L’Anticristo siederà presto nel Tempio di Gerusalemme?

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Da qualche tempo presso il Monte del Tempio, noto anche come “Spianata delle Moschee”, a Gerusalemme, sono ripresi e proseguono scontri ed incidenti fra palestinesi e polizia israeliana.
Provocazioni ed irruzioni da parte di coloni e ben precisi nuclei di attivisti ebrei, coperti dalla polizia locale (che come di consueto non si risparmia, usando granate, proiettili di gomma, gas lacrimogeni e quant’altro), hanno generato la reazione di diversi gruppi palestinesi che stanno cercando, “armati” soprattutto dei consueti mezzi di fortuna (pietre, bastoni, o solo le nude mani) e di tanta fede e volontà, di difendere la celebre moschea di al-Aqsa, anche asserragliandosi all’interno di essa.
Anche in questo caso, dietro questa nuova escalation di incursioni, violenze e provocazioni, di cui ovviamente i mezzi d’informazione danno le consuete versioni “di regime”, si nasconde qualcosa di ben preciso e anche di inquietante. Infatti, da diversi anni sta crescendo esponenzialmente l’attività di organizzazioni ebraiche (ampiamente finanziate dalla municipalità di Gerusalemme e da vari ministeri di Stato) che si ricollegano al cd. “attivismo del Tempio”, il cui obiettivo finale è porre le condizioni per la costruzione del cd. Terzo Tempio ebraico, profetizzato da Ezechiele, proprio sul luogo dover sorgono attualmente la moschea di al-Aqsa e la Cupola della Roccia, edifici sacri della Tradizione Islamica, che dovrebbero essere pertanto distrutti.
Come spiegato nell’articolo che segue, in molti temono che le incursioni e le provocazioni di matrice ebraica siano finalizzate ad ingenerare reazioni da parte palestinese, che rappresenterebbero a loro volta il “casus” che giustificherebbe l’emissione di provvedimenti ad hoc da parte delle autorità israeliane (modifiche dello status giuridico dell’area, emissioni di ordini di allontanamento contro i componenti dei presidi palestinesi sulla Spianata, ecc.) che sarebbero prodromici a successivi passi ben più “invasivi”.
È importante ricordare che secondo alcune interpretazioni di ambito cristiano di ben precisi passi delle Sacre Scritture, il Terzo Tempio di Gerusalemme potrebbe essere quello su cui siederà l’Anticristo, falsa incarnazione del Messia: Daniele (11) descrivendo le azioni di un re “spregevole”, presumibilmente l’Anticristo, rivela che “al tempo della fine”, tra le altre cose, egli “pianterà le tende del suo palazzo fra i mari ed il glorioso Monte Santo; poi giungerà alla sua fine, e nessuno gli darà aiuto”(11:45). Matteo (24:15), rifacendosi esplicitamente al profeta Daniele, parla dell’ “abominio della desolazione” che starà nel “luogo santo”. San Paolo (seconda lettera ai Tessalonicesi, 2:3-4) parla del tempo dell’“apostasia” in cui “l’uomo iniquo”, “il figlio della perdizione”, additerà sé stesso come Dio, innalzandosi al di sopra di chiunque altro, ed arriverà a “sedere nel tempio di Dio”.
Ricordiamo che il Primo Tempio (detto anche“di Salomone”), edificato intorno all’826 a.C., che secondo la tradizione custodiva la celeberrima Arca dell’Alleanza ed il miracoloso bastone di Aronne, fu distrutto dai babilonesi di Nabucodonosor II nel 586 a.C.. Dopo il periodo della cd. “cattività babilonese”, fu costruito intorno al 515 a.C. il Secondo Tempio (di cui il successivo Tempio di Erode fu un ampliamento), distrutto poi nel 70 d.C. dai Romani (di quest’ultimo rimane oggi il muro occidentale, il famoso “muro del pianto”).
L’Istituto del Tempio, l’organizzazione di punta dell’intero movimento ebraico per l’edificazione del nuovo tempio, ha già formulato progetti dettagliati e fornisce aggiornamenti periodici circa le varie attività “preparatorie”.
Le informazioni che sono state rese note finora descrivono un quadro impressionante. Qualche esempio: nella scorsa primavera è stato completato l’altare per il futuro Tempio (riprodotto in modo identico, per misure e caratteristiche, a quello che esisteva al tempo di Gesù), per opera del celebre architetto Shmuel Balzam che si sta occupando anche di elaborare i piani progettuali del Santuario. I migliori orafi d’Israele stanno inoltre riproducendo copie fedelissime degli arredi e degli attrezzi sacri d’epoca (palette, bacini, trombe, corone, coppe, incensieri, candelabri, ecc.); si stanno preparando abiti ed ornamenti fedeli alla tradizione; nel 2013 è sorto il “Comitato per il Velo”, cioè una squadra di donne ebree che stanno tessendo il velo che adornerà il Tempio. Sono stati poi portati avanti studi approfonditi per replicare con estrema esattezza i riti sacri degli antenati, e, udite udite, sembra che grazie a sofisticatissimi studi sul DNA, gli scienziati ebraici al servizio della causa siano riusciti a rintracciare la discendenza maschile di Aronne, in modo da individuare gli unici uomini in grado di poter esercitare la funzione sacerdotale, nonché a far rinascere già nel 2002 il famoso “vitello rosso”, usato nell’antichità per la produzione della cd. “acqua di purificazione” per i riti (come prescritto nel capitolo 19 del libro dei Numeri) e ritenuto adatto per il servizio nel Terzo Tempio: la sua ricomparsa dopo secoli e secoli (difficilmente pensare che non sia stata in qualche modo “indotta”), secondo la tradizione ebraica, viene considerata un segno anticipatorio della prossima venuta del Messia …
Alla faccia di un certo razzismo biologico e delle manipolazioni biogenetiche …
Insomma, siamo sempre più addentrati nei Tempi Ultimi, e ogni più piccolo dettaglio, se adeguatamente interpretato, ci rivela verità sempre più inquietanti …

