paesaggio racchiuso in uno di questi, una casa, un fiume che vi scorreva vicino e un bambino che pescava munito di una canna. Questo bambino era seduto vicino al corso d’acqua, davanti alla casa vi stava una donna che stendeva i panni, pensò che fosse sua madre. Il bambino che pescava lo immaginò felice, la gioia la poteva trovare in quel gesto di libertà che a lui ora era vietato. Il collegio  può per un attimo essere paragonato ad una fortezza dalla quale non si può uscire per nessun motivo. La vita di studente iniziava subito, dopo poco tempo, venne la madre superiora e descrisse  il programma da fare nel pomeriggio, come la visita all’aula dove l’indomani sarebbero  iniziate le lezioni. Una classe molto piccola con dei banchi vecchi, vecchi che sembravano dei banchi della chiesa. Subito notò la maestra, una suora piuttosto bassa, ma sorridente, doveva essere una buona persona. Ogni banco aveva una boccetta per mettervi l’inchiostro, il profumo dell’inchiostro si sentiva già nella stanza, un piccolo scaffale con dei libri di narrativa, lo interessarono subito. Non si poteva toccarli, questo si sentì dire appena si avvicinò per prenderne uno. Gli sarebbe piaciuto mettersi a leggere. La lettura era una delle cose che più lo facevano stare felice. Ogni libro che aveva letto lo aiutava a correre con la mente. L’amico che strinse amicizia  con lui era balbuziente, gli piacque  per questo,  dimostrava più anni, e in effetti ne aveva due di più. La sua famiglia era emigrata all’estero e lo aveva lasciato in collegio, non potevano portare dei bambini in Svizzera. Il ragazzo dimostrava un carattere allegro che non guastava in quel momento. Alla fine della visita alla classe  e alla conoscenza con la maestra, li condussero in refettorio. Una sala immensa con dei tavoli di legno e finalmente si mangiava . Le caramelle le aveva date a un bambino che piangeva e chiedeva della mamma, quelle caramelle lo calmarono e per lui fu bello fargli  ritrovare il sorriso. L’unico libro che si era portato da casa glielo aveva donato suo zio, era una edizione del libro Marcellino pane e vino. La storia di un  bambino che i frati avevano ritrovato davanti al convento. Una donna non potendo tenerlo lo aveva lasciato in quel luogo. Quel libro fu al centro dell’attenzione per dei giorni, infatti alla sera dopo che ci si trovava in camerata, vi era la possibilità di leggere almeno un’oretta. Il più bravo a leggere si sedeva in mezzo allo stretto  corridoio che separava le fila dei letti e leggeva. In camerata eravamo in una trentina di collegiali, ed in quei momenti  in cui il libro veniva letto vi era un silenzio totale. Ogni bambino ascoltava cercando di non perdere una parola, il miracolo della lettura si protrasse per qualche giorno, poi il libro terminò nel silenzio e nella commozione totale. La vita del collegio non lasciava molto spazio alla felicità, ma in qualche modo il tempo passava. Alla sera il giovane non mancava mai di pregare, tutte le sere prelevava dal cassetto quella piccola immagine della Madonna  e la metteva vicino alla Madonna fosforescente, e questo  lo fece fino alla fine dell’anno scolastico. Per lui era l’angolo della felicità, e quando le luci si spegnevano la osservava prima di addormentasi, le dava un bacio, come se quella Madonna fosse sua madre. Gli altri amici del collegio gli volevano bene,  perché aveva dentro di sè una grande forza che gli permetteva di aiutare i più deboli, difendendoli contro i soprusi dei grandi. A scuola la maestra gli voleva bene e gli concedeva di poter stare in classe quando gli altri andavano a giocare, perché a lui piaceva tanto leggere e la lettura gli faceva dimenticare quel portone che si era chiuso dietro di sè, cigolando. La fantasia che raccoglieva dai libri lo faceva aprire mille porte e correre per i prati. Alla fine della scuola, chiese alla superiora di potersi portare a casa la Madonnina del comodino, quella fosforescente, non gli sembrava possibile addormentasi senza osservarla. Quando i genitori vennero a prenderlo per portarlo a casa per le vacanze, volle andare alla chiesa vicina per ringraziare la Madonna che gli aveva fatto da Mamma in quel lungo e difficile anno scolastico. Prima che la macchina del padre si avviasse, osservò la chiesa e quasi gli dispiaceva andarsene.