Vsv Vetera Nova

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a cura della Redazione di AT
(13/09/2015) – Lungo la rue Pierre, a Blois, in Francia, un edificio della metà del ‘500 riporta una curiosa iscrizione latina: VSV VETERA NOVA. Di questo motto non sembra vi sia traccia nelle fonti latine. Un detto ‘originale’ – si direbbe – eppure: niente di più ‘originario’, così come lo stesso concetto che vuole tramandare.
L’iscrizione è incisa sull’architrave di un portone antico incastonato in un edificio più recente: usandolo, l’architetto, ne fece qualcosa di nuovo. Secoli dopo, prima metà del ‘900 due uomini particolari indicano e commentano l’altrettanto particolare iscrizione. Si chiamano reciprocamente Monsieur et ami: sono Guido de Giorgio e René Guénon.
Così l’«iniziato selvaggio» ricorderà l’episodio al momento del commiato dell’amico francese: «Réne Guénon ci fece leggere e interpretare questo motto che ci mostrò su una vecchia casa di Blois, dove fummo insieme a lui diversi anni fa».

E, commentandolo, avrebbe scritto: «tutto quel che c’è di nuovo in quel ch’è vecchio e tutto quel che c’è di vecchio in quel ch’è nuovo, perché è il nuovo che fa il vecchio ed il vecchio che fa il nuovo, è la cerca che ritrova nell’antico il nuovo e nel nuovo l’antico, Vsu Vetera Nova».Il brocardo sarà ripreso anche nella sua opera – attualmente l’unica di ampio respiro – pubblicata postuma, La Tradizione Romana.

L’Italia è un «istmo sacro» nel Mediterraneo dal carattere bifaciale, richiamante il simbolo di Giano bifronte, «che guarda all’Est e all’Ovest come apertura e chiusura di ciclo», essendo «Postvorta e Antevorta sul passato e sul futuro onde Vetera usu Nova». Saturnia tellus, dove l’antico – Enea – trovò il nuovo – Romolo – nell’atto della fondazione. I moderni sentono la smania dell’originalità e dimenticano l’essenza della novità: è l’antico che fa il nuovo. La vera rivoluzione sta nel tornare alle origini, come il moto annuo del Sole ricorda. Bisogna rifarsi alle origini, e quindi ai Principi, per dare vita e creare forme nuove. Nulla di più vicino ai Princìpi – eterni e al di là dello spazio e del tempo – sono le forme antiche, essendo il tempo dotato di qualità: “usandole” si trasformano nel nuovo, solamente, però, nel momento in cui se ne coglie l’espressione viva dei Princìpi. L’”uso”, secondo i nuovi tempi e i nuovi spazi, ne fa qualcosa di nuovo. Usare il nuovo lo rende vecchio – Riforma -, l’uso del vecchio, invece, lo fa nuovo – Rivoluzione. La fondazione è un atto rivoluzionario, quando torna alle origini: VSV VETERA NOVA