(infopal.it) – Negli ultimi tre giorni, i palestinesi sono stati attaccati ferocemente mentre cercavano, a mani nude, con bastoni e pietre, di scoraggiare e prevenire i ripetuti assalti violenti da parte delle forze di occupazione israeliane nella Spianata della moschea di al-Aqsa a Gerusalemme.

La violenza è rappresentata da gruppi supportati da israele, che determinati a sostituire la Moschea con un tempio ebraico, stanno affermando la loro presenza sempre più aggressiva.foto1

Ma’an News Agency ha riferito che decine di palestinesi sono stati feriti dalle forze israeliane che hanno sparato granate assordanti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma sui fedeli.

L’attivista Khadija Khuwais ha riferito all’agenzia di stampa locale Q Press che lunedì le forze israeliane hanno espulso con violenza i palestinesi dall’ingresso Bab al-Silsila della Spianata, a Gerusalemme Est occupata.

Il video prodotto da Q Press, mostra i violenti attacchi da parte delle forze israeliane contro i giornalisti e gli altri civili, nonché il lancio di granate stordenti all’interno degli spazi della Moschea.

Mercoledì, gli scontri tra giovani palestinesi e le forze israeliane si sono diffusi in altre zone di Gerusalemme occupata.

I palestinesi hanno pubblicato molte immagini e video delle violenze sui social media.

foto 2I Piani del tempio ebraico   
Le incursioni israeliane sempre più violente in uno dei luoghi santi più venerati per i musulmani, hanno accompagnato l’aumento negli ultimi anni dei gruppi del cosiddetto “attivismo del Tempio”.

Si tratta di organizzazioni il cui obiettivo finale chiaramente è la costruzione di un “Terzo Tempio” ebraico in sostituzione delle strutture attualmente esistenti e che costituiscono al-Aqsa.

Un rapporto 2013 dall’istituto di ricerca israeliana Ir Amin ha osservato che “la Municipalità di Gerusalemme e di altri ministeri finanziano e sostengono diverse organizzazioni di attivisti guidati dalla missione di ricostruire il tempio”.

L’Istituto del Tempio, l’organizzazione estremista leader del suo genere, ha già formulato progetti dettagliati per il nuovo tempio ebraico.

Una figura di spicco del “Movimento del Tempio” è Yehuda Glick, un colono americano che è stato colpito e ferito da un uomo armato non identificato dopo che lo scorso ottobre aveva partecipato alla conferenza “Il ritorno del popolo ebraico al Monte del Tempio.” Dopo la sparatoria, le forze israeliane, senza nessuna prova, hanno arrestato Mutaz Hijazi, un palestinese di 32 anni.

L’ultima violenza è stata provocata Domenica dall’ingresso di estremisti ebrei nella spianata, tra i quali il ministro dell’agricoltura israeliano Uri Ariel.

Ariel è una figura di spicco tra i coloni israeliani, nel 2013 ha lanciato un appello per la costruzione di un tempio ebraico nella spianata di al-Aqsa, nota agli ebrei come “Monte del Tempio”.Palestinian women take cover as Israeli police used stun grenades to disperse a crowd in Jerusalem's Old City

“Abbiamo costruito molti piccoli, tempietti”, ha detto Ariel, “ma abbiamo bisogno di costruire un vero e proprio tempio sul Monte del Tempio”.

