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Abbattete quell’obelisco!

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Poveretti. Ormai siamo alle cosiddette comiche finali o quasi. E’ stato come al solito “celebrato” il giorno-simbolo del tradimento e dell’asservimento, il 25 aprile, stavolta con ancor maggiore, insopportabile pomposità, data l’aggravante del 70° anniversario. Già da diverso tempo si era rimessa in moto la macchinetta mediatico-(sotto)culturale della premiata ditta “antifascismo & co.”, con l’anpi  in prima fila ed a ruota tutti gli altri a salire sul carrozzone, per arrivare belli “carichi” all’ “evento”, “festeggiato” con concerti, film, speciali-tv, cerimonie, ecc. ecc. per la gioia di tutti. E visto che non c’è mai limite alla miseria, qualcuno aveva pensato, a ridosso della “festa”, di lamentarsi con la presidentissima Boldrini per la presenza al Foro Italico di Roma del celebre obelisco con la scritta “Mussolini Dux”, chiedendone l’abbattimento; la Boldrini ha risposto che sarebbe stato quantomeno opportuno cancellare la scritta. E allora, come nella migliore tradizione (con la “t” minuscola, ovviamente …) italiota, tutti in fila ad esprimere commenti, valutazioni, a proporre sondaggi, a tastare il polso dell’italiano medio, borghese “antifascista” ma sempre perbene, quindi magari l’obelisco sì, la scritta no, e poi ci sono altri che vorrebbero organizzare convegni o mettersi in prima persona alla guida di ruspe. Ce n’è un po’ per tutti i gusti, insomma. Tornano alla mente le parole di Maurizio Rossi al ventennale di Raido: i professionisti dell’antifascismo militante sono sempre più agguerriti, pronti agitare qualche nuovo spettro praticamente quasi ogni giorno. Sono evidentemente terrorizzati: una paura sempre più forte, la paura della verità. Che è stata occultata con perversa sapienza, a tutti i livelli, ma che è sempre più difficile tenere nascosta, tanto è ingombrante, tanto è esplosiva. Per completare l’opera di damnatio memoriae, si vuole provare dunque a cancellare anche le tracce visibili di quel passato così scomodo: basti pensare a come periodicamente si riproponga l’eliminazione di Via dei Fori Imperiali. Ma come ci insegna Codreanu, è bene lasciare agli altri le vie dell’infamia. Dunque, qualunque altro successo sarà materialmente ottenuto dai professionisti della menzogna e della mistificazione, la via dell’onore resterà sempre aperta solo per chi procederà con cuore puro e secondo verità. Quella verità che, prima o poi, in questo mondo o in un altro, provocherà le dovute conseguenze.

(ilmessaggero.it) – La Boldrini, secondo quanto le è stato attribuito, avrebbe detto che si poteva semmai cancellare la scritta sull’obelisco. L’intera vicenda, che ha sollevato commenti anche sul web, è stata così spiegata da Roberto Natale, portavoce della Boldrini. «La grande giornata vissuta ieri dal Parlamento, con la coinvolgente cerimonia in onore dei partigiani per il settantesimo anniversario della Liberazione, rischia di essere svilita appena poche ore dopo montando polemiche di scarsa consistenza.

La Presidente della Camera non ha mai affermato di voler abbattere i monumenti eretti nell’epoca fascista, ad improbabile imitazione del modello Isis. La discussione sull’eredità del 25 aprile merita di essere indirizzata su temi più seri».        

Le reazioni    
La polemica per la battuta poi smentita aveva suscitato reazioni nel centrodestra ed anche nel Pd. «Rimuovere la scritta ‘Mussolinì dal Foro Italico? – commenta il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd – l’Italia ha ben altro a cui pensare. Il Ventennio è morto e sepolto, che cosa ce ne importa adesso?».       

«Cancellare la scritta dall’obelisco del Foro Italico – ha osservato Annagrazia Calabria- nulla aggiunge e nulla toglie alla storia italiana: la difesa della libertà è un valore irrinunciabile, ma nulla ha a che vedere con la rimozione della nostra memoria storica e artistica». «Laura Boldrini come l’Isis: vuole sfregiare l’obelisco al Foro Italico cancellando la scritta ‘Mussolini DVX’». È stato questo il tweet di Casa Pound Italia prima dell’arrivo della precisazione.   

«Le osservazioni di Boldrini sono pertinenti e io le condivido. Ma ritengo sia giusto che su questo tema si rifletta bene senza prendere decisioni a caldo. Boldrini ha avuto il merito di aver posto il problema e per questo io la ringrazio: ora le propongo ufficialmente un convegno su questo alla Camera, magari da organizzare con la cooperazione del dipartimento culturale della Comunita’ ebraica». Cosi’ il presidente della Comunita’ ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, in merito al dibattito sulla cancellazione della scritta ‘Mussolini’ dall’obelisco del Foro italico. «Se ne discuta con architetti e storici- ha chiarito Pacifici- magari guardando alle esperienze simili all’estero, per capire se sia piu’ utile l’aspetto della conservazione architettonica, anche se questo comporterebbe il mantenimento della scritta Mussolini, oppure l’abbattimento, anche se poi questo potrebbe essere usato dai nostalgici per tirare fuori il fiato. Non è questo che mi spaventa, anzi, se questa fosse la loro reazione a me basterebbe per presentarmi personalmente con la ruspa. Credo- ha concluso Pacifici- che il mantenimento dell’obelisco di Mussolini, in questi anni, sia dovuto solo a motivi di valorizzazione architettonica. Ma per un turista abituato a pensare che i simboli delle tirannie vengono abbattuti la cosa è strana».  

«Giù le mani dall’obelisco del Foro Italico. La Boldrini pensi magari ai problemi degli italiani più che ai monumenti di Roma nord». Lo scrivono in una nota Davide Bordoni, coordinatore romano Forza Italia e Vincenzo Leli, dirigente Forza Italia dal XV Municipio, commentando la proposta della Presidente della Camera Boldrini di «demolire» l’obelisco che caratterizza il Foro Italico e che ancora oggi riporta la scritta «Mussolini».     

«Tra le prerogative del presidente della Camera – proseguono – non c’è l’obbligo di decidere quali monumenti di Roma demolire e quali salvare. L’obelisco del Foro Italico è un pezzo di storia d’Italia, di Roma e in particolare di Roma Nord. Se dovessimo demolire tutti i monumenti fatti da imperatori, faraoni e dittatori bisognerebbe in pratica ridisegnare Roma intera. Come se in Francia dopo la rivoluzione i francesi avessero deciso di demolire tutti i palazzi e le opere d’arte fatte dalla monarchia. Sarebbe stata una cosa priva di senso». «La storia non si cancella. Il Foro Italico – aggiungono – è una culla dello sport capitolino da generazioni e generazioni. Un complesso da mantenere così com’è. Lungi da noi voler difendere il fascismo, ci mancherebbe altro, la nostra è una difesa della storia. L’obelisco deve restare così come è oggi. Francamente, cara Presidente Boldrini, di cose più importanti degne della sua attenzione e ne sono tante altre».