In evidenza, Pillole Cinematografiche

[Pillole cinematografiche] Fratelli al fronte

Generale tedesco
Quattordicesima puntata di “Pillole cinematografiche”, rubrica settimanale che raccoglie spezzoni di film, i quali visti indipendentemente dal contenuto e dal messaggio della pellicola dal quale sono ritagliati, possono suggerire interessanti riflessioni riguardo l’azione dell’uomo contemporaneo, filtrata secondo un ottica tradizionale.
La pillola di oggi è tratta dalla decima puntata (Il nido delle aquile) della miniserie telesiva Band of Brothers – Fratelli al Fronte, diretta da Mikael Salomon nel 2001.
Nelle parole dell’ufficiale tedesco riecheggia quell’incredibile legame che sorge e si rafforza tra soldati e fratelli che nello stesso fronte di battaglia condividono le medesime difficoltà.
La lotta per l’Idea, in un patto di fedeltà e di solidarietà, distingue il  rapporto di fratellanza e di lotta da quello di un’amicizia ordinaria, borghese, quotidiana. Un rapporto leale di cameratismo, che non è sentimentalismo o semplice amicizia, ma solidarietà lucida e priva di interesse, quello per cui viene prima di tutto l’aiuto ed il sostegno al fratello ferito dalla sventura.
Il cameratismo è un legame che porta le persone a fondersi in una unica e sola fede, in un patto di eterna lealtà. Quelli che hanno combattuto si sono forgiati sul campo di battaglia assieme ad altri uomini offrendo tutto la loro gioventù, il loro sangue, la loro fede, il servizio comune, le stesse sofferenze. Il cameratismo è appunto quella forza che salda l’animo delle persone e le rende inossidabili.
Il camerata è la persona, il soldato, che combatte la stessa battaglia, che ha gli stessi fini. Il cameratismo che sorge in guerra ha elementi che sono forti come l’acciaio e questa saldatura non avrà mai fine. Solo la morte in battaglia può far finire questo legame, per rinsaldarlo a quello del ricordo perenne. Il soldato deve sentire in ogni gesto quello che il cuore gli evidenzia, un passaggio di lealtà e onore. 
La guerra va vissuta e vinta con onore e con determinazione. In guerra e nella vita sociale il camerata non può abbandonare il suo fratello, al quale lo vincola un patto di sangue e di onore. La guerra ha perlomeno questo vantaggio : ti fa vivere  – se vivi  – semplicemente  in compagnia di uomini che appaiono sotto il loro aspetto migliore, indotti all’altruismo, da uno scopo comune  che in altri momenti manca. La tragedia della guerra è che, venuta la pace, il senso di cameratismo  che ha generato non dura. E’ un incredibile paradosso che l’aiuto reciproco, il seme della solidarietà universale che dovrebbe rendere impossibile la guerra, fiorisca meglio nel terreno inzuppato di sangue.
Quando si va in guerra ci si deve mettere nella condizione che aiutare l’altro nella difficoltà possa essere solo un grande onore.  Ogni uomo solo è fragile e vulnerabile, ma se si unisce ad altri uomini sarà una forza molto resistente ad ogni tipo di azione avversa e distruttiva. 
Vittoria e sconfitta sono nelle mani del Signore, ma del tuo onore sei Signore e Re.

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