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[Pillole cinematografiche] La burocrazia: un virus che uccide

Dodicesima puntata di “Pillole cinematografiche”, rubrica settimanale che raccoglie frammenti ritagliati dalle pellicole più disparate, le quali estraniate dal contesto, possano servire da spunto e riflessione per il nostro percorso militante.

La pillola di oggi è tratta dal film “The Terminal”, film del 2004, diretto da Steven Spielberg. La pillola di oggi ci rammenta l’importanza di concentrarci sul cuore delle persone piuttosto che fissarci in rigide forme nei labirinti  della burocrazia e del cinismo. 

In un profondo lavoro di autocritica ed osservazione, non bisogna diventare dei bigotti moralisti la cui azione e giudizio è fatta di regole e norme che appartengono ad un ambito esteriore e perciò transitorio, ma al contrario assumere una visione etica della vita. A volte bisogna glissare sulle regole, ignorare le cifre e concentrarsi sulle persone, sulla loro essenza più profonda. La crisi della società è il riflesso della crisi dell’uomo e gli uomini sono il fondamento della società.

La burocrazia a volte è un virus che uccide; è il vestito con cui i disonesti travestono le regole. Spesso basterebbe un leggero lenzuolo di lino, ma per approfittare loro impongono coperte, trapunte, piumoni, fino a che il sistema collassa. Esistono intere categorie di burocrati che, per giustificare la loro presenza, inventano procedure, regole, controlli, di modo che qualcuno possa sempre dire “abbiamo bisogno di loro”. Chi fa un uso smodato della burocrazia, con il tempo tende a diventare brutalmente “cinico”.

La scena tratta dal film “The Terminal” è a due temperature. Da una parte il calore e la comprensione di Viktor, dall’altro il freddo glaciale del controllore. Persino quando è in gioco la vita umana, di fronte alla supplica, la burocrazia non si scongela, figuriamoci nel cammino di tutti i giorni. Viktor si accorge solo dopo che il suo aiuto è diventato  simbolo di “integrità morale”. Soprattutto non si aspetta quell’abbraccio intriso di gratitudine, che di sicuro vale più del denaro.