Molti palestinesi temono che le incursioni siano finalizzate, in via preliminare, a cambiare lo status quo permanente della moschea. Già in passato, le forze di occupazione israeliane hanno precluso l’ingresso alla moschea ai fedeli musulmani durante le festività ebraiche – Israele sta caratterizzando l’inizio del nuovo anno ebraico.

Gli ultimi assalti sono in atto mentre musulmani di tutto il mondo si preparano per il pellegrinaggio annuale alla Mecca.

Una tattica che Israele ha utilizzato frequentemente per agevolare le incursioni è quella di emettere ordini di allontanamento contro volontari palestinesi, conosciuti come murabitoun, il cui obiettivo è quello di mantenere una presenza costante nella Spianata.

In molti temono che il prossimo passo potrebbe essere una partizione fisica della Spianata tra ebrei e musulmani, seguendo il modello che Israele ha imposto alla moschea Ibrahimi a Hebron dopo il massacro del 1994, a opera di un colono ebreo nato negli Usa, di 29 uomini e ragazzi palestinesi che stavano effettuando le preghiere del Ramadan.

Pericoloso precedente

C’è un precedente recente della distruzione di un luogo sacro da parte di gruppi religiosi sostenuti da altri, con conseguenze geopolitiche catastrofiche.

Nel 1992 in India, i nazionalisti indù distrussero la moschea Babri Masjid di 400 anni nella città settentrionale di Ayodhya, perché a loro avviso era stata costruita sulle rovine di un tempio che segnava il luogo di nascita del loro Dio Lord Ram.

La violenza provocò la morte di migliaia di persone, aggravando il settarismo e il comunitarismo in India.

La distruzione della moschea di Babri offre un avvertimento inquietante su ciò che potrebbe accadere se i nazionalisti ebrei-israeliani protetti dal governo cercassero di esaudire il loro desiderio di sostituire al-Aqsa con un tempio ebraico.

La violenza che provocherebbe avrebbe conseguenze globali e probabilmente un bagno di sangue che in confronto quello indiano potrebbe sembrare pallido.

Inazione internazionale       
Vista la posta in gioco, il disinteresse internazionale di quello che Israele sta facendo a Gerusalemme è allarmante.

Israele sta testando i limiti di ciò che può fare impunemente.

L’anno scorso, per esempio, durante il suo assalto di 51 giorni, Israele ha distrutto la moschea Omari di Gaza, una delle più antiche in Palestina, senza alcuna reazione internazionale.

Jordan, che mantiene un ruolo nominale nella gestione di al-Aqsa dal trattato di pace del1994 con Israele, ha avvertito che le azioni di Israele, se non si fermato, influenzeranno i legami tra i due paesi.

Ma tali avvertimenti in passato non hanno dato luogo a azioni significative da parte del regno, che mantiene stretti legami con lo stato ebraico auto-dichiarato.

L’UE ha rilasciato una delle sue tipiche dichiarazioni deboli, vacillante nell’indicare come causa della crisi la responsabilità primaria di Israele come potenza occupante.

Maja Kocijancic, portavoce della Commissione europea, martedì ha riferito ai media che “la violenza e l’escalation [nel sito] costituiscono una provocazione e una istigazione” a pochi giorni di importanti feste ebraiche e musulmane.”E’ fondamentale che tutte le parti dimostrino calma e moderazione e il pieno rispetto per lo status quo dei luoghi santi”, ha concluso.

Il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente Nickolay Mladenov martedì ha messo in guardia il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, spiegando che gli eventi recenti hanno “il potenziale per innescare la violenza ben oltre le mura della Città Vecchia di Gerusalemme”.

Tuttavia anche lui ha sottolineato che “tutte le parti hanno la responsabilità di astenersi da azioni provocatorie e retoriche”, non riuscendo a richiamare la potenza occupante alle proprie responsabilità.

Il Dipartimento di Stato americano ha detto che è “profondamente preoccupato per le recenti violenze e crescenti tensioni”.

“Condanniamo con forza tutti gli atti di violenza”, ha detto il governo degli Stati Uniti. “E’assolutamente fondamentale che tutte le parti diano prova di moderazione, che si astengano da azioni provocatorie e retorica, e lascino inalterato lo status quo storico di Haram Al-Sharif / Monte del Tempio nelle parole e nella pratica”.

La frase “profondamente preoccupato” è una formula gli Stati Uniti utilizzano di routine per criticare le azioni di Israele, come l’espansione delle colonie sui territori palestinesi occupati. In ogni caso passato ha significato, in pratica, che gli Stati Uniti non fanno assolutamente nulla per trattenere le aggressioni israeliane che condannano.