Ricordando Leon Degrelle

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di Emilio Del Bel Belluz

Ogni vita ha un suo passaggio eroico, così scriveva Schopenhauer. Dedico queste parole al grande Leon Degrelle. Ieri, 31 marzo, i  camerati lo hanno ricordato a ventuno anni dalla sua morte. Se ne è andato all’inizio della primavera che ridona alla natura lo splendore che le Aveva tolto l’inverno su Leon Degrelle si possono dire mote cose, ma nessuno potrà mai dire che non si comportò da soldato dell’onore e da vero camerata.  Partecipò alla seconda guerra mondiale come soldato semplice abbandonando la poltrona di politico e di capo del rexismo. Fu una di quelle personalità che lasciarono una scia.  Furono molti quelli che lo hanno amato e lo hanno seguito nella crociata contro il bolscevismo in quella terra di Russia dove i soldati di Degrelle dimostrarono una grande capacità militare. Leon Degrelle rimase con i suoi soldati fino alla fine del conflitto. Lasciò la Norvegia alla fine della guerra e riuscì a guadagnare la libertà raggiungendo in aereo la Spagna. Sulle ali dell’aero che lo portarono nella terra di Franco, vi stava la croce uncinata. Il primo che parlò e pubblicò gli scritti di Leon Degrelle in Italia fu l’editore Antonio Guerin che ci ha abbandonato alcuni anni fa. Guerin era un direttore di un giornale che si chiamava :” Sentinelle d’Italia” edito a Monfalcone. Antonio Guerin ne curò la pubblicazione per moltissimi anni e con tantissimi sacrifici. Durante una visita al camerata Guerin mi feci raccontare comune e aveva conosciuto il generale Degrelle. Tale conoscenza era da attribuire ad un libro di memorie edite in Francia nel quale si raccontava la vita militare di Degrelle. Fu allora che Guerin scrisse all’editore del libro che lo mise in contatto con il Generale. Una delle prime recensioni che lessi sul  giornale di destra  – il candido – diretto dall’indienticabile Giorgio Pisanò, era firmato dallo scrittore Achille Ragazzoni .  Nella rubrica del Candido – genio e sregolatezza – scriveva : “ Le coraggiose  edizioni Sentinella d’Italia pubblicarono  qualche anno fa, col titolo Hitler per mille anni, un libro di memorie del leader rexista Belga Léon Degrelle ripropone il discorso apparso presso lo stesso editore, con fronte dell’est. La traduzione italiana riguarda solo il periodo 1941- 1942, mentre per il periodo fino al 1945 è previsto un altro volume, SS Wallonien, che ci auguriamo no tradi ad uscire. Nel giugno del 1941 le forze nazionali d’Europa si coalizzarono nella lotta contro l’urss. Volontari di tutto il continente, indossata la divisa delle SS, combatterono assieme per gli stessi ideali  politici. Il fascismo era finalmente Europeo. I Belgi, secondo la propria lingue, si radunarono in una legione Fiamminga e in una  legione Wallone. Degrelle, da semplice soldato, riuscì a diventare Generale, distinguendosi per i suoi atti di valore.  Hitler giunse  dirgli se avessi un figlio, vorrei che fosse come voi”. Nello stesso articolo si mettono in evidenza altri due libri :- militia – edito dalle edizioni AR e il libro di Marco Tarchi:- Degrelle e il Rexismo- Volpe Editore. In questi giorni ho preso tra le mani questi tre libri che non dovrebbero mancare nella biblioteca di una persona di destra, di un  conservatore. Credo che il libro più diffuso di Leon Degrelle sia milizia che può essere considerato il libro dei libri. Un manuale dove si possono trovare degli spunti per essere delle persona liete e quasi felici. Un libro che merita di essere letto e sottolineato in ogni riga. La storia di Degrelle è la narrazione di un soldato  ritornato dalla guerra si mette a scrivere il percorso  che ha compiuto. Tutto quello che deve sapere l’uomo per fare della sua vita una magnifica avventura tra la lealtà e l’onore. Militia  nelle sue pagine dimostra  che ogni uomo deve avere del coraggio per affrontare  le dure battaglie della vita. Nel momento in cui giunge nel cuore dell’uomo la disperazione  e dove pare che tutto si infranga, ecco che allora l’uomo deve credere ancora una volta in se stesso e nella strada che diventa sempre più dura.  Nulla è mai perduto e la vita vale sempre la pena di essere vissuta. Non bisogna arrendersi ma, tenere sempre alto il proprio onore. alla fine Degrelle soldato ferito riesce a dare il meglio di se stesso nel risollevarsi , dalle avversità. Quando si tocca il fondo proprio allora si deve cercare nelle proprie forze quella spinta che ci fa  andare avanti e ci fa combattere e vincere. L’uomo ha in sé una forza nascosta che lo può risollevare. Nella mia biblioteca ho preso un libro di Nino Salvaneschi e mi sono sottolineato queste parole di un soldato ferito ma non vinto. “ Penso a quello svizzero Alfredo Froidewaux, soldato della legione straniera ferito nel Tonchino, che steso nel corso di dieci anni quarantasette volte sulla tavola operatoria, sacrificando a poco a poco le dita, le mani, le braccia e le gambe, rimasto un semplice tronco disse : “ il sole brilla anche per me…  Ma solo il credente è veramente forte”. di più, vi sono dei malati che non vogliono perdere neppure una goccia della loro sofferenza e sanno che la malattia è una  purificazione passiva. e se ne incontrano  spesso altri che vedono il profondo e  più lontano e oltre la vita. Katerine Mansfield, grande malata che soffrì terribilmente per lunghi anni, alla vigilia della sua morte avvenuta nel 1923 scrisse : “ Voglio, prima di morire, lasciare una testimonianza : si può superare il dolore … Bisogna far del dolore un principio di vita. Tutto quello che si accetta cambia di senso. Così la sofferenza si muta in amore, ecco il mistero ”.   Leon Degrelle provò l’esilio più rimanere lontano dalla propria terra e consumarsi dalla nostalgia.  Scrisse Benjellun : “ un paese è qualcosa di più che una terra con qualche casa. Un paese, sono delle facce, dei piedi ancorati alla terra, dei ricordi, dei profumi dell’infanzia, un campo di sogni, un destino che si conclude con un tesoro nascosto ai piedi di una montagna”. La vita di Leon Degrelle fu segnata da delle croci, fu disseminata da una moltitudine di ostacoli, che a poco a poco superò. Cosa c’è di più grave che essere  accusati di aver fatto delle cose di cui  noi  pensavamo di agire per il bene. In un articolo comparso nel secolo d’italia del 12 settembre del 1982 Ermanno Giunchi ricordando la Guerra in Russia di Leon Degrelle scrive: “ i Belgi, assieme a migliaia di altri europei erano andati a combattere contro la Russia non come mercenari ma per motivazioni di carattere ideologico;  quelle forze s’erano infatti riunite per combattere un sistema sociale che aveva già dato innumerevoli prove di barbarie. Per i Belgi, in particolare, si trattava di riscattare l’ignominio della sconfitta subita nel 1940. Tutto, però risulta vano. La “Wallonien si dissangua nella sacca di Ckerkassy, a Novo- Buda, dove Degrelle diventa il comandante dell’unità (era infatti partito come semplice soldati ), in –Estonia. Con il 1945 Degrelle capisce che la disfatta è inevitabile”. Leon Degrelle non dimenticò mai i suoi camerati caduti nella battaglia. non mancò mai di ricordarli con la penna nei suoi libri.